Sicurezza
Fiumetto, l’unica certezza «Inquinato per un errore»
I possibili responsabili dello sversamento di idrocarburi già nel mirino dei vigili Attesa per oggi la revoca del divieto di balneazione in cinque bagni della zona
FIUMETTO. Il divieto di balneazione? «Sì, ci ha detto qualcosa il bagnino al riguardo, ma noi un tuffo lo facciamo lo stesso. Dov’è il problema?», si chiede un genitore, con figlio in scia, appena uscito dall’acqua.
Il problema sta tutto in quell’ordinanza, a firma del sindaco Massimo Mallegni dove, per motivi precauzionali, da sabato scorso dice che appunto tuffi e nuotate sono proibiti nei pressi della foce del fosso Fiumetto: 300 metri, circa, di specchio di mare a rischio idrocarburi a causa dello sversamento avvistato sempre sabato scorso, nel Fiumetto. E così davanti a cinque stabilimenti balneari di zona - Lido, Coluccini, Genzianella, Felice e Versiliana Beach - fra i più importanti del litorale marinello, un cartello, con l’avviso, piantato nella sabbia, ricorda che lo stato di salute del mare potrebbe non essere dei migliori. Ma, come detto, in mare c’è stata, durante il fine settimana e ancora ieri, la ressa dei giorni di festa. «Abbiamo provato a dire del divieto a chiunque si avvicinasse all'acqua: la stragrande maggioranza, come in passato del resto - fa sapere un bagnino - ci ha ringraziato e poi si è tuffata nel mare. Pochi hanno deciso di rinunciare. Detto questo, abbiamo saputo che l’ordinanza ha una motivazione precauzionale: lo stesso sindaco ha infatti evidenziato che la chiazza di idrocarburi è stata circoscritta e risucchiata. In sostanza, nessun rischio».
Già, però anche nella giornata di ieri il via libera da parte di Arpat - che ha eseguito tutta una serie di accertamenti sulla balneabilità- non è arrivato. «Questa mattina, entro mezzogiorno, prenderemo una decisione. Ribadisco che siamo intervenuti in modo tempestivo - spiega Mallegni - e che nel mare non c’è finito niente di pericoloso. Poi, com’è ovvio che sia, in questi casi, un minimo di precauzione è doverosa e quindi è giusto fare un’ordinanza di divieto che penso di revocare, una volta avuto gli esiti da Arpat, in giornata. Ritengo che abbiamo agito in modo responsabile, a tutela della salute delle persone. Anche il minimo rischio, in questi casi, va tenuto nella giusta considerazione». Fra una settimana sapremo se nel fosso Fiumetto c’è finito gasolio, benzina o altro: un po’ prima, è l’auspicio, dovrebbe invece essere fatta chiarezza su chi e come ha causato quello che era e resta un’emergenza ambientale sul territorio. La polizia municipale, che segue le indagini, ha nel mirino alcune possibili fonti di inquinamento e quindi altrettanti eventuali responsabili, ma più che di dolo si fa strada l’ipotesi della negligenza. Di certo resta la gravità di fondo di quanto avvenuto, senza dimenticare che il fosso Fiumetto, e gli stabilimenti balneari di zona, hanno già dovuto fare fronte in passato, anche recente, con altri divieti di balneazione di ben altra origine.
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