Il Tirreno

Versilia

Il fascino del Marocco a Villa Borbone

Il fascino del Marocco a Villa Borbone

I dipinti di Tongiani e le foto di Gaido raccontano il paese nordafricano

3 MINUTI DI LETTURA





TORRE DEL LAGO. Oggi al Pucciniano di Torre del Lago si inaugura una delle mostre più importanti di quest’estate artistica versiliese. Salgono in scena il pittore scultore Vito Tongiani e la fotografa Veronica Gaido, uniti nella medesima passione scoperta del Marocco quotidiano, quello disertato dai turisti e dalle guide esperte. Saranno presenti alla vernice il professor André Azzoulai, gran consigliere del Re e padre del ministro della cultura francese, l’ambasciatore in Italia del Marocco ed altre personalità.

Al di là della presenza di tanti notabili (dovrebbe anche esserci la ministra della Pubblica Istruzione Giannini), qual è il significato - anzi i significati - di questa mostra? Intanto la valorizzazione di rapporti cordiali, aperti, produttivi tra paesi, quali l’Italia e il Marocco, bagnati dal Mediterraneo. Questi rapporti non sono assolutamente scalfiti dalle imperanti divisioni imposte dal terrorismo. Sia qua che là vi è una forte intesa per arginare ciò che divide e l’opera di Tongiani e le foto della Gaido stanno a dimostrare che l’amore al paesaggio e agli uomini e donne è sempre stata una costante dello spirito e della cultura occidentale. Ecco che vuol dire la mostra.

Già Puccini, musicista ed artista che sapeva e seppe fiutare i tempi, aveva intuito che in Parigi (dove lui aveva ambientato Bohème) affiorava, grazie a pittori come Delacroix, una forte spinta all’Oriente. Era nata perfino una scuola, “l’orientalismo”, che non solo dipingeva odalische, harem, cortili e regge marocchine e tunisine, ma si spingeva anche oltre, Gauguin nell’esotica Tahiti, altri in Cina. Cosicché Puccini, anche su riflessioni fatte con Galileo Chini, noto per aver affrescato la reggia del Siam, dedicò all’oriente due opere, la Butterfly eppoi Turandot. Per questa sensibilità pucciniana, mai abbastanza studiata, è pertinente l’opera di Tongiani e della Gaido anch’essi richiamati a ciò che di ingenuo, di fresco, di assolutamente originale, vi è in certi territori marocchini non ancora piegati della mondializzazione. Tongiani, come Delacroix come Matisse, è arrivato in Marocco attratto dalla spontaneità dei comportamenti e dal richiamo dei colori. Tongiani, da Torino ove aveva casa-studio e committenze (sue sono le statue a Puccini in Lucca e Montanelli in Milano), Già nel 76 si era trasferito alla “Rouche”, il quartiere di Parigi da sempre patria di pittori e scultori quali Modigliani, Picasso, dello stesso Lorenzo Viani. Qui, in un piccolissimo atelier, cinque metri per cinque, vivendo con moglie tunisina e figlio di quattro anni, s’era incapricciato dall’arte figurativa post-impressionista. Lo aveva notato e scelto per un’esposizione perfino Jean Clair, nume del ritorno al realismo. Ma a Tongiani non bastava. Parigi lo soffocava. Così, seguendo la voglia di tanti francesi alle purezze dei cieli mediterranei, se ne venne prima a Marrakesh eppoi ad Essaouira, cittadina di 45mila abitanti, dove trovò modelle, pescatori, azzurri tersi, un umanesimo islamico molto radicato (soprattutto nella componente berbera). E vi fece patria. Ora vi abita, alternando a periodi camaioresi, dove ha una splendida casa in collina.

Di questa patria marocchina Tongiani mostra al Pucciniano eloquenti ritratti di ragazze semplici e di regale postura, squarci di attività pescatorie (esaltati da fiammanti colori ed accostamenti felicissimi), paesaggi incantevoli. I medesimi soggetti, sfumati, onirici, “disossati”, vengono ripresi nelle foto, davvero suggestive, di Veronica Gaido che da anni accompagna il maestro nelle escursioni in quel paese.

La Gaido è un personaggio complesso: imprenditrice, fotografa, regina del jet-set versiliese, alterna la varie attività con grazia e cresciuta competenza. Il Marocco lei lo descrive con raffinate suggestioni; non siamo di fronte ad immagini di cronaca e vita riportata con precisione: siamo invece in un universo di meraviglie sfuggenti, gabbiani, pescatori, mercati, porti intravisti, volatili, destrutturati come oggi l’occhio riesce a intravedere (più che a vedere).

La mostra al Pucciniano è organizzata da Claudio Giannini de “Il Caleindoscopio” . Ed è stata fortamente voluta da Umberto Donati, consigliere di amministrazione del Pucciniano medesimo. Giannini e Donati hanno lavorato con estrema pazienza per cucire personalità ed enti dispersi nel territorio, comunque ben attivi per eventi di gran classe come questo che prende il via il 14 luglio, data di gloriose connotazioni non solo francesi.

Adolfo Lippi

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa