Italia
Elezioni, il ricorso di Tomei: sentenza del Tar illegittima
Per l’avvocato Valerio Pardini il caso delle 675 schede scomparse è solo una «clamorosa svista» Ieri ancora le notifiche, concluse le quali l’atto potrà essere iscritto a ruolo al Consiglio di Stato
VIAREGGIO. La sentenza dei giudici del Tribunale amministrativo di Firenze è «illegittima» e va riformata ed annullata per «eccesso di potere per travisamento dei fatti e illogicità manifesta». Così il ricorso al Consiglio di Stato presentato dall’ex consigliere comunale Gabriele Tomei, ricercatore universitario all’università di Pisa, e firmato dall’avvocato fiorentino Valerio Pardini. Ancora ieri gli ufficiali giudiziari erano impegnati nelle notifiche. Solo quando saranno completate, il ricorso - nel quale si richiede la sospensiva della efficacia della sentenza del Tar - potrà essere iscritto a ruolo. Ed allora sarà noto quando potrà essere discusso.
Ventiquattro pagine che, in più passaggi, sembrano scritte in punta di principio più che in attinenza con quanto scritto in maniera dettagliata dai giudici del Tar, in una sentenza che merita di essere letta e riletta. In particolare per quanto riguarda le 675 schede vidimate, non utilizzate e poi scomparse alla sezione 2 (Lambruschini) l’avvocato Pardini scrive che «non si può escludere a priori che l'errore materiale, perché di ciò si tratta, della errata conservazione di parte delle schede autenticate e non utilizzate sia dipeso dal fatto che tali schede siano state riposte e custodite in altri plichi della sezione». Dove il Tar - punta il dito il legale - non le ha fatte cercare alla Prefettura.
Il Tar, in realtà, ha scritto senza mezzi termini che «il fatto inspiegabile che siano state conservate solo 116 schede esclude, che possa essersi trattato di un banale errore in ordine alle modalità di conservazione delle schede autenticate e non utilizzate». Schede che per l’avvocato Pardini il Tar avrebbe dovuto far cercare in tutte le buste possibili e immaginabili, ma che da legge elettorale devono lasciare il s eggio un minuto dopo che le operazioni di voto siano terminate e non possono “frullare” in libertà per ogni dove. »La difesa di Pardini è invece convinta del contrario: «Si è trattato di una se pur clamorosa svista o se si preferisce di altrettanto clamoroso errore materiale; ma di tanto si tratta e di niente altro».
Il giudizio del legale di Tomei sull’operato dei giudici amministrativi non si nasconde dietro i termini giuridici: «Non può non rilevarsi - si legge - come la decisione sia stata presa in totale difetto di istruttoria, in maniera del tutto irragionevole e manifestamente illogica, non essendo stato dato corso ad attività istruttorie che, da sole, avrebbero potuto ulteriormente suffragare la piena legittimazione a governare del sindaco in carica, Giorgio del Ghingaro».
L’ultima pagina dell’atto che a breve i giudici del Consiglio di Stato si troveranno davanti è dedicata per intera alla situazione politico/amministrativa della città che non a subito alcun “vuoto” di governo, essendosi da giorni insediato il commissario prefettizio Fabrizio Stelo, con poteri di sindaco, Giunta e consiglio comunale. L’avvocato Pardini nell’elenco dei “desiderata” mette anche il concordato fallimentare per la Viareggio patrimonio e conclude parlando di «sentenza contraddittoria».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google