Sicurezza
Via dei Lecci: sulla strada di sangue tra sorpassi e buche
Il nostro viaggio in bicicletta lungo la strettoia che collega Viareggio e Torre del Lago
VIAREGGIO. Arriva un autobus. Si riconosce dal rumore. L’istinto è quello di stare il più possibile vicino al muro dei Borbone, lungo via dei Lecci, ma i trenta centimetri o poco più tra la carreggiata e le pietre del ’700 sono ridotti a un mucchio di terra e fogliame. C’è una sola possibilità: restare con la bici sulla strada e aspettare che l’autobus ci sorpassi invadendo la corsia opposta, come fanno tutte le macchine. Perché lungo la via del sangue che da Viareggio porta a Torre del Lago non c’è altro modo di superare le biciclette se non quello di oltrepassare la linea continua tra una carreggiata e l’altra.
Abbiamo percorso la strettoia di via dei Lecci in sella a una bici, come stava facendo domenica scorsa Almisio Agostini, 78 anni, per andare nel suo campo. In quel pezzo di terra però, il pensionato non c’è mai arrivato: investito da un’auto che andava nella stessa direzione. Sull’asfalto restano i segni bianchi fatti dai vigili urbani per i rilievi. Noi ci passiamo accanto mentre le macchine ci sorpassano. Qualcuno corre. E se nella corsia opposta ci sono delle auto, chi ci sta dietro è costretto a inchiodare perché, a quel punto, sorpassarci è impossibile.
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A pochi metri di distanza da dove è morto Agostini, c’è un manifesto funebre che ricorda l’anniversario della morte di Veronica Giunta, investita e uccisa il 19 febbraio di dieci anni fa. È attaccato proprio sul muro dei Borbone che la famiglia della ragazza, morta a 17 anni in via dei Lecci, ha chiesto - invano - di buttare giù. Per la Soprintendenza quelle pietre sono un bene culturale intoccabile, perché fanno parte della tenuta di villa Borbone. Eppure il muro non ce la fa più a stare in piedi: i tratti che non sono crollati, li hanno imbrigliati già da tempo. Ci passiamo accanto con la bicicletta. Una pedalata nella trappola che non ammette errori. Vietato distrarsi anche solo per un attimo e sbandare di pochi centimetri. Perché siamo sulla strada, in mezzo alle macchine, senza alcuna banchina a offrire un po’ di riparo. A un certo punto però, la bici salta sulle buche: ce ne sono tre di fila. L’ultima fa schizzare fuori dal cestino la bottiglietta dell’acqua. Siamo proprio sul lato della strada, dove passano le biciclette.
Continuiamo a pedalare e le macchine continuano a sorpassarci. Dobbiamo dividere una carreggiata stretta con auto, motorini, furgoni e autobus. Spartire con loro un pezzo d’asfalto schiacciato da un muro. Sul lato opposto la stessa storia, o quasi: in alcuni punti c’è un margine di circa venti centimetri fuori dalla linea di confine della carreggiata. Poco cambia in realtà, perché in qualsiasi direzione il pericolo resta.
Qualche ciclista passa in contromano dalla strettoia di via dei Lecci. Probabilmente preferisce vederle arrivare le macchine che ritrovarsele dietro le spalle.
Almisio Agostini e il giovane alla guida della Citroen che domenica lo ha investito, viaggiavano nella stessa direzione. È bastato poco perché la tragedia macchiasse nuovamente di sangue quella strada. Lo scontro è avvenuto tra la parte anteriore destra dell’auto e la forca anteriore sinistra della bicicletta di Agostini. L’uomo è sbalzato sulla macchina, poi ha toccato lo specchietto ed è finito sull’asfalto.
I vigili stanno ancora ricostruendo l’esatta dinamica dell’incidente per capire se sia stato Agostini a sbandare oppure la macchina a investirlo. Stamani, alle 9, è fissata l’autopsia sul corpo dell’uomo.
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Anche attraversarla diventa un’impresa. Non si capisce se sia più sicuro fermarsi accanto al muro (praticamente sulla strada) e aspettare che le macchine passino, oppure dare un’occhiata e infilarsi in mezzo col braccio teso come fosse una freccia.
E intanto, ogni giorno, in molti passano da quella trappola per rientrare nel campeggio Pineta di via dei Lecci, oppure, semplicemente, per andare a curare il proprio pezzo di terra, come faceva Almisio, o per tornare a casa dalla famiglia, come Veronica.
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