Il Tirreno

Versilia

I marocchini-italiani: fermateli

di Donatella Francesconi
I marocchini-italiani: fermateli

Chi lavora regolarmente e cresce a Viareggio i propri figli chiede leggi e interventi anti clandestini

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VIAREGGIO. Non solo ragazzini nord africani che ciondolano alla stazione, ma padri di famiglia arrivati a Viareggio all'inizio del Duemila, che si sono spaccati la schiena nei cantieri navali ed oggi sono cittadini italiani, hanno figli e figlie «che quando tornano in Marocco non sanno parlare neppure una parola della nostra lingua». Jamal El Kasmi, Mohammed Bouzid, Karim Oukerroum accettano l'incontro con il "Tirreno" all'indomani del ripetersi di risse che attraversano il centro città come trombe d'aria e lasciano dietro di se' scie di sangue.

«Ho girato un po' di Europa - è la considerazione di Jamal - e queste cose le ho viste solo qui. Cose che fanno fare una brutta figura al nostro Paese e finisce che per i viareggini siamo tutti uguali». Violenza e spaccio finiscono per condizionare anche la vita di chi, straniero, lavora e fa la propria vita in pace: «Se voglio portare la famiglia in un bel locale, per una pizza, mi freno», spiega ancora Jamal: «So come saremo guardati, considerati, appena vi metteremo piede. E così si va tutti alla solita pizzeria. Per non parlare di quando al supermercato vedo una signora anziana che mi guarda e stringe la borsa a se'».

Alla domanda su come vedono Viareggio oggi, la risposta è quella che un'intera città potrebbe dare: «Non siamo padroni di avere un motorino, o tenere le biciclette dei ragazzi in cortile. È un continuo rubare». Senza contare che «mia moglie non può fare il sottopasso dopo le sette-otto di sera. È sempre pieno di stranieri, è pericoloso».

Jamal è un fiume in piena, ha desiderio di confrontarsi, farsi sentire: «I problemi sono iniziati negli ultimi dieci anni. Ci sono clandestini che sanno la legge meglio di me. Mi capita di leggere di un connazionale arrestato con quale etto di droga, vedere la foto e dopo un mese incontrarlo in giro, libero. Serve una legge severa: chi delinque deve andare via. Senza documenti che fanno qui?».

I figli che si affacciano all'adolescenza chiedono «papà, ma perché i marocchini stanno sempre alla stazione?». E rispondere è difficile, è l’amara considerazione di Mohammed.

In Italia tutti hanno molto lavorato. Ora, però, «per chi ha figli vivere in Italia è difficilissimo», è ancora Bouzid a parlare. I ragazzi sono cresciuti qui «ed hanno un'altra cultura, un'altra mentalità. Non parlano neppure arabo». E quando Jamal ha provato a trasferire l'attività in Marocco, alla fine è tornato: «Siamo nel mezzo, ormai…». Stranieri in Marocco, vissuti come estranei nell’Italia di cui sono cittadini con la stessa rabbia di tutti: «Cosa fanno tutto il giorno davanti ai kebab a frotte i giovani senza permesso e senza un lavoro? Non penserete davvero che mangino tutto il giorno?». E le parole di Mohammed, in un italiano ormai perfetto, sono le stesse ascoltate tra residenti e commercianti di via Mazzini. «Eppure - è la proposta di Jamal - i negozi degli stranieri possono essere valorizzati per mostrare una Viareggio aperta al mondo. La situazione va gestita e servono più controlli e le attività devono essere in regola».

Un modo per scambiarsi cibo, idee, usi e costumi. Puntando ad evitare quello che è accaduto a Karim, da molto tempo mediatore culturale al segretariato sociale e all'ambulatorio della Croce Verde per stranieri, sempre più soggetto a tagli: «Ero allo sportello ed un uomo chiede “c'è qualcuno?” Mi guardo intorno e rispondo che ci sono io. E lui: “Sì, ma c'è qualcuno?”. Aveva bisogno di informazioni per l'ospitalità ad una badante dell'Est. L'ho aiutato e alla fine ha riconosciuto il mio ruolo».

Nella comunità nordafricana insediata a Viareggio in molti oggi pensano di tornare ad emigrare: «Abbiamo tanti amici italiani che stanno andando via. Così come stanno andando in Marocco i pensionati italiani. Ed oggi si pone con forza il problema del trasferimento delle pensioni dall'Italia al Marocco».

Quando l'incontro avviene l'amministrazione è ancora in carica: «Chiediamo un incontro al sindaco», è il messaggio nella bottiglia per il prossimo primo cittadino.

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