Gioco
L’hotel Moderno dovrà demolire i tre piani appena costruiti
La sentenza del giudice del Tribunale di Lucca ha dato ragione al confinante “Albergo Sonia” Il Comune prima dichiarò di essere stato tratto in errore, poi cambiò idea e autorizzò la costruzione
FORTE. I lavori di sopraelevazione sono quasi terminati e l’hotel Moderno di via Matteotti contava di mettere a frutto i tre piani in più realizzati. Ma sulla proprietà e sui lavori eseguiti si è abbattuta la sentenza del giudice del Tribunale civile di Lucca, Michele Fornaciari. Che ha ordinato di demolire parte del corpo di fabbrica. La deroga in verticale - scrive il giudice - in quanto al rispetto delle distanze (dagli edifici adiacenti) «vale soltanto fino ad un’altezza pari a quella del corpo di fabbrica anteriore e non per quella maggiore realizzata». In orizzontale, la deroga vale «solo limitatamente alla superficie ed alla sagoma del corpo di fabbrica preesistente e non anche con riferimento alla maggiore superficie ed alla diversa sagoma del nuovo». Da ciò ne consegue - è ancora la sentenza - che «quest’ultimo potrà rimanere in essere soltanto nei limiti della superficie e della sagoma del vecchio, e per un’altezza pari a quella del fabbricato anteriore. Per il resto dovendo invece essere demolito, fino al raggiungimento della distanza di cui al decreto ministeriale 1444/68».
La sentenza segna un punto fermo nel contenzioso aperto nei confronti del “Moderno” dalla proprietà del confinante “Albergo Sonia”, assistito dagli avvocati Carlo Andrea Gemignani e Renzo Beccari. E fissa in 100 euro al giorno, per ogni giorno di ritardo nella demolizione, il danno da pagare al ricorrente.
Come in ogni vicenda delizia, il contenzioso è tra privanti ma gli Enti pubblici sono attori protagonisti nel rilascio della autorizzazioni necessarie. In questo caso, il giudice civile riassume anche il ruolo avuto dal Comune di Forte, cittadina balneare che ha fatto una propria caratteristica portante la vista mare-monti senza interruzioni di edifici oltre una certa altezza.
Ad un certo punto della lunga vicenda, l’amministrazione comunale dichiara che la proprietà dell’hotel “Moderno” «non aveva correttamente rappresentato lo stato dei luoghi» e dunque «tale falsa rappresentazione ha indotto di fatto il Comune in errore nel rilascio del titolo e delle relative autorizzazioni ambientali». L’iter avrebbe dovuto portare, sulla base di questi presupposti - sottolinea il giudice Fornaciari - «all’annullamento del permesso a costruire numero 315 del 17 ottobre 2006». Così non è stato, tanto che i tre piani sono stati costruiti. Perché - è ancora la sentenza - «l’amministrazione, ritornando “inopinatamente” sui propri passi» definiva la pratica «con determina di archiviazione». Rilasciando il permesso a costruire numero 118, datato 8 maggio 2009, «avente ad oggetto lavori in variante al precedente permesso 315/2006».
Un provvedimento, quello del giudice Fornaciari, che non mancherà di far riflettere anche il Comune sul proprio operato. In questa vicenda e nelle altre, simili, in essere.
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