Sicurezza
L’ira di viareggini e turisti «È l’ora di dire basta»
Costretti a convivere ogni giorno con chi spaccia e chi compra cocaina e hashish Nuovo Sos alle forze dell’ordine: «Bisogna sradicare tutto ciò una volta per tutte»
VIAREGGIO. Sconcerto e rabbia. Queste le sensazioni di chi ieri mattina, alla buon’ora, era già nella pineta di Ponente. Per portare a spasso i cani o per fare footing respirando aria buona. E che non vuole più convivere con la presenza diventata ormai quotidiana di spacciatori e dei loro clienti.
Tra i primi a farsi sentire un turista milanese, che viene in villeggiatura in città da tempo. «Sono aggiornato di quanto accade a Viareggio anche d’inverno: vengo sempre volentieri, perché mi trovo bene, anche se come tutti quelli che frequentano la pineta non posso far finta di nulla. La situazione è piuttosto chiara ed evidente: qui si spaccia, perché c’è una richiesta ben precisa da parte di molte persone». Sulla stessa linea d’onda Marco Sbrana. «La realtà è quella di una pineta dove alcuni personaggi poco raccomandabili sono diventati abitudinari. Questa è la realtà con la quale dobbiamo ormai convivere. Il fatto della notte scorsa è grave, perché si aggiunge ad una situazione già pesante». Gianna Moscadelli è una viareggina che è tornata a vivere in città dopo aver abitato fuori zona per un po’ di tempo. «Vorrei vedere in pineta polizia in bicicletta per poter avere più facilità nell’inseguire gli spacciatori che riescono a fuggire, quando vengono intercettati. Il lavoro delle forze dell’ordine è costante, però non sono riusciti fino ad oggi a risolvere il problema degli spacciatori in pineta».
Manuele Gori fa notare che come ci sono gli spacciatori, nello stesso tempo si vedono anche i clienti. «Si va dai giovani, a quelli più maturi, addirittura c'è chi si presenta con la valigetta sotto il braccio, velocemente prende la dose e se ne va». Paola Pardini è originaria di Lucca, ma è venuta a vivere a Viareggio. «Insieme alla mia amica passeggiamo spesso in pineta, però in determinati momenti non ci sentiamo sicure, ormai abbiamo una certa età. Ci sono alcuni ragazzi extracomunitari che ti seguono fino a casa, insistono certe volte, chiedono soldi. Ce ne sono altri che spacciano. Si radunano in diversi con le biciclette intorno ad un albero, poi li vedi muoversi in più direzioni, tutti i giorni è così, anche se ci sono delle persone non si fanno scrupoli». Angela Casentini, come l’amica, frequenta la pineta, specialmente in queste giornate d’estate. «Abbiamo appreso solo una volta arrivate qui quello che è accaduto la notte scorsa - dice - è un fatto gravissimo, ma è sempre una situazione a rischio questa della pineta. Ci sono ormai da anni questi personaggi che non fanno altro che vivere in questo modo».
Marco Federigi, turista di Prato, insieme alla moglie e al figlioletto sono davanti al laghetto dei cigni in bicicletta, poco distante dove è stato accoltellato mortalmente il 46enne marocchino. «Rispetto all’anno scorso mi sembrava che la situazione fosse leggermente migliorata - dice - anche se diversi giovani che spacciano li abbiamo notati anche noi, che con le biciclette si muovono in pineta. Purtroppo questo episodio deve far riflettere e non poco. Peccato perché questo parco naturale è una bellezza che in tanti invidiano a Viareggio. E se non fosse frequentato da questi personaggi sarebbe un posto d’incanto. Noi comunque veniamo sempre volentieri a Viareggio». Una signora viareggina che però preferisce non rivelare il suo nome non si scompone del definire la situazione in pineta «un casino». «Non riescono né la polizia, né i carabinieri a togliere dalla pineta gli spacciatori, ma la colpa è delle leggi italiane che non sono punitive nel modo giusto. Ed allora sono sempre qui a spacciare».
Su questo grave episodio interviene anche la senatrice del Pd, Manuela Granaiola. «La questione della sicurezza dipende in gran parte dalle risorse - dice - finanziarie, strumentali ed umane. È evidente che quelle disponibili per presidiare la città sono insufficienti. Il coinvolgimento dell’associazionismo civile rappresenta una risorsa in più, ma senza adeguate risorse economiche ed istituzionali sarà difficile contrastare ciò che ormai si presenta come una vera e propria emergenza per una città a vocazione turistica come la nostra. Dispiace che le numerose sollecitazioni da me fatte presso il ministero degli Interni abbiano fin qui prodotto scarsi risultati. Comprendo che le situazioni a rischio in Italia, oltre Viareggio siano molte. Sarebbe un peccato non intervenire adeguatamente prima che la situazione precipiti verso l’ingestibilità. L’ordine pubblico a Viareggio richiede fatti, bisogna che tutti i responsabili abbiano ben chiaro che ogni nuovo episodio di delinquenza infonde nei cittadini nuove paure e sfiducia nelle istituzioni, favorisce l’imbarbaramento delle relazioni sociali (i segni sono ben evidenti leggendo i post sui social network) e danneggiano economicamente la città rendendo ancora più difficile ogni concreto percorso di ripresa».
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