Il lutto
Così a Viareggio nacquero i bagni e il turismo balneare
Nel 1827 i primi due stabilimenti per uomini e donne e dal 1860 tutti gli altri, Nettuno e Balena in testa
di PAOLO FORNACIARI
Viareggio fu una delle prime città d’Italia, se non la prima in assoluto, che si impegnò a favorire e incoraggiare il turismo balneare. George Christoph Martini, nel suo “Viaggio in Toscana”, racconta che già nel 1745, durante i mesi invernali, molti cavalieri lucchesi si «portavano a Viareggio per godere l’aria fresca di mare», ma per parlare di turismo balneare bisognerà attendere l’Ottocento quando le nuove teorie mediche, mettendo in luce i benefici effetti terapeutici dell’aria marina e della pratica delle bagnature, fornirono il supporto scientifico per la valorizzazione dei luoghi di mare.
Uomini e donne separati. Dai documenti d’archivio si apprende che, nel febbraio del 1812, il Maire di Viareggio (l’allora Sindaco) scriveva al Ministro dell’interno dello Stato di Lucca per protestare contro una disposizione che proibiva la frequentazione della spiaggia perché il divieto «risulta odioso per i villeggianti e per la stagione balneare». Poi, nel luglio 1814, sempre il Maire scrive che «i villeggianti hanno fatto le solite bagnature». Un regolamento della polizia municipale del 1820 informa che durante i bagni di mare gli uomini dovevano essere separati dalle donne. Poi nel 1822 furono emanate precise norme che regolamentavano, in ossequio alla morale del tempo, l'attività balneare. Parte della spiaggia fu destinata per i bagni delle donne e quella adiacente al canale per gli uomini.
I primi bagni come in Francia. Dai documenti non è possibile rilevare l’esistenza di attrezzature adibite alle bagnature se non poche capanne di paglia e di falasco che servivano per offrire riparo dai raggi del sole. Poi, sorsero i primi stabilimenti balneari sull’esempio di quelli costruiti nel 1822 a Dieppe, in Francia. Infatti, nel maggio 1827 il Gonfaloniere di Viareggio, Alfonso Cittadella, chiese al Ministero dell’interno del Ducato di Lucca il permesso per la realizzazione di un vero e proprio stabilimento balneare affinché i bagnanti «possano ivi ritrovarvi dei comodi sufficienti onde, al coperto da sguardi altrui, liberamente si spoglino e si rivestano, con tutti quei riguardi che si devono alla decenza». Il Ministro si dichiarò favorevole perché, come scrisse nella risposta del 5 giugno, il progetto «potrebbe essere di profitto a codesta Città e al Ducato». Poi il 28 giugno il Duca Carlo Lodovico autorizzò a «far costruire lo stabilimento de'Bagni secondo il disegno esibito, a spese della Comunità», ordinando al Cassiere del Ducato di anticipare la somma di duecento scudi, da restituire da parte della Cassa comunale di Viareggio e concesse anche il permesso di tagliare cento piante della pineta per ricavare il legname necessario alla costruzione. Alcuni giorni dopo il Gonfalonire Alfonso Cittadella pubblicò la notifica che stabiliva che «il più sollecitamente possibile saranno posti in attività sulla spiaggia di Ponente due separati bagni di mare, uno destinato per le donne e l'altro per gli uomini».
Dieci soldi per un tuffo. Con lo stesso atto il Cittadella nominò una deputazione, composta da Giuseppe Moscheni, Francesco Pacini e Bonifazio Del Beccaro, incaricata di sovrintendere alla gestione dello stabilimento balneare e all’osservanza di un regolamento che fissava i criteri d’esercizio delle bagnature. Era previsto che i bagni aprissero alle 8 di mattina e chiudessero alle 13 per riaprire poi alle «3 pomeridiane e fino ad un quarto d’ora prima dell'Ave Maria». Per ogni bagnatura era stabilita una tassa di “soldi dieci” con la possibilità di abbonamenti, con la riduzione di un terzo dell'importo.
Nereo e Dori: palafitte in mare. Prima fu realizzato il bagno Nereo, per gli uomini, poi nel corso del mese di luglio il Dori, per le donne. Dal Registro di contabilità dei Bagni si rileva che lo stabilimento fu decorato dal pittore Giacomo Benedetti per un compenso di lire 20. Erano modeste costruzioni di legno su palafitte in mare, raggiungibili dalla spiaggia per mezzo di un lungo pontile. Il dott. Giuseppe Giannelli, ispettore sanitario del Ducato di Lucca e professore di Materia Medica al Liceo Universitario di Lucca, nel 1833 pubblicò il suo “Manuale per i bagni di mare”, un libricino di 200 pagine, oggi una rarità bibliografia. Il volumetto, che nel 1989 fu ristampato dalla Tipografia Biagini di Lucca in edizione anastatica, con prefazione di Carlo Gabrielli Rosi, risulta il primo trattato di talassoterapia pubblicato in Italia. Destinato, come il dott. Giannelli ha scritto, «a servire di guida non solo a coloro che dei bagni di mare si valgono per guarire di alcune malattie, ma anche a quei che vi ricorrono per rinforzare, come essi dicono, la salute».
Il Manuale per i bagni in mare. È articolato in due parti: la prima con notizie storiche sull’uso dei bagni di mare e una trattazione sulla composizione chimica dell’acqua marina e sugli effetti benefici delle bagnazioni sul corpo umano. La seconda parte è dedicata alla descrizione di Viareggio e dei suoi bagni, Il Nereo e il Dori. Nel “Manuale”, Viareggio è descritta come una «città nascente, molte delle cui abitazioni hanno per lo più forma regolare all'esterno, né mancano di quei comodi che oggi più che mai sono desiderati. Le sue strade, spaziose e rettilinee riescono piacevoli alla vista e lasciano nel tempo stesso che l'aria possa circolare liberamente con molto beneficio per la salute degli abitanti».
La Perla del Tirreno. La spiaggia di Viareggio é presentata come la più adatta alle bagnature: «Ha una conformazione per cui è possibile senza pericolo bagnarsi sicuri di non incontrare né vortici né bassifondi ed inoltre il movimento continuo dell'acqua deve farla apprezzare, perché si sa quanta parte esso abbia nel vantaggio che il bagno produce». Per tutto questo Viareggio è un centro marittimo «tra quelli che presentano maggiori vantaggi a coloro che vogliono usare dei bagni di mare».
Il turismo estivo, Alla fine di quella stagione estiva furono 1029 i frequentatori dei due bagni comunali, numero che andò aumentando negli anni che seguirono. Il turismo estivo fu presto uno dei poli trainanti dell'economia cittadina, determinando cambiamenti nel tessuto urbanistico del borgo: furono allargate le strade e abbellite le piazze, aumentarono le locande e gli alberghi e sorsero nuovi ed eleganti negozi. Di lì a poco anche l’attrezzatura di spiaggia fu migliorata esteticamente, le capanne di paglia, e anche il Nereo ed il Dori furono sostituiti dai grandi stabilimenti su palafitte che caratterizzarono Viareggio come uno dei principali centri estivi alla moda.
Il Nettuno, il Balena e gli altri. Nel 1860 fu costruito il bagno Felice Barsella, nel 1865 il Nettuno, poi seguirono l’Oceano, il Balena, il Quilghini e tutti gli altri. Questi stabilimenti balneari avevano la caratteristica di essere costruiti quasi completamente in mare. Inoltre, queste costruzioni erano veri e propri centri attrezzati per lo svago ed il divertimento dei turisti. Il Michetti, nella "Guida manuale di Viareggio" del 1893, così descrive il Nettuno e il Balena: «Il Nettuno è un’immensa e artistica mole di legno costruita tutta al disopra del mare. Si entra nel grande recinto e salita una brevissima scala, siamo sulla terrazza d’ingresso. Abbiamo davanti la gran sala da ballo sfarzosamente addobbata, a sinistra la sala del biliardo e a destra quella destinata ad uso di caffè e pasticceria. Entrati nella galleria più larga, ammiriamo dalle parti negozi bellissimi, ripieni di oggetti d'arte antica e moderna; poi oggetti d'oro, di argento e tutto quanto si può immaginare di bello, di elegante, di dilettevole e di curioso. Il Balena è pure un altro stabilimento bellissimo, costruito come il Nettuno al disopra dell’acqua. Anche qui non manca la bellissima sala pel ballo e quella ad uso di caffè, né mancano i bei negozi e tutto quanto è necessario e dilettevole. Ha dalle parti laterali due lunghe sfilate di camerini con tutte le comodità per il bagno; e sull'arena, davanti allo stabilimento stesso, ve ne ha gran numero di quelli adatti per le famiglie e i bambini».
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