Finanza
«Quando provai ad abbatterlo»
L’ex sindaco Lunardini convocò la Soprintendenza ma «fu un dialogo tra sordi»
VIAREGGIO. Quello tra l’allora sindaco Luca Lunardini e la Soprintendenza fu un «dialogo tra sordi». Così lo ricorda oggi, all’indomani dell’ennesima tragedia in via dei Lecci, l’ex primo cittadino di Viareggio.
«Volevamo buttare giù quel muro, quelle pietre vetuste e pericolose per garantire la sicurezza delle persone, per questo già nel 2008, appena insediato - racconta Lunardini - convocai la Soprintendenza».
Non ci fu modo però di ottenere il via libera all’abbattimento del muro di villa Borbone.
«Ci provammo tre volte, anche nel 2009, dopo che ci fu un crollo a seguito di una pioggia abbondante. Per noi - va avanti l’ex sindaco - quel muro non aveva assolutamente niente di artistico, era solo pericoloso. E poi crollava e basta, pezzo dopo pezzo. La Soprintendenza in effetti ammise che non c’era un valore artistico ma, così ci dissero, il vincolo era di valore storico, e quando facemmo notare che la pericolosità veniva prima di qualsiasi aspetto legato a questo presunto valore, ci dissero che c’era la viabilità alternativa, la variante Aurelia, e che la gente avrebbe dovuto usare quella».
Un braccio di ferro arrivato a tre anni di distanza dall’incidente in cui perse la vita Veronica Giunta, 17 anni.
«Ricordo - prosegue Lunardini - che tra i documenti raccolti avevamo anche quello sul numero di incidenti in quel tratto di via dei Lecci, dove c’è la strettoia. Gli incidenti stradali favoriti dall’improvviso restringimento della carreggiata si contavano a decine. È vero che c’era un limite a 40 chilometri orari ma - spiega Lunardini, stavolta non da ex sindaco ma da medico - se una persona corre a 20 chilometri orari a testa bassa contro uno spigolo può riportare gravi danni. Dunque nemmeno nel caso in cui tutti gli automobilisti rispettassero il limite di velocità, si abbasserebbe il rischio».
Una storia quella del muro di via dei Lecci che Lunardini non ha problemi a definire «ridicola. Purtroppo è così. Noi non avevamo alcun potere e la Soprintendenza fu inamovibile. Un dialogo tra sordi surreale». (b.f.)
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