Proteste
La Versilia cambia età
Vacanze e svago sempre più a misura di over quaranta
di ADOLFO LIPPI
È caduta quest’anno in Versilia la dittatura dei giovani. Durava da più di cinquant’anni. Avevano imposto balli, canzoni, mode, cinema, dai rocchettari ai cyberpunk. Se avevi più di cinquant’anni non potevi mettere il naso in discoteca. In un paio di anni sono chiusi in Italia almeno duemila locali. L’adolescente con il pearcing all’ombelico, spocchioso e pasticcato, ha perduto il comando nei consumi. In una sola stagione hanno ri-trionfato in riviera Ornella Vanoni e Peppino di Capri, Bruno Vespa e Vittorio Sgarbi, la Santanchè è ormai un’icona, la Capannina ospita Valeria Marini, i ragazzi sono relegati in alcune mega-festone in spiaggia. Ma che si balla? Si ballano i motivi latino-americani anni ‘40. E che si beve? Vanno i “Negroni” (anni ‘30) e i mojto (anni Che Guevara) e a tavola comandano i vecchi grassi divorando tonnellate di spaghetti allo scoglio, le yogurterie stentano, mentre bande di minorenni alticci spaccano bottiglie al vialone ultima isola per gin, rum, vodka, birra al ricordo del film “Animal house”.
La più sexy delle stagione è stata una piacente e solare signora di Marina di Massa, che ha ricevuto un’ovazione nel concorso “pin-up” tenutosi a Villa Borbone, organizzava Giovanni Salmaso. La signora, in un eccitante burlesque ha stravinto. Ha 76 anni portati da Dio. Le altre concorrenti erano più o meno di quell’età e che gagliarde, che simpatia, che energia di vita! È stata la presa della Bastiglia della terza età.
Gherardo Guidi, proprietario della Capannina, della Bussola, di tant’altro, così scandisce i tempi: «Prima si ballavano il tango e il valzer con qualche mambo ripreso dal cinema. Cantavano Claudio Villa e Natalino Otto. Dopo vennero gli urlatori e cominciò il trionfo dei giovani, da Mina a Celentano a Lucio Battisti. Poi si giunse alla disco-music, via i cantanti e sotto con i colpi di batteria al fracasso». Che dura ai giorni nostri. Non c’era pane per gli anziani. Vi fu un film “La voglia matta” che descriveva Tognazzi smanioso dietro adolescenti viperine e smaliziate. Non c’era verso, Stefania Sandrelli magnifica mordeva al veleno un Gino Paoli tombeur de famme ma a lei completamente arreso. La sedicenne riempiva gli ospedali di infartuati, rammentiamo Isabella Ferrari ed Ambra. Non trovavi una donna di quarant’anni ai concerti di Vasco e di Zucchero; peggio per le praterie urlanti ai concerti di Madonna, i Who, i Led Zeppelin, David Bowie, i Duran Duran, i Genesis. Adesso i 2500 posti di villa Bertelli a Forte dei Marmi (il sindaco Umberto Buratti promette di ampliarli visto il successo) li riempiono famigliole di “commenda” che applaudono Patty Pravo o Gianna Nannini, ieri star del rock oggi pensionate di lusso che nemmeno viaggiano con le luci sataniche di Kanye West (quella che fulmina di lampade i concerti di Adele). Tutto deve essere rassicurante, tiepido, soft. I post-italiani come li definiva Edmondo Berselli (studioso di mode e capricci) hanno ormai istituzionalizzato ogni cosa: nemmeno i gay sono più estremi e quello che inventata le pittoresche feste a Torre del Lago ormai fa parte del gabinetto di Renzi a Palazzo Chigi. Per non parlare dei tatuaggi. Prima definivano le generazioni, ora le hanno alle caviglie e sulle natiche le nonne e chi ci fa caso? Basti dire che il più famoso travestito inglese, Grayson Perry, è stato onorificato a Buckingam Palace nientemeno dalla regina Elisabetta. Per dire che si potrebbe avere senatore al merito Renato Zero, che ai tempi di Bussoladomani venne accusato di diavolerie; e vi fu in consiglio comunale a Viareggio un’ampia discussione per l’incarico di direttore artistico al “Pucciniano” a Sylvano Bussotti (lo racconta in un sapido libro Niclo Vitelli) perché omosessuale dichiarato.
Alla Versiliana come a Villa Bertelli i giovani si son visti poco. Un po'di più li hanno accolti al Seven, l'Ostras e la riaperta Bussola (con quattromila presenza, mica male). Dove hanno sconfinato è nei festoni di Ferragosto. A Lido di Camaiore ha stratrionfato “Lido run&color”. A Viareggio furori per l’Oriental Experience organizzata da Brazebo e Beach Soccer. Però non sono stati eventi selettivi, c’erano fianco a fianco il culturista, il surfista, la bimba romantica e il revivalista anni ‘60. A teatro dice Massimiliano Simoni, direttore della Versiliana «abbiamo avuto un pubblico adulto. Sono andate strabene le serate per Shakespeare e i balletti da Bolle ai Carmina Burana. I ragazzi hanno avuto Alvaro Soler, una musica pulita. Per riavvicinare i giovani al teatro bisognerà educarli». E i capelli lunghi? E i falsetti che inorridivano gli italiani ai tempi dei Beatles? Quante generazioni hanno mutato pelle in Versilia... . Dai film “Il Sorpasso” a “Sapore di mare” dei Vanzina, i giornalisti e gli opinionisti venivano a guardare, in estate, l’impero della dittatura generazionale che componeva e scomponeva da Elvis Presley a Sophie Marceau, riti e passioni. Si osò perfino una bestemmia buttata lì da Leopoldo Mastelloni a “Bussola domani” di Roberto Brunetti durante un collegamento per “L’altra domenica” di Renzo Arbore e Gianni Minà. Si sospesero le dirette. Ora nemmeno si fanno più perché niente più fa tendenza. E lo scandalo Chet Baker? Quando i giardinetti e le pinete pullulano di pusher, quando la “roba” la si vende a cielo aperto, pare preistoria rammentare quello che avvenne nell’anno 1960 tra la pensione Villa Gemma di Marina di Pietrasanta e la Bussola di Bernardini, protagonista il trombettista bianco più famoso al mondo, quel Chet Baker la cui vita si contorceva, folle e fantastica, tra eroina e squilli magici, tra anfetamine e ricoveri mortali, per disintossicarsi. Baker fu tratto in arresto alla stazione Shell di San Concordio a Lucca. Era in cura (si fa per dire) dal dottor Lippi Francesconi che gli aveva somministrato del Palfium, ma era, come al solito, fuggito via e il 31 luglio lo aveva trascorso a caccia di “roba” tra il dottor Bechelli di Viareggio e altri amici fornitori abituali. Così l'agente Guglielmino lo mise in manette. C’erano su di lui storie di ricette rubate e accuse di drogato abituale. Dirà Guglielmino «Mi trovai davanti un fantasma». Lo portarono a San Giorgio. Ed anche il carcere divenne spettacolo. Ogni notte, con la luna calante sulle splendide mura lucchesi, si riunivano gli amici jazzisti del Quartetto di Lucca. Li raggiungeva Romano Mussolini. E assieme, Chet in cella e gli altri sulle mura, improvvisavano concerti.
Ecco com’erano i miti di allora. C’era arte e c’era sentimento e c’era tenerezza e c’era partecipazione. Quante canzoni sorsero i Versilia dal genio di Mogol-Battisti, di Gino Paoli, di Sergio Endrigo, di Fabrizio De Andrè? Ricorda Guidi: «Una sera Chet in Bussola smise di suonare, appoggiò la tromba e se ne andò. Perché il pubblico anziché ascoltarlo chiacchierava e rovinava con il brusio le sue note indimenticabili». Già cominciava a trionfare il cafone. Gino Paoli un’altra sera memorabile, sempre a causa dell’indifferenza, preso il microfono e rivolto al pubblico urlò «Siete tutti degli stronzi!». Il mondo, in Versilia, era davvero diviso in due. Ora è omologato ma non è detto che duri. Che tornerà a comandare le mode? La vitalità della Versilia ha radici forti.
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