Attenzione
In città una guerra tra bande
Due omicidi in pochi mesi. Più una valanga di faccia a faccia violenti
VIAREGGIO. Pomeriggio di Ferragosto, pineta di Ponente, un fiume di bambini, genitori, nonni, biciclette, “grilli”. All’ingresso di viale Capponi, lato via Vespucci, due giovani nordafricani escono dal parco. Sono le 18 ed il flusso in entrata è ancora intenso. Il più alto dei due, canottiera nera ed un ciuffo di capelli dello stesso colore, lancia tra la folla - altezza volti - uno sputo grande quanto una pallina da ping pong. Basterebbe questo a raccontare cos’è oggi la presenza dei giovani e giovanissimi nordafricani in città e quanta rabbia si porta dietro.
A marzo un ventiseienne è morto in un lago di sangue sulla Passeggiata dei negozi e dei caffé. Da allora nella comunità magrebina è come se corresse corrente elettrica ad altissimo voltaggio.
Domenica sera, ancora sulla Passeggiata affollata del ponte di Ferragosto. Tre giovani attraversano a lunghe falcate piazza Pea sulla quale si affacciano due ristoranti, un fast food ed una rinomata gelateria. Spazio aperto, senza auto, dove anche i più piccoli possono sgambettare in libertà con monopattini o biciclettine. Sono da poco passate le 22,30 e la presenza dei tre giovani stranieri è come un vento che spazza via i presenti. «Dai, andiamocene» e «vieni via, dai» sono le frasi più gettonate, all’unisono, tra chi sta mangiano un gelato o solo guardando una vetrina.
Il più alto, che sembra essere il capo, mentre grida in arabo si sta spogliando. La direzione è la spiaggia, affollata di ragazzini con la prima birra, ed alzi la mano chi ha dimenticato la prima notte in riva al mare. Non serve il brevetto da investigatore per capire che i tre sono in cerca di guai: quelli che daranno ad altri e quelli che si procureranno. Mentre si incamminano tra gli ombrelloni continuano a discutere, ad alta voce, concitati. Poi iniziano a correre ed il cronista che li ha seguiti per un po’ sulla sabbia se li perde.
La notte di Ferragosto, la stessa in cui Mohamed Hamdi lascia la pelle su una panchina della pineta di Ponente, accoltellato, un suo connazionale si prende una bottigliata in un braccio all’ombra della Torre Matilde che lo costringe ad aver bisogno di cure mediche. Un’altra delle zone che con il suo canale, le sue barche, la pinetina e l’illuminazione scarsa è luogo di spaccio e ripetute risse.
In questi giorni di estate piena, la Procura di Lucca ha convalidato tutti gli arresti fatti dalle forze di polizia in Versilia. Un segnale diretto, concreto, del lavoro che è in corso sul territorio. Ma anche un filo che tiene insieme ogni singolo fatto e che disegna la misura di quanto sta accadendo. Un filo che possa trasformarsi in un’inchiesta vera, non solo sul singolo caso. Inchiesta che scavi nel mercato della droga a Viareggio e metta a nudo anche la rete che lo sostiene nella sua logistica, dall’alloggio all’assistenza legale.
Gli stessi nordafricani regolari a Viareggio, che costituiscono ancora una comunità numerosa, lo confermano: il tratto distintivo della nuovissima generazione di magrebini che arriva senza documenti, senza meta, senza un passato e senza un futuro, è la violenza. Non solo nelle liti che scoppiano improvvise tra di loro, colonna sonora lo scattare delle lame dei coltelli a serramanico e il frantumarsi dei colli di bottiglia, ma anche nei confronti delle vittime, per lo più derubate o rapinate.
«Ad aprile un magrebino mi minacciò con un coltello alle 20,30, davanti alla stazione», è una delle testimonianza che i commenti sui social alla notizia dell’omicidio in pineta porta a galla. «Ero andato a comprare le sigarette... Chiamai subito i carabinieri e la prontezza nell'entrare in auto e sgassare in retromarcia evitò il peggio... Quando andai a denunciare il fatto il personaggio era già stato rilasciato».
Ci sono state l’aggressione a scopo di rapina della giovanissima atleta del canottaggio, nel sottopasso della stazione, e l’uomo rapinato mentre era in auto - ancora davanti alla stazione - e stava facendo una telefonata. Ma anche il ferimento del giovane calciante del Calcio fiorentino (e ancora non sono stati trovati i responsabili) ed il tentato stupro ad una donna dentro la stazione. Che di notte rimane aperta come il Colosseo e non si capisce come nessuno pensi a chiuderla nelle ore in cui i treni non arrivano e non partono.
Senza dimenticare le risse che hanno attraversato il centro città, una a chiamare l’altra, da fine giugno. Armati di bastoni, catene, a rincorrersi, darsi la caccia, per darsele di santa ragione in pieno giorno come di notte, e regolare i conti sotto gli occhi atterriti di turisti e residenti, pronti a far vittime tra le stesse forze di polizia. Forti della rete di attività commerciali nate in centro, e non tutte sono innocue come può sembrare.
Perché il mondo dei giovani nordafricani che seguono la rotta che li porta a Viareggio (si dice da una stessa città del Marocco, quella che vide l’immigrazione della Lisca, e quasi tutti imparentati tra di loro) non ha la minima speranza di integrazione-lavoro-permesso di soggiorno. Servono soldi, tanti, maledetti e subito. E se c’è da far balenare la lama di un coltello per procurarseli è un gioco da ragazzi. Senza terra né legge.
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