Sicurezza
Il tempo dello champagne fa posto a quello del Sassicaia
A Forte di russi sono rimasti solo gli oligarchi. E a fare affari sembrano essere solo le gioiellerie Tra passato e presente, il rimpianto di un luogo di villeggiatura che non si riconosce più
di ADOLFO LIPPI
Gli Agnelli andavano in bicicletta per le viuzze di Roma Imperiale al Forte. Gli oligarchi russi, che hanno conquistato la riviera, rombano sulle Ferrari. È mutata la qualità della vita vacanziera dei ricchi. Prima si beveva vino bianco delle colline del Candia. Oggidì le ordinazioni di Cristall, mitico champagne millesimato, raggiungono livelli stellari. E quando non lo si ha, abbandonano i tavoli.
Per capire bisogna intrattenersi con Federico "Chigo" Maschietto figlio di Nino, recentemente scomparso, indiscusso principe della ricezione al Forte perché proprietario dell'hotel "Augustus" (ex villa Agnelli) e dello spettacolare "Bambaissa" dove si cena in spiaggia a lume di candela sopra una spiaggia così leccata che pare il panno di un biliardo.
È qui (come al bagno Piero o come all'agenzia Zarri) che si può fare dell'antropologia balneare. Cioè si può raccontare l'ieri e il quotidiano, le abitudini e i tic "monarchi" russi in mutande rosate, come si pettinano le signore di alcova dorati, cosa mostrano i capelli a spazzola dei loro figlioli che non hanno più riccioli ma teste rasate con ciuffi da galletto, cosa sfoggiano le nonne moscovite che paiono, tutte bardate di nocciolini d'oro massiccio, madonne di discesa dagli altari sacri. Nemmeno ti avvicini agli oligarchi. Hanno sistemi di sicurezza da Fort Noxe, body guard stramuscopati. Di sicuro li sorvegliano i satelliti, di sicuro non toccano fisicamente i vicini ala bagno. In genere, ed è notissimo, comprano tende vicine, almeno quattro, per non contaminarsi coi residui dei milanesi che ormai paiono, come i bizantini, una classe in disarmo; e se pur resistono al Forte, hanno ormai venduto (e a carissimo prezzo) tutte le proprietà. I russi son fatti così, nemmeno trattano. Se chiedi loro dieci ti offrono subito dodici, purchè il villone sia immediatamente disponibile e trasformabile in un bunker corazzato.
Altri tempi quelli del conte Nuvoletti Giovanni di Mantova, coccolo delle nobildonne romane (Bianca di Bagno, la contessa Giovanna d'Arco, la marchesa Guidi) re indiscusso della "Capannina", introdotto delle contesse Gonzaga ai fasti di spiaggia. Si era negli anni ‘30 Nuvoletti, arbiter elegantiarum, scopritore di Caraceni, il sarto dei nobili seduceva, danzava, remava come un vero marinaio, nuotava come un pesce. Lo descrive benissimo Loretta Grazzini che su, quegli anni, ha scritto moltissimo. Per essere allora snob, à la page, occorreva chiacchierare almeno in tre lingue, sparlare del fascismo buzzurro (pur essendo amici di Edda Ciano, la figlia prediletta del duce), avere un posto fisso all'American bar, dove deliziava il "Negroni" il cocktail inventato al Forte dall'omonimo conte, bevanda blasonata e scordata perché ormai tutti trincano spritz, quel miscuglio color benzina-super che lo offrono perfino negli Autogrill. Il conte Nuvoletti che potè poi fare se non conquistare una Agnelli al suono dolce di Paloma? Gli Agnelli, l'erede Edoardo, aveva acquistato una modesta casetta in pineta, perché la figlia Clara soffriva di polmoni. E sulla spiaggia avevano un capan. no dove Virginia, moglie di Edoardo, sfrenava le sue passioni non solo letterarie con Curzio Malaparte, esule inconsolabile e fascista a fasi alterne. Ma che flirt il loro! Quando morì Edoardo (in un disgraziato volo aereo che schiantò di fronte a Genova), i due, senza più pettegolezzi, si rivelavano al mondo. Senza alterare di un centimetro abitudini ed apparizioni: arrivo in bici sulla rena verso mezzogiorno, bagno col pattino, focaccette e vino, poi riposino, poi "Capannina" poi cena da "Catè" al Poveromo. Infine chiacchiere in villa al calar della luna. Forte dei Marmi era incantata, magica, povera. La bistratta parecchio Giorgio De Chirico che non voleva assolutamente viverci (ma il fratello Savinio fece costruire una villa). Scrive De Chirico: «Forte dei Marmi... un luogo frequentato durante l'estate da un gran numero di intellettuali e pittori ove la natura non solo è pittoresca ma è addirittura brutta!».
Nonostante il giudizio, però, vi avevano fatto stabile nido artisti come Bocklin scrittori come Huxley e Lawrence (quello di Lady Chatterly). Chi rifulgeva era però Nuvoletti. Di lui si prese una cotta la moglie di Italo Balbo e Balbo che ammarava con l'idrovolante davanti al pontile lo cacciava armatissimo di pistola per fargliela pagare. Sparlava di queste vicende la "crema" romana e milanese. I fiorentini arrivarono dopo e in genere si mantennero da Viareggio a Focette. Si ballava e molto, anche nel dopo guerra. Si ballava gli uomini in giacca e in camicia immacolata, le donne in abiti di lamè. Faceva furore Bruno Quirinetta (che Gherardo Guidi, proprietario attuale de "La Capannina" avrebbe sostituito ai giorni nostri con Gerry Calà). Si mangiavano cacciucchi e fritture di pesce.
Quando arrivarono i russi, (i primi sono arrivati trent'anni fa) mutarono i menu, da "Maitò" e da "Lorenzo" di Lorenzo Viani. I russi arrivarono con un ordinazione già scritta a Mosca: ostriche e champagne. Niente pasta, niente branzini. Semmai aragoste le più grosse, succulente, mostrosuamente corazzate. E per champagne il mitico Cristall come nei film di James Bond. Bevuto a fiumi. Erano, i russi, giganteschi, muscolari, scostanti. Chiedevano ville superprotette, non amavano ballare, amavano acquistare preziosi (quadri, mai) e soprattutto cenare. Alcuni per non uscire di villa pagarono chef a peso di brillanti. Mostravano rotoli di dollari da capogiro e li sfogliavano frusciando: compro qui e compro là. In breve divennero cinquanta, poi cinquecento.
Adesso che in Russia c'è la crisi (per via delle sanzioni) i nuovi ricchi sono ritornati nuovi poveri. Rimangono al Forte gli oligarchi, cinquanta almeno. Sfoggiano apparecchi satellitari, donne platinate e silhoouettate, figli con scarponi zeppi di lampadine fluorescenti. Sullo champagne si sono un po' calmati, adesso ordinano solo "Sassicaia" (cinquecento a bottiglia) e "Tignatello" che, infatti, sono già spariti dalla circolazione normale. «Il babbo, Nino», dice Ghigo Maschietto, «per fortuna aveva trovato una scorta in una cantina a Viterbo».
Ahimè molte bici sono sparite nelle viuzze care a Carlo Carrà! E con le bici è tramontata un'epoca semplice fatta di ricchi eleganti e bellissimi (i Pignatelli, i Casanova, gli Sforza, i Pacelli, manca di Villhermosa, i Pucci). Restano i Moratti (che ancora in bici ci vanno) ma sono mosche bianche. Forte dei Marmi riamane, è, in mano dei russi. Tanti vi hanno fatto quattrini a palate, qualcuno, in inverno, li segue perfino a Mosca (chef e camerieri e barman). La marina non è più di capanni ma di tende beduine che sembrano fortini. Nemmeno i pattini usano.
Caso mai, da Viareggio, li raggiungono barche megaliti e le bionde femmine strapettinate sfoggiano sete indiane fruscianti con la levità da farfalle. Niente più cretonne e taffetà. Non si vedono più camice hawajane. Fanno affari le gioiellerie. Quando mai Malaparte avrebbe comprato un brillante cafone alla meravigliosa Virginia?
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