Sicurezza
Dieci anni fa l’annuncio: giù le pietre
La promessa non è stata mantenuta ma c’erano i soldi e il progetto
VIAREGGIO. Fare i conti senza l’oste. È così che le promesse degli amministratori diventano speranze spezzate. «Ci sentiamo presi in giro» aveva raccontato al Tirreno pochi giorni fa Giancarla Simonetti, la mamma della diciassettenne morta in via dei Lecci dieci anni fa. Le avevano promesso di buttare giù quel muro che schiaccia la via del sangue. Le avevano detto che la strada sarebbe stata allargata e intitolata a Veronica, con tanto di lapide in ricordo della giovane sulla pista ciclabile da realizzare a lato della via.
Nella primavera del 2006 c’erano sia i soldi e che il progetto. L’amministrazione di allora, guidata da Marcucci, aveva dato l’opera per certa. «Per noi lo era - spiega l’ex assessore Fabrizio Manfredi - poi la Soprintendenza ha detto no».
Perché quel no arrivasse però, sono dovuti passare circa due anni. «È vero - continua Manfredi - ma per realizzare un progetto ci vuole del tempo». La giunta Marcucci era sicura che quel muro potesse essere buttato giù, anche perché all’epoca non c’era alcun vincolo monumentale sulle pietre dei Borbone. «Solo un vincolo paesaggistico», va avanti Manfredi.
Con i soldi in cassa e il maxi-progetto sulla scrivania (realizzato in pompa magna da un’area tecnica in cui all’epoca lavoravano 45 persone tra ingegneri, architetti e geometri) la promessa fatta a un mese dalla morte di Veronica è caduta lo stesso nel vuoto. «Prima del marzo 2008 - spiega l’ex assessore all’urbanistica - la Soprintendenza bocciò tutto. Ricordo ancora di aver annunciato il progetto davanti a decine di persone, che si erano riunite dopo la morte della ragazza per chiedere di buttare giù il muro. Il nostro progetto prevedeva di spostarlo, espropriare i terreni lato mare, allargare la carreggiata e fare una pista ciclabile. Il no della Soprintendenza arrivò nell’ultimo giorno utile per esprimere il parere, che era necessario alla realizzazione del progetto». E l’opera diventò solo un capitolo del libro dei sogni. Eppure nel marzo 2006 sembrava cosa fatta. «Come promesso - così parlava all’epoca Manfredi, da assessore della giunta Marcucci - abbiamo anticipato a quest’anno l’ampliamento della carreggiata (di via dei Lecci, ndr) seguendo un percorso che sembra più facile ora che è stata confermata l’assenza del vincolo monumentale sul muro della tenuta Borbone. Su questo muro, infatti, esiste solo un vincolo paesaggistico che non impedisce, a nostro avviso, lo spostamento».
Tre anni dopo la morte della diciassettenne, il 28 febbraio 2009, la Soprintendenza di Lucca stabilisce che il muro di via dei Lecci è un bene artistico da tutelare. Si dà in questo modo forma alla sostanza già anticipata dal no dato al progetto della giunta Marcucci. (b.f.)
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