Sicurezza
Un super spot “regale” per Viareggio e la Versilia
Emanuele Filiberto promuove la sua linea di abbigliamento in vendita a settembre da Silvia Bini. «Questa città mi è sempre piaciuta»
VIAREGGIO. La musica, lo spettacolo, la moda e il cibo. Dentro e fuori i confini nazionali, «sognati per 32 anni della mia vita» racconta comodamente seduto in una delle salette dell’Hotel Principe di Piemonte. Avventure diverse che rispecchiano un carattere eclettico e vulcanico ma anche «un percorso coerente» spiega. Perché a muovere Emanuele Filiberto di Savoia è «l’amore per il mio Paese», dice. Per l’eccellenza italiana, dalla cultura, alla moda al cibo. Motivo, peraltro, del suo arrivo in città ieri mattina, tra amici - a cominciare da Alessandro Santini, ex presidente della Fondazione Carnevale molto legato alla famiglia Savoia - e affari. Infatti proprio a Viareggio, nella boutique di Silvia Bini in Passeggiata, sarà in vendita la sua linea di abbigliamento, Prince Tees. E per la città e la Versilia il suo arrivo è stato un super spot anzitutto in chiave turistica.
«Nella distribuzione della nostra linea di abbigliamento - spiega Emanuele Filiberto di Savoia - non cerchiamo la quantità ma la qualità. Ci mancava la Versilia. E Santini ci ha presentato forse l’unico grande bel negozio degno di avere le nostre t-shirt, quello di Silvia Bini in Passeggiata».
Che in effetti rappresenta l’eccellenza sul nostro territorio, con investimenti importanti fatti in Passeggiata. Ma visto che parliamo di capi di lusso, perché allora non avete pensato a Forte dei Marmi?
«Puntiamo molto sulla qualità, non solo del prodotto. E la scelta è legata al punto vendita. È Silvia Bini che non solo mi ha convinto ma che ha voluto la mia collezione e la ringrazio per questo. Poi, infondo, sono 8 chilometri di distanza. E comunque Viareggio mi è sempre piaciuta tanto, ho tanti amici qui in zona».
Guardando questo territorio da imprenditore, perché sceglierebbe di investire qui?
«Basta aprire gli occhi e guardare: il mare, le spiagge e anche una bella clientela. Ogni volta che vengo qui resto sempre molto impressionato dalla pulizia e dalla cortesia della gente. Ci sono belle spiagge, si mangia bene, è un luogo piacevole dove poter passare un periodo di vacanza. Io lo faccio sempre ogni anno».
E detto da lei che gira il mondo anche per affari è senza dubbio un bel complimento.
«Giro il mondo ma amo molto la mia Italia. Siamo molto fortunati, è un territorio bellissimo, un museo a cielo aperto, un cibo ottimo. Sono contento che il turismo sia tornato in questa nostra Italia con numeri importanti, in alcuni casi da record».
Nonostante quanto succede nel mondo e mi riferisco al terrorismo e, ad esempio, ai fatti di Nizza, quasi una gemella di Viareggio in Costa Azzurra. È preoccupato?
«Sono momenti difficili ma ce ne sono stati tanti nella storia del mondo. Non credo si debba limitarci a pensare a questo momento storico, anzi. È quello che loro vogliono. Noi dobbiamo rispondere in modo chiaro: non ci sconfiggeranno mai, abbiamo la nostra terra, le nostre tradizioni, la nostra Patria. Sono momenti tragici, i fatti di Nizza mi hanno colpito molto: ho due ragazzine che vivono in Francia, ma dobbiamo andare avanti. Noi vogliamo costruire, loro distruggere: vedremo tra cinque anni chi ci sarà ancora».
Negli ultimi anni nella sua vita da imprenditore c’è stata la moda ma non solo. Cosa sta pianificando ancora il vulcanico Emanuele Filiberto?
«In realtà il mio percorso è tutto abbastanza coerente. C’è sempre stato un filo conduttore che è l’amore per la mia Patria e il mio territorio, dalla cultura alle arti al cibo. Le mie magliette sono l’eccellenza dell’artigianato italiano. Ho creato anche una certificazione, Eccellenza Italiana. Anche perché il made in Italy non vuol dire più niente, siamo riusciti a rovinarlo con prodotti non italiani che nell’ultima catena di assemblaggio lo diventano. Ora dopo la moda sono approdato a un’altra eccellenza italiana con i food trucks che in America vendono ottimo cibo italiano».
Nel suo impegno per il suo Paese rientra o rientrerà ancora, anche la politica?
«No, credo che sia stato un errore. Oggi come oggi non credo nella politica, non ci credo più. Credo invece nei cittadini. Ero più giovane, non conoscevo il sistema quando mi sono candidato: ero animato dalla voglia di cambiare tutto. Certo, ho fatto una bellissima campagna elettorale, è stato un modo per scoprire il mio Paese i miei concittadini. Poi l’interesse per un certo tipo di politica è venuto meno. Credo che un sindaco, un assessore, una persona che lavora sul territorio sia molto più importante che un qualunque ministro. Credo molto nella politica vicina alla gente e devo dire che questo è ciò che ha fatto molto bene negli anni la Lega, un partito che veramente è andato al contatto con il cittadino, forse uno dei primi partiti a farlo davvero».
Restando in tema cosa pensa dell’Italia di Renzi?
«Il vero problema è che vogliamo tutti giudicare tutto in pochissimo tempo. Che cosa vuol dire giudicare un governo in 2-3 anni? Giudicare è una cosa da opposizione, troverò sempre qualche cosa da criticare al governo Renzi come lo trovavo nel governo Berlusconi come lo troverò nel governo che verrà. Ma questa non è una cosa che fa bene al Paese. Il governo Renzi è in un momento difficile, spero se la cavi e possa aiutare i cittadini italiani, non ha un lavoro facile non potrei giudicarlo non potrei fare il suo lavoro. Posso giudicare il mio di lavoro, come faccio le mie magliette. Però amo il mio Paese e credo che tutti dovrebbero amarlo di più. E io posso dare il mio contributo a livello umani. Mi occupo degli Ordini Dinastici di casa Savoia, facciamo molta beneficenza al nostro livello, cerchiamo di aiutare le popolazioni messe in ginocchio dalle catastrofi naturali. Di più non possiamo fare».
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