Sicurezza
Ora don Lazzeri è fra i Giusti d’Israele «Ecco come ci salvò»
Franca Sraffa, ebrea, racconta come sfuggì alla persecuzione grazie alla protezione del parroco di Sant’Anna di Stazzema
di Tiziano Baldi Galleni
STAZZEMA
«Eravamo nascosti in silenzio nella soffitta della canonica di Farnocchia…». Così il primo ricordo, la prima immagine di paura di Franca Sraffa, ebrea sfuggita al regime fascista e nazista grazie a quattro eroi oggi nominati Giusti tra le Nazioni. Sembra l’inizio di un racconto che somiglia a quello di Anna Frank. Invece Franca, a piedi nudi sulla neve, e nella notte sotto la pioggia, insieme alla famiglie riuscì a scappare via, a non farsi prendere e deportare in un campo di concentramento. Era ancora una ragazzina innocente, che pensava a quel nascondiglio solo come ad un gioco. Ma un giorno di fine 1943 «venne un drappello di repubblichini e chiesero al parroco don Innocenzo Lazzeri se ospitasse nella sua canonica una famiglia di ebrei. Mia sorella aveva pochi mesi e mia madre la stava allattando al seno: se avesse pianto saremmo finiti ad Auschwitz e diventati polvere». Franca Sraffa capì che doveva iniziare a temere per la propria vita, per quella di suo padre Aldo Sraffa, la mamma Felicina, e la sorellina Donatella.
La storia è bella e commuovente, e oggi ricordarla rende orgogliosi per i quattro eroi lucchesi e versiliesi che si fecero coraggio e misero in salvo la famiglia Sraffa. Sono Giuseppe Mansueto Rossi e Maria Rossi, Mario Lucchesi e Don Innocenzo Lazzeri. Quest’ultimo già insignito della Medaglia d’oro al Valor civile per aver tentato di salvare circa 130 persone sulla piazza della Chiesa di Sant’Anna di Stazzema – dove ha perso la vita - il 12 agosto 1944. Alla loro memoria, ieri, nella sala del Consiglio di Stazzema sono state consegnate le Medaglie di Giusti tra le Nazioni ai parenti ancora in vita. Presto il loro nome verrà inciso nel Giardino dei Giusti a Gerusalemme.
Ma questa storia, venuta a galla grazie alle fondamentali ricerche del professor Marco Piccolino (che ha raccontato in un libro: Dalla Versilia alla Garfagnana. Storia di ebrei e giusti), ha tanti risvolti tristi. Primo fra tutti, perché riporta alla luce un altro tetro spaccato della furia nazifascista, di cui Stazzema è ben cosciente. Perché se la storia è bella e a lieto fine, è vero anche che ci svela una tribolata fuga durata molti mesi: da Farnocchia a Greppolungo di Camaiore, fino a San Pellegrino in Alpe passando per Castiglione di Garfagnana.
«Da Farnocchia a Greppolungo scappammo a piedi – prosegue il racconto di Franca - era l’8 dicembre del ’43, e ricordo ancora che pioveva fortissimo; il cielo si era completamente aperto sopra di noi».
Ci furono anche momenti di gioia. «Nello studio del dottor Lucchesi, Don Innocenzo e Paolina (sua sorella) mi portarono la torta di compleanno il 17 gennaio del ’44: un gesto che non potrò mai dimenticare». Così come le giornate spensierate passate sull’alpeggio di San Pellegrino in Alpe, insieme a Franca Rossi, figlia dei coniugi Rossi. «Ai miei nipoti racconto sempre queste storia – ha detto la Rossi durante la cerimonia. Avevamo l’ordine di scappare alla vista dei soldati, ma per me e Franca era semplicemente un gioco».
L’ultima fase della fuga, a San Pellegrino, è infatti quella più semplice per gli Sraffa, che trovarono nella famiglia Rossi l'accoglienze e l'ospitalità di due contadini umili e altruisti.
Il Direttore dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea, professor Gianluca Fulvetti ha contestualizzato, nel suo intervento, il periodo storico in cui avvenne questa vicenda. «In mezzo a tanti ingiusti - ha commentato Fulvetti - vi furono anche tanti giusti le cui storie spesso non conosciamo». Che ha poi aggiunto che sarebbe fondamentale farne tesoro a livello didattico. Difatti il professor Piccolino ha messo in evidenza che in Francia ci sono circa 3 mila Giusti tra le Nazioni e quindi sono molte le storie sommerse. Presente alla cerimonia anche il Sindaco di Stazzema Maurizio Verona che ha invece sottolineato che «bisogna ringraziare queste persone per le loro azioni di coraggio e di umanità».
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