Piantagione di marijuana in casa: in due agli arresti
Operazione della Squadra mobile di Reggio Emilia Conviventi, lei di Viareggio la usava per fini terapeutici
VIAREGGIO. Un caso controverso. Gli uomini della squadra mobile hanno dato un ennesimo duro colpo al traffico di stupefacenti cittadino scoprendo un alloggio adibito alla coltivazione e lavorazione della marjuana, oppure hanno portato alla luce la disperazione di chi, seriamente malato, è arrivato ad infrangere la legge perché non ce la fa più a sopportare i continui dolori?
Partiamo dai fatti. Giovedì mattina gli investigatori della squadra mobile, dopo serrate attività di indagine, individuano un appartamento nel quartiere Gardenia e decidono di controllarlo.
Dal pianerottolo si può percepire, da subito, l'inconfondibile odore della marijuana. Una volta all'interno, i poliziotti trovano sul terrazzo 119 piante di marijuana, in vario stato di maturazione. Alcune delle quali alte due metri.
Nel salotto c'è un essiccatoio - debitamente munito di pompa di aspirazione per convogliare, all'esterno, l'aroma delle piante lasciate ad essiccare - un bilancino di precisione e, complessivamente, un chilo di marijuana lavorata e pronta per l'utilizzo. In quell'abitazione vivono due italiani: un uomo di 43 anni, Pietro Montis, originario di Maracalagonis (Cagliari) e la compagna di 45 anni, Alessandra Tritta, di Viareggio. Entrambi vengono arrestati per detenzione e coltivazione di marijuana ma anche per detenzione illegale di arma comune da sparo. Nel corso della perquisizione, infatti, è stato anche rinvenuto un fucile ad arma compressa che, per la sua potenza di fuoco (che supera i 7,5 joule) andava denunciato all'autorità di pubblica sicurezza. Lui è in carcere alla Pulce, lei è agli arresti domiciliari ed ora attendono l'udienza di convalida dell'arresto che dovrebbe tenersi questa mattina in tribunale davanti al gip Angela Baraldi. I due conviventi sono difesi dall'avvocatessa Debora Corradini. L'indagine della polizia è coordinata dal sostituto procuratore Giacomo Forte. In una lettera inviata alla stampa, la donna si difende a spada tratta, non nascondendo la seria malattia con cui deve convivere (sclerosi multipla) e nemmeno i problemi del compagno causati da un incidente. Da qui la loro decisione di lenire tanta sofferenza ("Sono dolori insopportabili") con la marijuana. Una cura "fai da te", ben consapevoli di essere fuorilegge. Esistono studi clinici che sono stati condotti per studiare gli effetti dell'utilizzo di cannabinoidi per la cosiddetta "terapia del dolore" e per la gestione e la riduzione degli effetti collaterali della chemioterapia come ad esempio la nausea o l'inappetenza. È provato che la marijuana tolga il dolore, ma per ora in Italia si può usare solo nei dolori da spasticità muscolare in malattie neurologiche degenerative quali appunto la sclerosi multipla e la sclerosi laterale amiotrofica (sla), previo però un piano terapeutico redatto da un neurologo di struttura pubblica.
In quella casa del quartiere Gardenia quanto previsto dalla normativa non è stato rispettato, ma c'è anche tanta sofferenza. Vedremo oggi cosa deciderà il giudice.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
