Il Tirreno

Versilia

L’invito a Renzi: venga in via Ponchielli

di Donatella Francesconi
L’invito a Renzi: venga in via Ponchielli

Strage di Viareggio, Piagentini scrive al presidente

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VIAREGGIO. Un invito per il quale non è d’obbligo l’abito scuro e non c’è niente da portare, se non il proprio cuore aperto all’ascolto. «Presidente Renzi, venga in via Ponchielli», scrive Marco Piagentini a nome dei familiari delle vittime del disastro ferroviario - 29 giugno 2009, trentadue morti - oggi riuniti nell’associazione “Il mondo che vorrei”, presidente lo stesso Piagentini, vice presidente Daniela Rombi. Matteo Renzi sarà in Versilia nel tardo pomeriggio di oggi per un dibattito alla Versiliana di Marina di Pietrasanta. Piagentini ed i familiari non saranno fuori dal parco dell’incontro con manifesti e striscioni. Ma basterebbero le parole scritte da Marco, che nella tragedia ha perso la moglie Stefania Maccioni ed i piccoli Lorenzo e Luca, per dire sì a qualsiasi incontro con queste persone. «Il sole mi impedisce di essere presente», scrive Piagentini: «Ormai da sette anni l'estate non la posso vivere nemmeno insieme a Leonardo, l'unico figlio rimasto». Le conseguenze delle ustioni sul corpo di chi è arrivato alla fine del mondo ed è poi tornato sono una realtà quotidiana.

Incancellabile proprio come la memoria di quella notte di gas, fiamme, sangue, morte. Dalle cui viscere arriva l’invito rivolto al premier: «Venga a vedere con i suoi occhi la devastazione che hanno lasciato le fiamme in quei luoghi, venga in via Ponchielli a Viareggio, venga a visitare " La Casina dei Ricordi", venga a capire come l'incuria, la negligenza e l'imperizia dell'uomo hanno causato e possono ancora causare tanta sofferenza e distruzione».

Vedere, ricordare, capire. Per fare proprio l’obiettivo che i familiari delle vittime perseguono da anni, gli stessi anni di un processo iniziato nel novembre 2013 e che per lo stesso mese di quest’anno si prevede terminato. Ad un soffio dalla prescrizione (febbraio 2017) per i reati di incendio colposo e lesioni colpose. Che comunque saranno prescritti in appello. Così che sui corpi carbonizzati, come su quelli segnati dalle cicatrici delle ustioni sarà come se non fosse mai accaduto niente. «Noi la verità e la giustizia le stiamo aspettando in un’aula di Tribunale da sette anni (tra inchiesta e processo, ndr) e con la dignità che ci contraddistingue abbiamo sempre assistito alle oltre cento udienze», continua la lettera a Renzi: « La domanda che le rivolgiamo direttamente e alla quale non abbiamo avuto ancora risposta è sempre la stessa: "Dove la devono cercare i familiari delle vittime la verità, se non in un processo?"». Ed allora, presidente, «ricordi quella terribile notte. E si prenda un impegno vero, davanti alla terra devastata da una strage di innocenti. Trovi la modalità, tolga la prescrizione dal processo di Viareggio (le leggi sono fatte dagli uomini e gli uomini le possono modificare, se lo vogliono!). Tolga quella legge assurda che è solo un modo per nascondere la verità. Penso che come noi, lei non voglia un Paese fatto di sole regole formali, ma voglia un Paese che renda ai suoi cittadini la verità e la giustizia».

E se una volta terminato l’intervento in Versilia «vorrà incontrarci, troverà semplicemente delle mamme, dei papà, dei fratelli, delle sorelle e dei nonni che le vogliono raccontare ciò che forse fino ad oggi nessuno le ha mai detto». Quell’indicibile dolore che si rinnova da sette anni perché non ci sia mai più un’altro 29 giugno 2009.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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