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Sfratto all’ex pretura un bimbo resta ferito

Sfratto all’ex pretura un bimbo resta ferito

PIETRASANTA. Una mattina di tensione, grida, insulti, lacrime e malori, quella di ieri dalle parti dell’abitato dell’ex Pretura, lungo la via Provinciale per Vallecchia. E del resto non può essere...

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PIETRASANTA. Una mattina di tensione, grida, insulti, lacrime e malori, quella di ieri dalle parti dell’abitato dell’ex Pretura, lungo la via Provinciale per Vallecchia. E del resto non può essere altrimenti quando si parla di un dramma come lo sfratto. L’intervento dei vigili e della polizia - con la presenza sul posto di un’ambulanza della Croce Bianca di Querceta - alla fine si è concluso con l'uscita dalla casa, di proprietà comunale, di una famiglia senegalese composta da 6 persone, ma le 3 ore precedenti erano state caratterizzate da un confronto dialettico fra le parti diventato con il trascorrere del tempo sempre più serrato. Da una parte l’incaricata del Comune, supportata da vigili e polizia, che motivava il provvedimento e la necessità di lasciare la casa, dall’altra gli sfrattati che non avevano alcuna intenzione di abbandonare l’alloggio. Con un momento di forte concitazione che ha visto - per cause adesso oggetto di accertamento - un bambino, parente dell'assegnatario dell’abitazione, costretto a ricorrere alle cure mediche per un lieve colpo alla testa.

«Vivo a Pietrasanta da 34 anni, mia figlia è nata qui e fino a quando ho potuto e le condizioni di salute me lo hanno permesso, ho lavorato e pagato tutto quello che dovevo pagare - spiega Seck Aly, 65 anni, intestatario dell’affitto - siamo in sei in famiglia, se ci mandano via, dove andiamo? Il Comune ci metta a disposizione anche una casa di legno e ci venga incontro con un affitto congruo e pagheremo, ma non 580 euro come quanto chiedono oggi e che ci ha portato ad accumulare debiti. Mio figlio è pronto ad aderire ai progetti lavoro del Comune per pagare, come gli altri assegnatari, il dovuto. Perché anche altre famiglie sono nella nostra stessa situazione, però ad essere sfrattati siamo noi».

Dura la replica dell'assessore Lora Santini. «Ci siamo impegnati con la famiglia Aly a contribuire a pagare metà dell’affitto per l’abitazione dove decideranno di andare a vivere. Non lasciamo indietro nessuno, ma da parte della famiglia Aly, in questi mesi, non c’è mai stata la volontà di collaborare. Abbiamo proposto tutte le soluzioni, compreso quella a cui siamo arrivati oggi, e anche un patto di collaborazione, così come fatto con altri fruitori delle case parcheggio, con cui avrebbero dovuto saldare con il lavoro, mese dopo mese, i vecchi affitti mai pagati. Anche questa soluzione non era gradita: non volevano lavorare. La famiglia Aly non paga l’affitto da anni, e nemmeno le utenze. Dal 30 giugno 2013 avrebbero dovuto lasciare l’appartamento visto che non è mai stata concessa nessuna proroga. Da quel momento non hanno più pagato l’affitto e hanno continuato a vivere in quella casa. Il vero nodo è che si è permesso, in passato, a case parcheggio, di diventare case senza limite di tempo e questo è alla base dell’attuale difficoltà di gestione». (l.b.)

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