Gioco
Famiglia rapinata in spiaggia: figlio di tre anni sotto choc
Torre del Lago, la famiglia fiorentina racconta al “Tirreno” l’aggressione subita: strappati via catenina, macchina fotografica e borsa
TORRE DEL LAGO. Voleva solo fare un castello di sabbia, nel penultimo giorno di vacanza al mare, con il figlio di tre anni e la compagna, prima di rientrare a Firenze. Invece si è dovuto improvvisare combattente, con la forza ed il coraggio di chi difende la propria famiglia. Valerio Nardoni lo racconta «perché tutti sappiano cosa succede a Viareggio» e non è un bell’ascoltare. Sono le venti, circa, di sabato 6 agosto e la famiglia è ancora sulla spiaggia, centro metri di distanza dagli ombrelloni del rinomato bagno “Perla”. Papà Valerio, di professione traduttore, sta costruendo il castello con il figlio, mentre la mamma guarda le foto che sta scattando per fissare gli ultimi momenti della vacanza trascorsa, ospiti di amici. La famiglia, all’improvviso, viene avvicinata da tre uomini, nordafricani. Ed ecco il racconto di Nardoni: «Uno di loro mi chiede se ho una sigaretta, rispondo di no, ma in un secondo mi afferra la catenina al collo. Gli afferro il braccio e resisto, poi vedo gli altri due che si buttano sul bambino. Lascio d'istinto la presa: strappano la macchina fotografica di mano alla mia compagna e afferrano al volo una borsa coi documenti».
L’uomo si butta all’inseguimento. Nella borsa ci sono le chiavi dell’auto e non sono tempi, questi, da non provare a recuperarle. Valerio grida: «Non siamo ricchi. Lì dentro c’è tutto quello che abbiamo». I tre stranieri gli intimano di non avvicinarsi: «Frugano nella borsa, mentre io rimango a distanza e prendono tutto quello che trovano, telefono cellulare compreso. Poi me la tirano addosso, per fortuna con le chiavi dell’auto ancora all’interno». I tre stranieri «spariscono nella boscaglia».
Telefonata ai carabinieri: «Arriva una pattuglia velocemente. Mentre uscivo dalla spiaggia avevo notato delle tende con un gruppo di magrebini, tende piene di roba, si capiva che erano fisse. Lo dico ai carabinieri - continua le testimonianza di Nardoni - ed uno dei due militari mi accompagna, per riconoscere il mio aggressore. Erano tutti là. Appena ci vedono tutti scappano via. Il carabiniere mi fornisce la sintesi dell'evento: “Non devi venire in questa spiaggia la sera, specialmente con un figlio”». Il turista vittima della rapina - che gli ha lasciato un graffio sul collo ed un bambino che si sveglia di notte perché ha sognato - dice - «l’uomo cattivo» - precisa, nella lettera inviata, «di non voler fare polemica. Ma di raccontare un fatto». Conclusosi senza denuncia e con la sensazione di impotenza contro gli assalti in spiaggia, le aggressioni a scopo di rapina, le risse che scoppiano tra stazione e centro città, a Viareggio. Tutte vicende che agenti di polizia e militari dell’Arma vivono giorno dopo giorno, turno dopo turno, in una città che sembra il Vietnam del microcrimine da affrontare quasi a mani nude. Di fronte alla realtà dei fatti: ci sono luoghi apparentemente innocui che è invece meglio evitare.
«Una volta ringraziato il carabiniere», conclude il racconto Valerio Nardoni «la nostra richiesta all'amministrazione comunale sarebbe questa: potete scrivere bello grosso all'ingresso della spiaggia l’avviso di pericolo?». Pericolo che aumenta se si hanno bambini, visto come è andata.
Tra l’altro, nel tentare di riavere la scheda telefonica, il turista si è sentito spiegare che a Viareggio quelle Tim erano esaurite ovunque. «Sono andato a Lido di Camaiore la commessa mi ha detto che ne fa almeno sette o otto al giorno», perché sono circa dieci i telefoni cellulari rubati a Viareggio ogni giorno. «Buona estate a tutti», conclude Nardoni ormai rientrato a Firenze.
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