Gioco
Ordinaria follia alla stazione di Viareggio: tra i turisti in attesa furti, liti, elemosina
Alle 20,45 un uomo irrompe nel bar: «Mi hanno rubato i soldi, so chi è, se lo trovo l’ammazzo». E arriva la Volante
VIAREGGIO. Venerdì sera, prima settimana d’agosto, 20,45, Viareggio-stazione di Viareggio. Il numeroso popolo di piazza Dante si prepara ad entrare in azione. Il fine settimana richiede stupefacenti e in città non è niente che non si possa comprare e vendere. Seduti per terra - fuori della stazione o appoggiati ai palazzi di fronte, in attesa che cali la sera - i giovanissimi spacciatori nordafricani conoscono il tempo dell’attesa. Che può essere squarciato in una frazione di secondo.
«Rivoglio i miei soldi...Quel marocchino me l’ha rubati...Se lo trovo l’ammazzo...». L’uomo, un cittadino romeno con l’aria da boss, approda con tutto il suo peso sul bancone del bar della stazione dove il personale sta servendo la clientela. In fondo è venerdì e stanno per arrivare i treni da Roma e Milano. C’è folla di viaggiatori e parenti in attesa. «Chiama la polizia», risponde il barista sotto assedio. «Certo che la chiamo», assicura l’uomo sempre più agitato.
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La Volante arriva poco dopo. L’intervento tocca al commissariato della polizia di Stato che per questa sera opera nel centro città, mentre i carabinieri coprono la periferia. Il posto Polfer è già chiuso. E comunque la “coperta” della Ferroviaria è cortissimi, a Viareggio come in tutta Italia. «Mi hanno rubato trecento euro», racconta l’uomo che sembra in grado di fornire la descrizione del presunto ladro. Dall’altro lato della strada i giovani nordafricani sono schierati, spalle ai palazzi, e si godono la scena: agenti impegnati con due romeni che faticano a farsi capire e denaro denunciato come sottratto che si è volatilizzato chissà dove. Lo sguardo si sposta dal bar al sottopasso. Viaggiatori che arrancano sotto il peso dei bagagli. Qualcosa non torna in questa immagine. La stazione di Viareggio ha un ascensore che porta ai binari. Che ne è stato? A metà del sottopasso si trova la risposta: l’ascensore è circondato dalle reti di cantiere. Quale miglior momento per fare lavori in stazione, in una città turistica, che l’estate? Le Ferrovie, ogni volta che si confrontano con Viareggio, sembrano dare la caccia non ai Pokemon, ma alle bucce di banana sulle quali scivolare.
Trascinate le valige al binario di partenza, la scena non è molto diversa da quella vissuta al bar, dal quale continuano ad arrivare grida. Un uomo non giovanissimo, nordafricano, aspetta chissà quale treno. Mangia un panino e straparla oscenità contro ogni donna che gli capiti a tiro.
Lungo la banchina saltella felice una bambina bellissima, sveglissima, non più di tre anni. È insieme ad una donna, africana. Che si stringe un asciugamano sulla spalle e a bassa voce avvicina chiunque rivolga uno sguardo alla piccola: «Qualche spicciolo...per mangiare...per favore». Quando salgono sul treno diretto al Nord non si può fare a meno di pensare a quale sarà il luogo che accoglierà il sonno di un’infanzia così leggera e già così pesante. Sulle panchine lungo i binari tre bambini biondissimi aspettano un parente che arriva con il treno da Milano. Tutto un altro essere bimbi.
Dal binario si risale verso l’ingresso della stazione, completamente aperto tanto è lungo. Se si ha necessità di un biglietto non c’è che la macchinetta automatica. La biglietteria alle 20 chiude i battenti e l’edicolante - già in piedi dall’alba - si gode il meritato riposo. Su due che sono nell’atrio una non funziona. Se c’è coda bisogna spostarsi in quelle nel corridoio lato bar. Operazione che significa maneggiare soldi e carte sotto gli occhi famelici di chi scruta borse e portafogli per cogliere l’attimo di ricavarne qualcosa.
Appena fuori dal bar la polizia è ancora con i due romeni del furto del denaro.
La piazza da lì a poco tornerà deserta per poi rianimarsi a notte fonda, quando si fa l’ora delle consuete risse. Una per l’altra lo scenario è sempre lo stesso: cassonetti lanciati addosso ai rivali, bottiglie impugnate come armi, le sirene ed i lampeggianti di forze di polizia ed ambulanze che squarciano il buio. E avanti così fino a quando si fa giorno.
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