Italia
Anche i vigili urbani contro il muro: «L’unica soluzione è buttarlo giù»
Il comandante Comaschi: «Non c’è spazio per gli autovelox, servono modifiche strutturali» La sorella della ragazza morta nel 2006 chiede di veder finalmente crollare quelle pietre
VIAREGGIO. Non c’è posto nemmeno per gli autovelox nella strettoia di via dei Lecci soffocata dal muro dei Borbone. «Gli autovelox? E dove li mettiamo? Non c’è spazio. L’unica soluzione è buttare giù il muro», taglia corto il comandante dei vigili urbani, Vasco Comaschi.
«Il problema di quella strada è lampante. Se avessimo potuto fare qualcosa, lo avremmo fatto da tempo». Per il capo della municipale la messa in sicurezza del tratto può avvenire solo attraverso «una sua modifica strutturale, ma - mette in chiaro - non è materia di nostra competenza».
Via dei Lecci è una trappola mortale. Dieci anni fa lungo quel muro - intoccabile per la Soprintendenza - c’è morta Veronica Giunta, 17 anni, investita mentre tornava a casa con il motorino. Almisio Agostini, 78 anni, ha perso la vita domenica 31 luglio. Stava andando al suo campo in bicicletta.
«Come sono morti loro, possono morire altre persone» dice la sorella di Veronica, Rebecca Boschi, col coraggio dei suoi diciotto anni. Quando ha dovuto affrontare il lutto, era una bambina. «Rifare quella strada e buttare giù quel muro non ci riporterà indietro Veronica, ma per noi sarebbe come avere un po’ di giustizia, che finora - dice - nessuno ci ha voluto dare. Con tante bellezze trascurate che abbiamo a Viareggio - va avanti Rebecca - proprio a quel muro si devono attaccare?».
La nostra campagna contro il muro
Vederlo cadere giù sarebbe almeno una soddisfazione per la famiglia della giovane uccisa dieci anni fa. E lo sarebbe anche per molti altri cittadini che dopo l’incidente mortale di domenica non vogliono parlare di muri “maledetti”, ma di responsabilità da attribuire a chi non ha fatto niente per mettere in sicurezza via dei Lecci. Tanto da arrivare a macchiare di nuovo di sangue e lacrime quella strada.
«È pericolosissima, non deve scapparci il morto per capirlo. Basta passarci in motorino e - dice Rebecca - andare a 40 all’ora. L’unico modo per tentare di non farsi sorpassare è stare in mezzo a prendersi le suonate e le offese degli automobilisti, ma almeno si corrono meno rischi che stando ai lati, dove tutti ti sorpassano: li senti che ti sfiorano. Nessuno rispetta il limite perché quella strada è di scorrimento pur non avendo le dimensioni per esserlo. L’alternativa, il viale dei Tigli, è ugualmente pericolosa: senza un lampione». E mentre in molti chiedono che il muro sia buttato giù, la Soprintendenza ribadisce che, in quanto parte di villa Borbone, quelle pietre sono un bene culturale e dunque intoccabile.
Via dei lecci vista da Google maps
Tra i lettori c’è chi, tramite il Tirreno, chiede «alla Soprintendenza e al Comune se sia possibile realizzare una pista ciclabile parallela al muro ma interna alla tenuta Borbone. Se il muro è importante - scrive Silvia Simoni - teniamolo, anzi rendiamolo un elemento urbano di protezione alla pista. La tenuta Borbone in questo modo diventerebbe parte dei percorsi e nessuno rischierebbe di perdere la vita», com’è successo domenica a Almisio Agostini.
L’autopsia sul corpo del pensionato è fissata per mercoledì 3 agosto. L’automobilista che lo ha urtato con la macchina è indagato per omicidio stradale colposo. È risultato negativo all’alcol test, mentre per gli esiti che riguardano l’assunzione di sostanze stupefacenti - altro test di routine in caso di incidenti mortali - ci sarà da attendere ancora qualche giorno.
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