Gioco
«Camaiore cresciuta con il Festival Gaber»
La figlia del signor G e un luglio ricco di eventi e personaggi
Non è la sua prima occupazione, ma è senz’altro una parentesi lavorativa estiva piacevole, giocata peraltro in casa, a cui dal 2004 Dalia Gaberscik si dedica “anima e core”. È il Festival che porta il nome del suo padre - Giorgio Gaber - giunto quest’anno alla tredicesima edizione e che chiuderà i battenti domani sera a Livorno con lo spettacolo di Paolo Ruffini in piazza del Luogo Pio in una joint venture con Effetto Venezia 2016.
E come da copione, ad ogni calar di sipario corrisponde la stesura di un bilancio: dopo 27 eventi distribuiti in nove comuni della Toscana, dei quali più della metà (14 per la precisione) a Camaiore, Dalia tira un respirone e anche le somme di una manifestazione, che quest’anno ha cambiato sia location che formula.
Soddisfatta o rimborsata?
«Molto soddisfatta, a partire dalla nuova formula che ci ha convinto fino in fondo: l’idea della grande manifestazione che in un paio di serate racchiudesse una manciata di artisti tutti compressi nelle logica del “quarto d’ora a testa” ci aveva decisamente un po’ stancato, nel senso che pensiamo possa essere importante poter dare agli artisti tutto lo spazio che credono per celebrare l’opera di Gaber e portare il loro messaggio. Queste serate monografiche sono una formula più completa, ci permette ogni sera di far arrivare al pubblico filmati, parole e considerazioni che alla Cittadella del Carnevale di Viareggio non riuscivamo a fare. In questo modo invece riusciamo a contattare anche un maggior numero di artisti e di pubblico».
Avete già raccolto dei dati?
«Su 27 appuntamenti, contando un pubblico medio di mille persone per serata, abbiamo raggiunto circa trentamila spettatori. Alla Cittadella nelle tradizionali due serate di sicuro non le abbiamo avute forse diecimila. Senza contare la soddisfazione di individuare in altre città, oltre a quella di Camaiore, una disponibilità a programmare altri spettacoli dove far conoscere l’opera di Gaber, senza chiedere al pubblico di spostarsi, cercando contesti teatrali che ci permettono di mantenere il rigore degli allestimenti estivi e teatrali al tempo stesso come quelli di mio papà. In più con la formula del gratuito»
Da una parte spettacoli gratuiti, dall’altra - ed è il caso di Camaiore - lo spostamento quest’anno in una piazza più piccola, talvolta incapace di contenere tutti gli spettatori...
«In realtà, lo spostamento da piazza XXIX Maggio a piazza San Bernardino ci ha fatto perdere non più di 50/60 posti, ma ci ha permesso però di creare intorno al palco un contesto più teatrale, che ci ha aiutato dal punto di vista della fruizione della parola. Per la prima volta quest’anno abbiamo potuto proporre incontri culturali come quelli con Veltroni, lo Stato Sociale, il poeta Catalano, che in una piazza più grande non sarebbero riusciti, perché la platea era più dispersiva. Non solo, il palco più piccolo ci ha permesso di risparmiare sugli allestimenti e investire di più nello spettacolo, evitando anche di non cannibalizzare il pubblico: la diversificazione delle proposte permette di scegliere e avere persone ogni sera persone diverse nelle varie serate. Li ho visti con i miei occhi: i fruitori di Veltroni non sono quelli di Noemi».
Quest’anno avete puntato molto anche sui giovani: Emis Killa, lo Stato Sociale, ma anche Nek e Noemi...
«Per la prima volta siamo stati in tendenza su twitter, con Noemi e Emis Killa addirittura secondi sul nazionale, non era mai successo negli anni della Cittadella».
In che rapporto stanno Gaber, twitter, i social?
«Stanno nella direzione di voler far conoscere l’opera di Gaber a chi non era ancora nato quando lui cantava e si esibiva. A chi anagraficamente non l’ha potuto vedere. E penso appunto ad Emis Killa e ai ragazzi dello Stato Sociale, che quando si sono confrontati con testi e le canzoni di mio papà li hanno definiti “una bomba”. Abbiamo riscontri immediati sui social: il fatto che questi personaggi vengano a Camaiore si prendono la briga la fare una serata su Gaber resta nella testa dei loro fans, ed è un piccolo seme. Se uno solo di quelli che sono in platea si interessa e si avvicina al lavoro e ai testi di Gaber e Luporini per noi è una grande soddisfazione».
Tutelarli è il compito della Fondazione, promuoverli quello del Festival...
«A giudicare dal fatto che l’opera del mio papà continua ad essere citata e ad essere un riferimento per tanti vuol dire che in questi tredici anni di Festival Gaber un po’ abbiamo seminato. Non solo, più passa il tempo e più mi accorgo che tutte le considerazioni di Gaber sull’uomo hanno lo stesso valore ieri come oggi e posso ragionevolmente dire che ormai sono immortali. Per quelle che invece riguardano la società e la politica, direi che basta cambiare i nomi ...»
Una “semina” tra il pubblico ma anche con gli artisti che partecipano ogni anno al festival.
«È verissimo anche questa è una cosa importante: il fatto di mettersi a disposizione per il Festival fa sì che gli artisti vadano ad approfondire il lavoro di Gaber, per cui il loro essere testimonial non si esaurisce con la serata stessa, ma rimangono stregati e si trascinano il pensiero per sempre. I dieci anni di Cittadella sono stati incredibili: ancora oggi i vari Jovanotti, Ligabue, Mengoni parlano di quell’esperienza e dei brani che hanno incontrato e interpretato».
Baglioni, Morandi, Battiato, Patty Smith... e chi più ne ha più ne metta: cominciano ad essere pochi quelli che non sono saliti sul palco del Gaber per rendere omaggio al signor G.
«Eh sì diciamo che il ricambio è più lento di noi».
A caccia dunque di nuovi artisti ma anche di nuove location?
«Oltre a Camaiore andremo a selezionare i contesti teatrali più adatti nella Regione: siamo sempre andati al traino di situazioni che già esistevano o all’interno di altre rassegne, confermando la formula dell’itinerante. Ma Camaiore resta un punto fermo, se il sindaco Del Dotto, sarà consenziente».
Strade piene di gente e attività commerciali e di ristorazione affollate potrebbero facilmente convincerlo...
«La serata di Emis Killa e quella di Nek erano di lunedì e ho visto i locali pieni. Addirittura c’erano cartelli con scritto aperti il fine settimana e per il Gaber . E’ stato bello vedere rinascere questa città a cui sono affezionata perché quando scappo da Milano ci abito dal 1980. Ma dirò di più, la sera dell’esibizione di Noemi era presente in platea Sandro Luporini ed ha esclamato con un po’ di allegria “Madonna come è diventata bella Camaiore”. Un tempo questo era il ruolo di Viareggio, ora Camaiore è in grande spolvero e dimostra un risveglio culturale ma anche turistico: ora la Passeggiata serale si fa a Lido di Camaiore, al Pontile. Ma anche le colline pullulano di locali belli e strutture eccezionali. Questo tanto fermento fa bene. Non voglio dire che sia stato merito nostro, ma credo che abbiano dato un bel contributo ».
Anche voi avete dato l’addio a Viareggio...
«Avevamo fatto dieci anni: veramente tanti. Erano passati 120 artisti sul palco. Gli ultimi due anni, quelli del decennale della morte di Gaber in particolare (con Patty Smith, il libro, il cofanetto con tutti gli spettacoli), avevamo fatto tutto quello che si poteva fare. Il rischio era quello di poter solo peggiorare. Sarebbe stato ingiusto. In più la situazione del Comune era bloccata, la Provincia non ci poteva più sostenere: ci è sembrato naturale andare a fare serate in giro per la Toscana. Poi se un Comune ci chiede più appuntamenti creiamo un progetto mirato, come a Camaiore: Del Dotto ce ne ha chiesti tredici».
In Toscana e non altrove...
«È una nostra scelta, un punto fermo. Non avrebbe senso andare fuori della Toscana, che è la terra scelta da Gaber».
Stessa spiaggia, stesso mare e stessa gratuità?
«Teniamo il punto sul gratuito perché la consideriano un’occasione di divulgazione e fruizione che non deve passare dalle forche caudine di un biglietto. Per ora ci riusciamo contenendo i costi, grazie al contributo delle amministrazioni e alla disponibilità degli artisti che vengono volontariamente e solo con un piccolo rimborso spese».
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