Il Tirreno

Versilia

Muore annegato nel Burlamacca

di Beatrice Faragli
Muore annegato nel Burlamacca

Il cadavere è stato trovato nel canale dagli amici pescatori

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VIAREGGIO. Per anni ha aiutato i pescatori che rientravano dal mare a pulire le reti. Si dava da fare ogni mattina al molo Mahmoud Ben Bechir Ben Salem, il tunisino di 62 anni annegato nella notte fra martedì e mercoledì nel canale Burlamacca. A trovare il corpo in acqua, poco prima delle 7 di ieri mattina, sono stati proprio i pescatori che il sessantaduenne aiutava ogni giorno.

«A Viareggio era una leggenda. Noi lo chiamavamo “Mammut”. Era qui da trent’anni o forse più. Gli volevamo tutti bene» spiegano dalle barche ormeggiate nel Burlamacca.

Sono stati due pescatori a bloccare il cadavere prima che la corrente lo trascinasse verso il mare. I militari della Capitaneria di porto, a cui è arrivata la prima chiamata d’emergenza, hanno recuperato il corpo all’altezza della palestra Berchielli insieme ai vigili del fuoco e ai carabinieri. Un amico del sessantaduenne che passava lungo il canale, tunisino anche lui, ha subito riconosciuto le scarpe da ginnastica dell’uomo. Gli è stato mostrato il volto e ha identificato Ben Salem. Intorno alle 8,30 è arrivato il nulla osta del magistrato di turno, la dottoressa Sara Polino, e la salma è stata trasferita all’obitorio dell’ospedale Versilia.

Dai primi accertamenti non risultano segni di violenza sul corpo del tunisino. L’uomo potrebbe essere caduto in acqua nella zona della Torre Matilde che bazzicava spesso, soprattutto dal tardo pomeriggio in poi. La salma tuttavia resta a disposizione del magistrato, dunque al momento non è stata ufficialmente esclusa alcuna ipotesi. In tasca Ben Salem aveva un cellulare vecchio modello e delle chiavi. La carta d’identità, in cui risulta residente a Piombino, è stata ritrovata in un container vicino al nuovo mercato ittico, in Darsena, dove Mahmoud dormiva. «Ha dormito un po’ ovunque, in macchina, in roulotte - dicono gli amici pescatori - lui sembrava felice nonostante la povertà. La vita da povero la faceva qui da noi ma in Tunisia - raccontano - era benestante. Aveva due ville bellissime». «Ero solo un bambino quando lo vidi per la prima volta imbarcarsi con mio padre - ricorda un pescatore di 45 anni - Mahmoud ha sempre lavorato. Proprio ieri mattina (martedì, ndr) era venuto qui, felice, per aver guadagnato 100 euro in spiaggia».

Quando finiva di lavorare sulle barche infatti, andava a vendere bibite ghiacciate nella spiaggia della Darsena. «Il ghiaccio lo aveva preso anche ieri sera (martedì, ndr) pronto a vendere l’acqua ai bagnanti come ogni estate. Voleva tornare a casa a settembre per andare a trovare i figli». I pescatori raccontano anche che poche settimane fa non si era sentito bene. Non solo: «Nell’ultimo mese e mezzo aveva avuto dei problemi con i connazionali. In due o tre casi lo abbiamo visto arrivare con gli occhi pesti».

Nonostante vivesse in Italia da anni, la sua famiglia non lo ha mai raggiunto. «In Tunisia aveva quattro o cinque figli e una moglie, da cui però ci raccontava di essersi separato qualche tempo fa - dicono i pescatori - Mammut era una bravissima persona. Ogni mattina si presentava qui al molo e chiedeva in cosa potesse aiutarci. Era contento quando ci vedeva tornare con tanto pesce perché sapeva che anche per lui sarebbe riuscito a guadagnare qualcosa. Ci ha fatto male vederlo finire in quel modo».

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