Toscana
Pesce dal Nord Europa spacciato per baccalà: due aziende nei guai
Un’enoteca di Lido inconsapevolmente comprava pietanze già pronte con un’etichetta sbagliata
LIDO. Veniva venduto come “baccalà estivo alle patate” in realtà era molva, un pesce utilizzato principalmente in Norvegia e nel Regno Unito, che spesso viene spacciato per il suo più pregiato parente, il baccalà appunto. L’etichetta aveva tratto in inganno anche il proprietario di un’enoteca a Lido di Camaiore che in buona fede lo serviva a cena. L’enoteca infatti non sapeva nulla della contraffazione e aveva esposto nel menù le porzioni preconfezionate di molva che avevano bisogno solo di essere scaldate al microonde.
Nei giorni scorsi i militari della Guardia costiera hanno ispezionato le cucine e le celle frigorifere di alcuni ristoranti e hotel della Versilia, poco prima dell'orario di apertura ai clienti. I report della Capitaneria sono sostanzialmente buoni: «la situazione riscontrata per quanto riguarda la tracciabilità e la conservazione dei prodotti ittici erano a posto», dicono i militari. Un’irregolarità è stata invece riscontrata proprio nell’enoteca di Lido di Camaiore che somministra cibi pronti, nel menù era riportata la dicitura "Baccalà con patate".
Da un controllo sulle etichette delle vaschette contenenti le porzioni è emerso che la dicitura "baccalà" era seguita da quella di "molva", specie di pesce simile al merluzzo da cui viene prodotto il baccalà ma di qualità - e valore commerciale - inferiore. Un po’ come il pangasio che viene spacciato per cernia.
Nel corso degli accertamenti sulla filiera del prodotto, la Guardia Costiera è quindi risalita a due ditte fornitrici che avevano etichettato in maniera errata il prodotto: le società di produzione, che risultano essere di Lucca, lavoravano e confezionavano consapevolmente il molva mettendoci un’etichetta che non era corrispondente al prodotto venduto.
La prima azienda, quella che lavorava i prodotti e metteva un nome sbagliato, è stata multata per 1166 euro, l’altra che ometteva altre informazioni utili per la corretta rintracciabilità del prodotto, ovvero la zona, gli attrezzi utilizzati per la cattura e nome scientifico. In questo caso la sanzione ammonta a 1500 euro. Non è stato emessa alcuna sanzione invece per il titolare dell'enoteca, in buona fede ed indotto in errore dalle errate etichette e dalle stesse fatture di acquisto, riportanti la dicitura “baccalà estivo con patate”. Così come in buona fede erano certamente i consumatori, convinti di mangiare e pagare dell'ottimo baccalà.
«Non c’è alcun problema per la salute dei clienti - dicono della Capitaneria - il molva è un pesce commestibile e legale ma costa molto meno: dato il suo sapore delicato viene consigliato nell’alimentazione dei bambini. Il problema era appunto la denominazione che deve essere corretta e riportare esattamente anche il nome scientifico dell’animale. Una volta sfilettato - dicono - è difficile distinguere le differenze. Le ditte fornitrici quando sono state rintracciate non hanno negato “lo scambio di pesce”».
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