Attenzione
Pucciniano, presidente confermato
Alberto Veronesi: «Sentenza del Tar improvvida, attacco alle istituzioni e alla democrazia»
VIAREGGIO. Le dimissioni - come da comunicato arrivato dal Comune quando ormai la sentenza del Tar era più che esecutiva - erano state definite come «irrevocabili e con effetto immediato, senza accettare alcuna proroga». Il commissario straordinario Fabrizio Stelo, però, di istituzioni ne ha “macinate”. Così che, nel presentarsi ai cronisti nelle prime ore dell’insediamento, era stato chiaro: avrebbe riconfermato tutti i dimissionari che avessero messo sul suo tavolo qualcosa di scritto. Senza per questo peritarsi di fare nuove nomine se proprio uno o più posti nei cda fossero rimasti vuoti. E se la prossima settimana Stelo metterà le mani in Sea (ieri c’è stato l’incontro commissario-sindaco di Camaiore, Del Dotto), ieri ha ricevuto i vertici della Fondazione Festival Pucciniano. Incontri separati per cda - che aveva richiesto un appuntamento - e presidente Veronesi, chiamato - come racconta lui stesso - «martedì dal segretario generale del Comune». Una tempistica che contrasta con le affermazioni dello stesso Veronesi che ieri, dopo la riconferma nell’incarico, ha indetto una conferenza stampa: «Questa mattina (ieri per chi legge, ndr) dopo le indicazioni date dal Giorgio Del Ghingaro nella serata dell’Eden, ancora presente a Viareggio come prossimo candidato e prossimo sindaco della città, ho fatto un passo verso il commissario, per sentire dalla sua viva voce la determinazione a respingere le dimissioni».
Veronesi, protagonista della serata che ha lo ha visto interrompere la direzione della Tosca per protestare contro la decisione della Prefettura di nominare il commissario, quando invece l’ex amministrazione contava su un tempo più lungo (ingiustificato in base ai precedenti) che li tenesse in sella nonostante la sentenza del Tar, è tornato a contestare la decisione dei giudici. Parlando di «sentenza improvvida» e continuando con la definizione di «attacco alle istituzioni e alla democrazia». Eppure nel resto d’Italia - dove per esempio il Comune di Voghera attendeva per il 21 luglio la sentenza del Consiglio di Stato e se l’è vista rinviare di un mese ancora - niente di tutto questo viene dichiarato. I giudici dei Tar non sono i golpisti turchi che a Viareggio i fedelissimi di Del Ghingaro vanno descrivendo, mentre sindaci e candidati ricorrenti attendono pazienti l’esito delle vicende giudiziarie. «Io non mi occupo di Voghera o Catanzaro», risponde Veronesi: «E comunque a Viareggio ho sostenuto un sindaco che ha vinto e trovo scandaloso che per un problema di un pasticcio materiale si sia deciso per la cancellazione totale della tornata elettorale. Come si vivesse in una Repubblica fondata sul Tar, invece che sulla democrazia».
Veronesi, infine, difende il proprio abbandono del palcoscenico la sera della prima di Tosca: «La politica e l’arte non sono separate. L’artista si schiera e io non ho paura a farlo. A Milano con Sala, come a Viareggio con Giorgio Del Ghingaro».
Ma alla domanda se tornerà a dirigere Tosca le certezze si sgretolano: «Vedremo se ha ancora un senso una direzione artistica gratuita». Per il cda di Alberto Pisanelli la risposta sarebbe già negativa.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
