Ammazzato per gelosia con una coltellata al petto
Mostapha Essami, 36 anni, è stato arrestato in una baracca a Campi Bisenzio Per i militari all’origine del dramma i rozzi apprezzamenti alla donna dell’omicida
LUCCA. Un delitto maturato nell’ambiente dei clochard. La droga stavolta non c’entra, l’alcol sì. Per i carabinieri la coltellata fatale sarebbe stata sferrata per colpa di un rozzo e pesante apprezzamento rivolto dalla vittima - Mohamed Hamdi, 46 anni - alla donna dell’amico barbone trasformatosi in assassino: Mostapha Essami, 36 anni, anche lui marocchino. La gelosia avrebbe obnubilato la mente, già poco lucida anche a causa delle troppe bevande alcoliche assunte la notte di Ferragosto, dell’extracomunitario clandestino e senza fissa dimora che colpisce il rivale senza pietà una sola volta. Ma alla scena assistono anche altri homeless nordafricani. Almeno una decina: alcuni identificati altri ancora da cercare. E con loro anche la compagna del senzatetto omicida: una moldava di 35 anni. Lei però si è chiusa in un silenzio assordante. Al momento non collabora, non racconta agli inquirenti la follia di quella notte.
Il fermo. I carabinieri del reparto investigativo di Lucca diretti dal maggiore Paolo Floris impiegano meno di cinque giorni per arrivare al presunto assassino che, almeno in quel momento, si trova in una baracca a Campi Bisenzio. Nei suoi confronti il sostituto procuratore Aldo Ingangi chiede e ottiene il fermo di indiziato di delitto con l’accusa di omicidio volontario aggravato dai futili motivi e Essami è associato al carcere di Sollicciano. All’inizio della settimana, forse già lunedì, verrà interrogato per rogatoria durante l’udienza di convalida del fermo dal giudice delle indagini preliminari di Firenze che, al termine, trasmetterà gli atti per competenza al gip del tribunale di Lucca. Essami non parla, ma per gli investigatori ci sono gravi indizi di colpevolezza e il reale pericolo di fuga che giustifica la detenzione. Perchè il marocchino è descritto come una persona aggressiva e che già in passato ha dato segnali d’instabilità rendendosi protagonista di risse e di atti di violenza arrivando a brandire colli rotti di bottiglia o pugnali di varie dimensioni. Comportamenti legati anche ad un uso frequente di alcolici e, in talune circostanze, di stupefacenti. Nel corso della perquisizione effettuata nella baracca in lamiera i militari sequestrano alcuni coltelli e dei vestiti. Materiali già inviati ai collegi del Ris di Roma per verificare la compatibilità di una delle lame sulla ferita mortale della vittima e tracce del dna (capelli, peli) di Hamdi sugli abiti del presunto assassino.
L’altra ordinanza. A rintracciare Essami sono stati i carabinieri della Compagnia di Signa che, tra l’altro, gli notificano un ordine di carcerazione emesso dal tribunale di Prato in relazione a una condanna di 45 giorni per un tentato furto commesso nel 2009 ai danni di un supermarket di Campi Bisenzio. Quindi, al di là della decisione del gip di Firenze, Mostapha Essami dovrà comunque espiare quella condanna nel penitenziario fiorentino. E nel frattempo la procura e i carabinieri potranno completare gli accertamenti necessari per fornire all’autorità giudiziaria un quadro probatorio dettagliato ed esaustivo che possa reggere in aula. Sull’extracomunitario inoltre pendono altri provvedimenti in relazione ai diversi precedenti di polizia che vanno dalla rissa all’oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale.
La notte del crimine. Dalle testimonianze raccolte è emersa sin dall’inizio una situazione decontestualizzata rispetto alla Pineta di Viareggio, ormai nota come luogo principe dello spaccio di stupefacenti in mano a un gruppo di magrebini. Il morto infatti non era una persona legata al mondo dello droga e non aveva alcun legame con la Versilia. Hamdi viveva a Prato con un fratello che non lo vedeva da 3-4 mesi e lo aveva sentito di recente soltanto al telefono. E proprio dal congiunto della vittima che i carabinieri iniziano a capire l’ambiente in cui è maturato il delitto. Quello dei disadattati, degli emarginati, dei mendicanti. Emerge che un gruppo di clochard originari del Marocco, tutti gravitanti nell’hinterland fiorentino, si recano 48-72 ore prima del delitto a Viareggio per trascorrere in spiaggia e in pineta il giorno di Ferragosto. E proprio quella notte in preda ai fumi dell’alcol scoppia la lite che degenera e provoca l’omicidio.
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