Il Tirreno

Versilia

Anche i sub in pineta a cercare l’arma del delitto

di Donatella Francesconi
Anche i sub in pineta a cercare l’arma del delitto

Ieri mattina il gip del Tribunale di Firenze ha confermato l’arresto del sospettato I sommozzatori dei carabinieri hanno scandagliato fossi e laghetto dei cigni

2 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Il Gip del Tribunale di Firenze ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere di Mostapha Essami, 36 anni, accusato di aver ucciso – la notte di Ferragosto, nella pineta di Ponente a Viareggio – il connazionale (sono entrambi cittadini marocchini) Mohamed Hamdi, 46 anni. Essami si è avvalso delle facoltà di non rispondere.

Nelle stesse ore della mattinata nella zona del laghetto dei cigni in pineta sono arrivati da Genova i subacquei dell’Arma dei carabinieri. Che hanno iniziato, in collaborazione con i colleghi del Nucleo investigativo di Lucca e della Compagnia di Viareggio, la ricerca del coltello che è stato piantato nel cuore di Hamdi, prima di essere gettato via nella fuga del suo aggressore. Ci sono testimoni – gli stessi che hanno dato l’allarme alle 3 di notte nella notte del dopo Ferragosto – in base alle cui dichiarazioni l’arma del delitto potrebbe essere stata gettata in uno dei due fossi che delimitano l’area in cui il dramma si è consumato.

Ancora una volta, ieri, mentre i militari erano al lavoro è andata in scena la pineta dei due volti. «Che fanno, papà?», chiede un bambino molto piccolo, a spasso sulla bicicletta del genitore. «Cercano l’arma del delitto», risponde l’uomo con il tono di ci sta dicendo che è pronto in tavola. La giostra dei bimbi suona la versione originale di “Fra Martino campanaro” che nel contesto sembra la giusta colonna di un rito funebre per l’uomo venuto da Prato a morire su una panchina della pineta dei giochi dei più piccoli.

I carabinieri si sono immersi, utilizzando il metal detector, sia nei due fossi che nel laghetto dei cigni. Tirando su un po’ di tutto: dai lucchetti delle biciclette che vengono rubate a ripetizione, a pezzi di materiali di ogni tipo. Sono tre anni che il laghetto dei cigni non viene svuotato e ripulito e forse questa era l’occasione giusta, invece di costringere i sommozzatori a passare ore tra acqua putrida (l’odore di fossi e laghetto è insopportabile) e melma. Tanti cittadini hanno domandato cosa stessa accadendo, preoccupati per il ripetersi di situazioni di violenza in città ed informati sul delitto che si era consumato in quei luoghi appena qualche giorno prima. Per futili motivi, come si scrive nei verbali di polizia. Per una donna, hanno ricostruito gli inquirenti, nel mondo violento di chi vive alla giornata, senza un tetto, senza una speranza di futuro, lontano da casa e senza nessuna prospettiva di ritorno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web