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Il Comune chiede di pagare lo scuolabus che non c’è

Il Comune chiede di pagare lo scuolabus che non c’è

A Stazzema inviate ingiunzioni sulle rette degli anni scorsi ma in decine di casi si tratta di errori grossolani

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STAZZEMA. C’è tanto di minaccia di pignoramento di beni mobili sulle diffide di pagamento che in queste settimane l’amministrazione comunale di Stazzema ha inviato a molti dei propri cittadini. Peccato che circa un terzo di queste ingiunzioni di pagamento (231 in totale) si riferiscano ad un servizio di scuolabus che non è mai stato istituito. Ovvero quello per il trasporto degli alunni delle scuole medie. Oggi il Comune di Stazzema esige dai cittadini una bella somma di denaro, considerato che le 231 diffide corrispondono a un ammontare di oltre trentamila euro.

A denunciare questo caso a dir poco controverso è Gian Piero Lorenzoni, l’ex sindaco e attuale consigliere comunale di minoranza di Stazzema. «Premetto – dice Lorenzoni - che se ci sono soggetti sui quali è documentato il fatto che non abbiano pagato un servizio pubblico sebbene siano nelle possibilità di estinguerlo il Comune fa bene ad inviare una diffida: se un cittadino ha usufruito di un servizio è infatti doveroso e giusto che lo paghi. Escluso ciò, su 231 diffide di pagamento inviate dall’amministrazione, ci sono circa ottanta casi - prosegue il consigliere di minoranza - per i quali si chiede l’annualità della tariffa dello scuolabus 2013-2014 agli studenti che hanno frequentato la scuola media di Pontestazzemese per tutte le tre classi. Ma come fa il Comune a chiedere il pagamento per un servizio che non ha mai istituito? Questo è grave e denota totale disordine, inefficienza e approssimazione, della macchina amministrativa di Stazzema» tuona Lorenzoni.

Tra i tanti due casi sono stati segnalati direttamente al consigliere della lista Luce a Stazzema: uno di Pruno, dove il Comune chiede la somma di 216 euro più gli interessi, alla famiglia di un bambino che frequentava in quegli anni la seconda media; nella seconda situazione – a Ruosina, e di mezzo c’è sempre la retta dello scuolabus – i genitori abitando nella frazione accompagnavano a piedi il figlio alla scuola materna.

Ma i casi di riscossione di tariffe non dovute potrebbero essere anche di più. «Siccome si parla di soldi – commenta Lorenzoni - è comunque un disagio anche se le famiglie (che per adesso si sono dovute recare in municipio) poi non dovranno pagare, e si crea anche un po’ di scompiglio, dando un’immagine del Comune concretamente negativa. Perciò chiedo che l’amministrazione attivi una procedura per attenuare i danni, perché qualcuno potrebbe anche promuovere una causa contro la diffida. E chiedo che si comunichi ai soggetti e alle famiglie interessate che si è commesso un errore, e quindi che nella lettera il Comune si scusi con i cittadini. È il minimo di dignità, visto che non può essere che il cittadino subisca e finisca per essere sanzionato e tartassato dalla giungla della burocrazia».

Il capogruppo di Luce a Stazzema si chiede infine anche il perché il Comune sia partito con le diffide dall’annualità 2013-2014, dato che nei precedenti bilanci comunali - almeno quattro - ci sono sempre state voci accese ai capitoli relativi ai residui relativi ai servizi scolastici.

Tiziano Baldi Galleni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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