Il Tirreno

Versilia

Elezioni, un nuovo ricorso «Valido l’esito pasticciato»

di Donatella Francesconi
Elezioni, un nuovo ricorso «Valido l’esito pasticciato»

Gli avvocati Cerulli e Masi per cinque ex consiglieri comunali di Del Ghingaro Gli atti di Tomei e Zappelli alla sezione numero tre del Consiglio di Stato

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VIAREGGIO. «Il voto espresso dagli elettori deve essere comunque garantito, anche laddove, come spessissimo accade, si sia in presenza di verbalizzazioni incomplete, confuse, pasticciate». Un’intera legge, quella elettorale del 1960, spazzata via dalle argomentazioni degli avvocati Vincenzo Cerulli Irelli e Leonardo Masi che hanno presentato un altro ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar Toscana che ha annullato le elezioni amministrative 2015 a Viareggio. L’articolo 70 del Dpr 570/1960 dispone che «compiuto lo scrutinio, il presidente ne dichiara il risultato e lo certifica nel verbale», descrivendo uno scenario ben diverso dal pasticcio dei verbali viareggini delle sezioni sul cui esito Massimiliano Baldini, candidato a sindaco, ha presentato ricorso ottenendo ragione dal Tar.

Cerulli e Masi firmano il ricorso incidentale per conto dei consiglieri comunali Matteo Ricci, Riccardo Pieraccini, Paola Gifuni, Giampiero Ceccotti, Maria Stefania Carraresi. Cerulli è stato anche deputato, eletto nel 1996 tra i banchi del gruppo Popolari Democratici - L'Ulivo. Mentre Masi è avvocato di Giorgio Del Ghingaro che ha assistito nella vicenda che ha portato alla condanna dello stesso per danno erariale da parte della Corte dei Conti per i fatti relativa al periodo di mandato a Capannori, ma anche nell’opposizione al ricorso Baldini con una costituzione che il Tar ha però giudicato «tardiva» e non ha ammesso.

In realtà i due avvocati sembrano puntare il dito più sulla legge elettorale stessa che sulla vicenda delle elezioni annullate. Infatti, dopo aver argomentato che i verbali «pasticciati» debbano essere dati per buoni e dopo aver apparentemente argomentato a sostegno della stessa legge elettorale del 1960, però scrivono: «Tale analitica disciplina (Il Dpr570/1960) garantisce la correttezza delle operazioni del seggio. Tuttavia non può non evidenziarsi che nella prassi si riscontrano costantemente verbali confusi, mancanti di dati, oggetto di correzione, contenenti errori materiali. Circostanze queste dovute in parte alla fretta con la quale devono essere concluse le operazioni elettorali, in parte alla imperizia dei verbalizzatori, e così via». Insomma, il caos nelle elezioni italiane, degne di svolgersi sotto l’occhio attento di osservatori internazionali, se si pensa che ad argomentare in questo modo è un ex deputato della Repubblica.

Gli osservatori non ci sono e bene avrebbe fatto il Tar della Toscana, in questo quadro generale così fosco - questa la logica conseguenza del ragionamento Cerulli-Masi - a segnare un punto fermo che faccia riflettere per il futuro a chiunque volesse perpetrare l’andazzo magistralmente descritto dai due legali. Ed invece no: i giudici amministrativi toscani peccano di integralismo e neppure la scomparsa di 675 schede vidimate e non utilizzate nella sezione 2 convince Cerulli e Masi, i quali scrivono che «l'estensione dell'annullamento delle operazioni elettorali è senz'altro erronea».

È il terzo ricorso, dopo quello dei consiglieri comunale Gabriele Tomei e David Zappelli e a questo si somma l’intervento “ad adiuvandum” del presidente della Regione, Enrico Rossi. I primi due sono stati assegnati alla terza sezione del Consiglio di Stato, ma l’udienza - a ieri - non era ancora stata fissata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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