QUELL’ULTIMO MURO RIMASTO IN PIEDI
di CLAUDIO VECOLI In una Europa dove uno ad uno sono crollati muri ben più illustri e più significativi di quello che un tempo tracciava i confini della residenza dei Borbone nel parco di San...
di CLAUDIO VECOLI
In una Europa dove uno ad uno sono crollati muri ben più illustri e più significativi di quello che un tempo tracciava i confini della residenza dei Borbone nel parco di San Rossore, soltanto quello assai scalcinato e per niente pregiato di via dei Lecci sembra resistere all'urto della storia. E al fardello ancor più pesante delle tragedie che alla sua ombra si sono consumate.
La vita di Almisio Agostini, 78 anni, gran parte dei quali trascorsi al lavoro dietro il banco di un negozio di alimentari che lui stesso aveva fondato più di mezzo secolo fa, è solo l'ultima spezzata nel budello di strada che collega il Campo d'Aviazione a Torre del Lago. Altri lutti, altri incidenti (per fortuna non tutti mortali) hanno costellato quel chilometro scarso di asfalto stretto ed infido bagnandolo di sangue e lacrime. Inutilmente.
Già, perché dopo la rabbia e lo sdegno dei primi giorni seguiti ad ogni tragedia sulle ali dell'emozione, nulla è stato fatto di concreto per risolvere un problema che soltanto l'ottusa burocrazia - parandosi dietro a vincoli astrusi e incomprensibili alla luce del buon senso - ritiene insormontabile. E che invece sembra voltare altrove lo sguardo quando davvero ci sono da tutelare bellezze storiche, artistiche e paesaggistiche.
Sbagliamo noi giornalisti a parlare di "muro maledetto". I muri non nascono mai benedetti o maledetti. Sono semmai le scelte scellerate degli uomini a trasformarli in tali nel ruvido linguaggio comune. Ebbene, l'ottusità di voler difendere contro tutto e contro tutti l'esistenza di quella lunga parete fatta di pietre e calcina nascondendosi dietro ad una presunta sua rilevanza storica è certamente una scelta scellerata. Di cui, ad intervalli tristemente regolari, paghiamo dazio.
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