Attenzione
La morte e il grido in via dei Lecci: Buttate giù il muro
È l’unica soluzione dopo la tragedia di domenica «Qui ogni passo falso si paga con la vita: ora basta»
VIAREGGIO. «Questa strada è pericolosa da morire. Il mio migliore amico mi ha regalato delle camicie appariscenti, tipo hawaiane, così le macchine mi vedono meglio. Sa, passo di qui in bicicletta quattro volte al giorno, come faceva Almisio per andare al campo...»
Doriano Pezzini, 76 anni, amico dell’anziano investito e ucciso domenica pomeriggio in via dei Lecci mentre era in sella alla sua bici, si affida a un modo di dire per spiegare che quella strettoia è rischiosa. «Pericolosa da morire» dice. Da morirci: com’è successo al suo amico Almisio Agostini in una domenica pomeriggio di sole. Una trappola lunga poco meno di un chilometro e schiacciata dall’intoccabile - sentenzia la Soprintendenza - muro dei Borbone che crolla a pezzi. Tanto pericolosa da dover indossare camicie sgargianti per farsi vedere meglio dagli automobilisti. «Questa strada - racconta Pezzini - la faccio quattro volte al giorno per andare al terreno che ho qui in via dei Lecci, vicino a quello di Almisio. Anche lui stava andando al campo quando è successo l’incidente».
La macchina guidata da un viareggino che tocca con lo specchietto l’anziano. Agostini che sbalza e trova la morte. Auto e bici viaggiavano nella stessa direzione, da Viareggio a Torre del Lago. Alcune ore dopo l’incidente non è rimasto che uno specchietto rotto, quello della Citroen del giovane automobilista, lato passeggero, e la bicicletta del settantottenne a terra. Tutto il resto è disperazione.
«Quel muro è da buttare giù» dice l’amico del pensionato che lì ha lasciato la vita. «Buttatelo giù - incalza Mario Bonelli, direttore del camping La Pineta, in via dei Lecci - è il muro della vergogna. I miei clienti sono arrabbiati».
Per chi passa di lì non c’è margine di errore: né per gli automobilisti, né per i ciclisti e i pedoni. «Non ti puoi permettere alcun passo falso perché - va avanti Bonelli - lo puoi pagare con la vita. Più volte ho dato la mia disponibilità a lasciare un metro del mio terreno per allargare il passaggio». Si tratterebbe, ovviamente, di un esproprio. «Ma niente è mai stato fatto». Ci hanno provato in passato a buttare giù il muro che fa parte di villa Borbone, ma quelle pietre per la Soprintendenza sono intoccabili. Lo sa bene l’ex sindaco Luca Lunardini che nel 2009 tentò, senza risultati, di ottenere il via libera per demolire il muro e allargare la strada. C’è addirittura chi, per evitare rischi, ha chiuso l’accesso su via dei Lecci. È il camping Paradiso, che può contare su una seconda entrata, quella del viale dei Tigli, diventata da questa estate l’unica al servizio del campeggio.
«Uscire da lì - spiega la responsabile Simona Farnocchia - era pericoloso. Anche prima, quando il cancello lo tenevamo aperto, sconsigliavamo ai clienti di uscire da quel lato. Abbiamo fatto questa scelta - aggiunge - anche per un discorso di sorveglianza, visto che con un solo accesso è più facile controllare l’area. Diciamo che abbiamo chiuso per la sicurezza dei clienti».
Roberto Galano, del bar tabacchi il Sombrerino, scuote la testa di fronte all’ennesima tragedia. «Siamo a un’altra vittima e tutto tace. Tanti campeggiatori - spiega - vengono qui a dire che sono stati urtati o sfiorati dalle macchine, ma tanto nessuno fa niente. Non hanno fatto niente nemmeno dopo che è morta quella ragazza, dieci anni fa». Veronica Giunta, 17 anni, fu investita mentre tornava a casa in motorino lungo via dei Lecci. Era il febbraio 2006, in pieno Carnevale. «Già all’epoca - ricorda Galano - avevano chiesto di buttare giù quel muro. E cosa è cambiato? Oggi siamo a contare la seconda vittima».
Almisio Agostini è stato per anni dietro al bancone della sua gastronomia, in via dei Lecci. Era in pensione da qualche mese. Quando ha incontrato la morte nella strettoia stava andando, come detto, al suo campo, sempre in via dei Lecci: una trappola in cui ci si mette anche la luce a fare i capricci. L’ombra degli alberi dalle chiome rigogliose spezza i raggi del sole per poi farli tornare, tanto accecanti quanto improvvisi, un istante dopo. Il rischio è quello di non vedere bene, in una strada che non ammette errori e dove le camicie sgargianti non possono essere la soluzione. «Buttate giù quel muro» tornano a dire in molti.
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