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Versilia

Assobalneari al Governo: «È un dovere salvarci»

Dopo la sentenza della Corte di giustizia che boccia la proroga delle concessioni il presidente Fabrizio Licordari chiede all’Italia di farsi sentire con Bruxelles

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FORTE DEI MARMI. «Quello che sta avvenendo in Italia per le concessioni demaniali ai fini turistico ricreativi è una “suprema ingiustizia”». Così parla Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari Italia Federturismo Confindustria all’indomani della sentenza della Corte di giustizia di Lussemburgo che boccia la proroga al 2020 delle concessioni delle spiagge.

«Certamente - commenta Licordari - il risultato non è quello che ci aspettavamo perché oggi abbiamo la dimostrazione certificata che esiste una Europa con sfaccettature diverse, che riserva trattamenti differenti ai vari Paesi che la compongono e che tutto dipende dagli interessi economici in gioco, e dal peso politico che ogni nazione è in grado di esercitare. Questo tipo di concessioni in Spagna e in Portogallo hanno ottenuto trattamenti completamente diversi e sono state tutelate dai rispettivi Governi, con norme a tutela del valore economico e occupazionale che queste rappresentano».

Il presidente di Assobalneari snocciola una serie di dati, a dimostrazione di ciò che si poteva fare e non è stato fatto.

«Il Governo iberico ha prorogato fino a 75 anni le concessioni in scadenza nel 2018, permettendo anche di regolarizzare tutte le situazioni abusive, e il Portogallo nel 2007 ha introdotto il diritto di preferenza per il concessionario uscente. Per questi Stati non sono state sollevate obiezioni di sorta, non si sono aperte procedure di infrazione».

Per i piccoli imprenditori italiani invece, sottolinea Licordari, non c’è stata traccia di quanto fatto da Spagna e Portogallo.

«E per l’ Italia - chiede infatti il presidente di Assobalneari Confindustria - chi ha preso posizioni a Bruxelles a difesa di 30.000 aziende, di 300.000 posti di lavoro, di un indotto che gravita intorno al turismo balneare e che rappresenta numeri di primaria importanza, costituito da imprese fornitrici tipicamente italiane? In questi anni - ricorda - abbiamo fatto incontri con i vari rappresentanti dei Governi che si sono succeduti, abbiamo consegnato la normativa di Spagna e Portogallo e mai abbiamo trovato una posizione forte a difesa delle imprese italiane da fare valere a Bruxelles riscontrando sempre una posizione di sudditanza dei diktat europei».

E ancora: «Riteniamo che il nostro Governo abbia tutte le possibilità, la forza e soprattutto il dovere, di recarsi a Bruxelles per alzare il livello delle trattative ottenendo una proroga di almeno trent’anni per le concessioni esistenti, come ha fatto la Spagna. Solo in questo modo si potrà risolvere il problema. Ci attendiamo una forte azione di tipo politico visto che quella giudiziale è naufragata miseramente».

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