Sicurezza
L’esperienza non insegna
L’esperto: «Anche qui servono fondi per i Comuni e verifiche sugli edifici»
PIETRASANTA. Nel 2014 la sola Stazzema, tra i sette comuni della Versilia, è passata da classificazione zona sismica 3 (possono verificarsi forti terremoti ma rari) a zona sismica 2 (possono verificarsi forti terremoti). In virtù del fatto - si legge nella relazione tecnica della Regione Toscana - che si tratta di uno dei comuni che presentano «importanti porzioni del territorio comunale (>40%) interessato da accelerazioni >0.15g (soglia di passaggio alla zona sismica 2, in cui il numero della popolazione residente e degli edifici presenti raggiunge percentuali non trascurabili (>30% del totale) ai fini dell’esposizione e quindi del rischio sismico».
L’Alta Versilia è da sempre l’area più soggetta a fenomeni sismici e ad ogni catastrofe nazionale il pensiero corre ai propri territori e allo stato degli edifici di un’Italia malmessa dal punto di vista degli adeguamenti salvavita. Adamo Barnardi ha momentaneamente appeso al chiodo la tuta d’ordinanza di responsabile della Protezione civile intercomunale, per vestire i panni del capo di gabinetto del sindaco di Pietrasanta, Massimo Mallegni. Cuore e testa, però, in questi giorni sono i paesi straziati dal sisma e ai tanti ex colleghi impegnati sul campo. Il “vizio” di parlare chiaro Bernardi non l’ha però appeso a nessun chiodo: «Volete sapere come stanno messe le scuole della Versilia sul fronte dell’adeguamento antisismico? Semplice: non sono edifici antisismici ma non sono neppure messe male».
Il cronista trattiene il fiato. E Bernardi prosegue: «La protezione totale l’avremo solo quando arriveranno i contributi dello Stato proprio per mettere a norma le scuole. Fino ad allora dobbiamo tutti fare i conti con risorse molto limitate». Per questo «sarebbe bene che la Versilia iniziasse a pensare ad Istituti scolastici riuniti negli edifici più nuovi, adeguati alla normativa anti terremoti». Il problema è che «pur essendo l’Italia un Paese a rischio sismico, i terremoti non capitano poi così spesso e finito tutto ce ne dimentichiamo».
Salvo poi attendere per annoi le inchieste della Procure che non sempre inchiodano alle responsabilità quel sistema pubblico che pretende di essere invincibile e intoccabile ma che la natura spazza via in una sola scossa.
Un po’ meglio va sul fronte delle abitazioni private: «Negli ultimi anni - continua Bernardi che fu a San Giuliano di Puglia con il compito di riavviare l’attività del Comune dopo il sisma - tutti gli edifici nuovi devono essere adeguati alla normativa anti sismica. Così come accade per quelli che vengono ampliati. Resta però il problema dei paesi, il cui patrimonio edilizio è vecchio». Non resta che rassegnarsi e prepararsi a scappare via al primo sussulto, dunque? No, e dalla Versilia che ha costruito un modello di Protezione civile, arriva qualche proposta. «Bisognerebbe fare in modo che ogni proprietario di fabbricato effettuasse almeno una verifica della staticità dell’immobile. Per valutare se ha necessità di interventi, anche minimi, di consolidamento. Che possono rivelarsi risolutivi».
Il modello che Bernardi ha in mente «potrebbe essere simile a quello della certificazione energetica obbligatoria. Prevedendo una sorta di “libretto” di ogni edificio che ne riporti la storia e lo stato». Una iniziativa «che potrebbe anche rilanciare un po’ l’economia nel settore dell’edilizia».
Ma se - fatti tutti gli scongiuri possibili - l’Alta Versilia si trovasse oggi ad affrontare un nuovo 1920, come se la caverebbe? «Decisamente meglio», è la risposta. «Anche se tanti ancora non si rendono conto dei comportamenti da tenere in caso di terremoto. Per questo sono fondamentali le esercitazioni che si tengono nelle scuole, negli uffici pubblici. La nonna che ha salvato i due bambini mettendoli sotto il letto è l’esempio di una persona che sapeva esattamente cosa doveva fare. Troppi, però, ancora imboccano le scale in presa al panico senza ricordare o sapere che quello è il primo crollo».
Anche per questo Adamo Bernardi ha voluto scrivere un vero e proprio manuale dell’emergenza, dedicato a tutti e consultabile sul sito della Protezione civile di Seravezza.
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