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Al Forte impazza le polemica su Focata e Sant’Ermete

Al Forte impazza le polemica su Focata e Sant’Ermete

FORTE DEI MARMI. Che Sant’Ermete sarebbe se, al Forte, oltre ai fuochi artificiali non ci fossero anche i fuochi virtuali delle polemiche? L’ultimo a entrare nel vortice è l’annuale corteo storico...

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FORTE DEI MARMI. Che Sant’Ermete sarebbe se, al Forte, oltre ai fuochi artificiali non ci fossero anche i fuochi virtuali delle polemiche? L’ultimo a entrare nel vortice è l’annuale corteo storico religioso che partendo l’antivigilia della festa patronale dal Municipio porta con devozione un simulacro contenente le reliquie di Sant’Ermete fino alla Chiesa a lui dedicata in via Provinciale. Con la reliquia poi viene impartita una benedizione dalla scalinata della chiesa all’intera città. Di storico ha ben poco, come testimoniano le radici cittadine poco più che centenarie, ma da qualche anno si è consolidata questa tradizione che con qualche costume mutuato dalle Contrade Palio, e qualche ospite, rende più attraente l’antivigilia, tanto più che il busto ligneo di Sant’Ermete (opera di un’artista russo) con la reliquia viene spesso trasportato a braccia dai bagnini.

A sollevare il venticello delle polemiche è l’ex assessore Vasco Franceschi che in questo contesto si è preoccupato di capire, complici le dizioni sul programma della festa, dove risiedano abitualmente le stesse reliquie: «Forse in municipio visto che partono da lì per la chiesa? O invece Sant’Ermete – rincara Franceschi - arriva in Comune col motocarro di Renato Binelli, ideatore del corteo? Dunque se la scenografia del 26 agosto deve essere questa – conclude - non sarebbe più giusto che la reliquia del Santo, magari il giorno prima, venisse portata in Municipio in forma solenne essendo questo il simbolo e il luogo della comunità e da lì portata in giro nel paese prima di tornare in chiesa?»

E c’è n’è pure per la Focata della vigilia (che a dire il vero e a detta di molti non è più quella di una volta e forse andrebbe virtualizzata o modificata). «La sua origine - secondo Franceschi - risale ai fuochi che dopo il 1777 venivano accesi sulla spiaggia davanti al Magazzino del ferro della Magona (i fuochi di S.Elmo che segnalavano la costa ai navigli, ndr) e non come scrive il Comune sulla pubblicistica indicandola come invece una tradizione del XIX secolo in cui si bruciavano legna e suppellettili per segnalare a chi stava sui monti che al Forte c’era la fiera. Ultimamente comunque la pira del patrono ha perso tutto il suo fascino: sia perché un tempo tutti partecipavano alla sua realizzazione e in particolare i bimbi e i personaggi del paese, da Lemba a Lepanto per citarne solo due, mentre oggi è tutto sterilizzato, con tavole tagliate di fino e messe con la ruspa che sembrano una tenda indiana. E a dargli fuoco non sono certo i petardi spontanei dei ragazzi ma il sindaco in giacca e con la fascia. Almeno ci mettessero un vecchio ombrellone e un remo, simboli del nostro turismo – conclude l’ex assessore - e non mi si venga a parlare di sicurezza e inquinamento, visto che tra la carenza della terza vasca del depuratore, sversamenti, il fosso Fiumetto e la circolazione automobilistica ne producono assai di più».(a.p.)

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