Il Tirreno

Versilia

Botero e Vari: cara Pietrasanta non perdere la tua anima

di Domenico Lombardi
Fernando Botero e Sophia Vari nel giardino della loro casa in Versilia
◗
Fernando Botero e Sophia Vari nel giardino della loro casa in Versilia

I due artisti, ormai versiliesi d’adozione, raccontano il loro lungo e intenso rapporto con la città dove vivono e lavorano

5 MINUTI DI LETTURA





PIETRASANTA. Due grandi artisti internazionali che nella vita sono marito e moglie. Incontro Sophia Vari e Fernando Botero in piazza del Duomo, al tramonto, in una bella giornata d’inizio estate. Due artisti ai quali Pietrasanta è particolarmente legata e affezionata. I motivi sono tanti e importanti. Per la loro semplicità, per il loro modo garbato di immergersi tra i cittadini, per gli atti di amore che nel corso degli anni hanno, entrambi, espresso, per non dimenticare mai di valorizzare i nostri artigiani e per diffondere, in ogni occasione, attraverso le loro opere, la conoscenza di Pietrasanta nel mondo. È la prima intervista che concedono a due voci.

[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.13971021:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.13971021:1652262304/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Da quanti anni siete insieme?
Botero e Vari: «Da quarant’anni. Ci siamo conosciuti a Parigi durante una cena da amici comuni. Abbiamo cominciato a frequentarci e non ci siamo più lasciati».

Come avete conosciuto Pietrasanta?
Botero: «Nel 1983 insieme a Pierre Levai, direttore del Malborough Gallery di New York mi recai a Pietrasanta a rendere omaggio alla moglie di Jacques Lipchitz appena scomparso e a vedere le opere lasciate nel suo atelier. Avevo portato con me un piccolo gesso che volevo tradurre in bronzo. Fu la signora Lipchitz a consigliarmi Pietrasanta per le sue fonderie. Così visitai la Fonderia Mariani, lasciai il gesso e solo dopo alcuni mesi tornai a vedere il lavoro. Rimasi veramente soddisfatto dalla fusione: da allora è cominciato questo lungo rapporto con la città».
Vari: «Ho conosciuto Pietrasanta qualche anno dopo, nel 1986, insieme a Fernando. La bravura degli artigiani rende questo territorio un circuito ideale per la scultura. Ci siamo innamorati di questa realtà: da anni, ormai, abbiamo una casa tra gli ulivi».
Botero: «Quando sono arrivato c’era un piccolo e modesto albergo, qualche trattoria, le auto in piazza del Duomo, i laboratori nelle vie del centro. Qualcosa di molto diverso da oggi. Forse un’atmosfera più congeniale agli artisti, il fascino era allora molto forte. Negli anni abbiamo visto numerosi cambiamenti positivi e una cultura sempre più vivace per una città di queste dimensioni: mostre, concerti, iniziative letterarie, la Versiliana. Sono stati aperti alberghi e ristoranti, gallerie d'arte, alcune anche molto autorevoli. A noi manca un po’ la piccola bottega di alimentari, la panetteria con il profumo di pane fresco, il negozio di ferramenta. Per trovarli bisogna uscire dal centro. Credo che una particolare attenzione debba essere data alla vivibilità del luogo: è bello non vedere più le auto in centro, ma è altrettanto importante il decoro e la possibilità di parcheggio».
Vari: «Indubbiamente è una città carina di cui non dobbiamo perdere queste peculiarità».

Qual è la ricchezza culturale di Pietrasanta?
Botero: «Pietrasanta è una piccola realtà vicina a importati città d'arte come Firenze, Pisa, Lucca. Oltre il bel Duomo, il Museo dei Bozzetti, una struttura urbanistica piena di risorse, la sua ricchezza è l'apertura internazionale. Basti pensare agli scultori, ai pittori, agli architetti, i musicisti, i registi di varia nazionalità che qui fanno tappa fissa».

Esiste una comunità artistica a Pietrasanta?
Botero: «Oggi a Pietrasanta ci sono molti artisti ma ognuno va per la sua strada. Negli anni Ottanta era più palpabile il senso di comunità artistica».

Quali proposte farebbe per elevare ulteriormente il livello culturale della città?
Vari: «Nel corso degli anni la città ha proposto tanti eventi e attrazioni. Penso al complesso di Sant’Agostino con significative iniziative di pittura, scultura, musica e letteratura, al recupero di suggestivi spazi urbani, alle gallerie, alla buona gastronomia. Certamente è necessaria una grande attenzione all'organizzazione, alla vivibilità, alla sicurezza. Elementi, questi, imprescindibili».

Cosa pensate della realizzazione a Pietrasanta del Museo internazionale della Scultura?
Botero: «Per me è un grosso errore. Bisogna capire che un museo d’arte è una collezione di opere, non un luogo fisico fine a se stesso. È necessario riempirlo di opere significative, il che richiede un investimento economico piuttosto importante, personale qualificato, adeguata promozione. Pietrasanta ha già un bellissimo museo, unico al mondo. È il Museo dei Bozzetti, di valore incalcolabile sotto il profilo culturale. La testimonianza più diretta della qualità e quantità degli artisti che qui hanno lavorato. Va valorizzato il più possibile, inserendo anche nel circuito culturale ufficiale alcune gipsoteche di laboratori».

Pietrasanta e la Versilia cosa rappresentano per voi? Solo tranquillità e lavoro?
Vari: «C’è molto di più. La nostra famiglia con figli e nipoti ama Pietrasanta. Ha un forte fascino su di noi. Nel mese di luglio siamo tutti qui. È una tradizione, quasi una regola che si ripete da anni. Pietrasanta ha stregato anche molti dei nostri amici: chi l’ha conosciuta vuole tornare. Mi auguro che resti così, con il suo carattere semplice, familiare».

[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.13971025:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.13971025:1652262304/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

L’arte si declina, in primis, in scultura, pittura e disegno. In quale linguaggio vi esprimete meglio?
Botero: «Prediligo la pittura per il rapporto esclusivo che s'instaura. Nella scultura ci sono vari passaggi e figure che intervengono nelle fasi della realizzazione. A mio modo di vedere la pittura è più complessa della scultura che ha temi più limitati. Nella pittura c’è il soggetto, la tecnica, il colore, uno studio continuo».
Vari: «Io, invece, mi sento più vicina alla scultura. Ho iniziato molto giovane, in Grecia, In quel luogo è molto difficile non confrontarsi con la scultura. Ho appreso le diverse tecniche, inclusa quella della cera persa. Anche la scultura ha le sue difficoltà: occorre inquadrare la propria opera nello spazio, studiarne dimensioni ed espressione».

Cosa pensate dell’uso delle nuove tecnologie nella scultura?
Botero: «L’uso dei robot è terribile. Alla scultura bisogna dare anima. La sua realizzazione è partecipazione».
Quali consigli dareste ai giovani artisti?
Botero: «Studiare, leggere e lavorare molto. Soprattutto avere passione e motivazione. L’arte è un concetto, un’idea sulla natura. Se non c’è concetto stilistico non esiste arte».

Le Accademie d’Arte hanno ancora un senso?
Vari: «È importante l’esistenza della Accademie per la formazione di un artista, quanto meno sul piano culturale».

Quali progetti avete per il futuro?
Botero: «Un’antologica a Rotterdam, una a Hong Kong e una mostra in Cina particolarmente impegnativa».
Vari: «Sto lavorando a una monografica che riunisce pittura, acquerelli e scultura a Shanghai».
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web