Il Tirreno

Versilia

La piazza delle paure

di PAOLO FORNACIARI
La piazza delle paure

Viareggio, il fascismo e un monumento mai amato

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di PAOLO FORNACIARI

Quest’anno ricorre l’ottantesimo anniversario della morte di Lorenzo Viani, avvenuta ad Ostia il 2 novembre 1936, dove si trovava dai primi ottobre impegnato nella realizzazione di una serie di dipinti per la sale del collegio IV Novembre di quella città e che per l’inaugurazione era prevista la partecipazione di Benito Mussolini. Mentre il 3 luglio 1917 saranno novanta anni dall’inaugurazione del Monumento ai Caduti opera plastica di Domenico Rambelli che si avvalse dell’apporto ideologico dell’amico Lorenzo Viani. Appuntamenti questi che meritano di essere onorati e per questo intanto plaudiamo all’inizio del restauro, finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, testimoniato dai ponteggi che in questi giorni hanno ingabbiato l’importante opera riconosciuta dalla critica più qualificata un capolavoro dell’arte scultorea del Novecento nel tema della celebrazione dei caduti della prima guerra mondiale. Appuntamenti che possono essere idealmente anticipati ricordando la vicenda lunga e travagliata che vide impegnato Viani insieme allo scultore Domenico Rambelli nel progetto per la realizzazione del monumento ai Caduti. Il monumento, che rappresenta per il suo tempo un esempio di libertà artistica, «un’idea antiaccademica e antiretorica», frutto della stretta collaborazione fra i due artisti, assomma il primitivismo ideologico di Viani a quello plastico di Rambelli.

La vicenda ha inizio l’11 novembre 1918, quando fu firmato l’armistizio che pose fine alla Grande Guerra. Il popolo di Viareggio accolse la notizia riunito in piazza Garibaldi, dove fu deciso di far sorgere un monumento in onore e ricordo perenne dei viareggini che avevano combattuto ed erano morti “perché fosse celebrato il trionfo del Diritto sulla Forza”. Il primo luglio del 1921 il bando di concorso per l'erezione del Monumento fu diffuso in tutte le province italiane. Il bando stanziava per la realizzazione del Monumento la somma di lire 100.000 e stabiliva che i bozzetti partecipanti dovevano essere presentati entro il 15 settembre 1921. Dal 20 settembre al 9 ottobre, a Palazzo Paolina, furono esposti 45 bozzetti, contraddistinti come da regolamento da un motto, che furono giudicati da una commissione presieduta da Leonardo Bistolfi e composta da Lodovico Pagliaghi, Arturo Dazzi, Giuseppe Boni e Virgilio Bondois . L’esposizione, visitata da un numeroso pubblico ed illustri personalità, mise in evidenza che retorica monumentale e celebrativa e gusto eclettico abbondavano in tutte le opere caratterizzate da un assortito insieme di angeli dalle ali dispiegate, vittorie alate, ammucchiate di cadaveri e di corpi dilaniati, colonne, obelischi, epigrafi e rami di quercia. Il 10 ottobre 1922 la Commissione scelse tre opere: “I Galeottus”, di Lorenzo Viani e Domenico Rambelli, “Eroica” del torinese Arturo Stagliano e “Perché viva la Patria oggi si muore” del lucchese Umberto Pinzauti, che furono rinviate ad un giudizio di secondo grado, dove l'opera di Viani e Rambelli fu unanimemente giudicata “di gran lunga la più originale”. “I Galeottus” fu scelto fra i tre, ma gli autori furono invitati ad un terzo ed ultimo esame. Il 30 settembre 1923, la Giuria giudicò l'opera degna d'esser realizzata. La vicenda, però, non fu senza intralci. Già durante l'esposizione dei bozzetti si manifestarono forti ostilità nei confronti dei due artisti. Umberto Sisco scrisse al presidente dell’Associazione Combattenti di Viareggio: «Stamani sono stato insultato perché come combattente ho lasciato che fra i bozzetti prescelti ci sia quello del Viani. La informo che se quel bozzetto fosse il prescelto Viareggio non avrà mai un monumento ai Caduti. Prima che sorga lo spezzeremo». Ezio Tabarelli, scultore con due bozzeti dal motto “Timavo” scrisse a Michelangelo Chiapparini, presidente del Comitato per il Monumento ai Caduti, per protestare anche a nome della cittadinanza viareggina, bollando il bozzetto “i Galeottus” con «Fa schifo».

Comunque, col tempo, le critiche e le polemiche invece di acquietarsi, assunsero maggiori toni e a partecipare alla querelle fu anche Viani che, confidando nel giudizio dei giurati, consapevole dell’atteggiamento ostile nei confronti della loro opera, con fare spavaldo contrattaccava: «Chi del comitato non intende ora questa fiducia concederci, ha un solo dovere ed un solo diritto: dimettersi!». I toni eccessivamente alti di Viani portarono alle dimissioni di qualche membro del Comitato promotore e all'indignazione dei membri della Giuria, primo fra tutti Leonardo Bistolfi. Il 1 gennaio 1924, a Viani e Rambelli fu affidato l'incarico ufficiale di realizzare il Monumento che doveva essere pronto entro l'ottobre 1925. Ma si registrarono nuovi ritardi determinati anche dalla posizione di Viani e Rambelli, che dopo aver firmato il contratto che prevedeva, come da bando, la cifra di L. 100.000, chiesero di rivedere le clausole economiche del contratto. Dalla parte di Viani e Rambelli si schierò Leonardo Bistolfi, che in una lettera a Luigi Leonzi, sindaco di Viareggio: «È mio dovere confermare l’assoluta necessità di riconoscere come la somma stabilita dal bando non sia in alcun modo sufficiente all’importanza del lavoro compiuto e da compiersi». E Luigi Leonzi, con deliberazione del 28 settembre 1926 approvò la variazione dell’importo, stabilendo il prezzo di L. 260.000 per la realizzazione dell’opera, restando a carico dell’Amministrazione comunale solo le spese della cerimonia inaugurale.

Finalmente il Monumento, dopo due rinvii, fu inaugurato il 3 luglio 1927. Ma non mancarono critiche e proteste. Il “Brivido bellico”, settimanale fiorentino, il 17 luglio commentò la cerimonia di inaugurazione del Monumento riferendo che innumerevoli commenti e frizzi erano scaturiti dalla ingenuità popolare, fra questi: «Poiché il Seminatore corre difilato con l’oro verso la sede della banca Jacoperri, oggi fallita, l’uomo in ginocchio tende le mani supplichevoli per ammonirlo: Non andare da Jacopetti se il tuo denaro ti preme: Per fortuna il seminatore fa l’atto di andare, ma non si muove».

Negli anni che seguirono, la piazza e il Monumento, eretto a “onore e ricordo dei Caduti”, furono disertati per le onoranze ai Caduti. Tutto questo fece sì che nel 1940, a quattro anni dalla morte di Lorenzo Viani, sulla scia della campagna di raccolta del materiale per l'industria bellica si pensò di chiudere la questione destinando il bronzo per la realizzazione di nuove armi. La demolizione fu motivata con una lunga ed interessante relazione dove si legge: “Quando i bimbi di questa città imbizziscono e le madri non hanno modo con le blandizie e con i castighi di farli acquietare, vi è solo una minaccia che valga a farli tacere: se non la smetti ti porto in piazza delle paure ... Tutto è dovuto al monumento che al centro di essa sorge e che incombe come un'oppressione o come uno spavento». Fortunatamente, per sopraggiunte superiori disposizioni, non fu rimosso e Viareggio ha conservato un'opera d'arte anche se, ancora oggi, per molti che non conoscono quei fatti, la piazza Garibaldi è nota come “Piazza delle paure”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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