Sicurezza
La vittoria di Marco: io, ragazzo autistico, primo della classe
Quando era piccolo gli fu diagnosticato il disturbo con cui deve convivere ma genitori e insegnanti non si sono mai arresi. Ha superato l'esame di maturità con il massimo dei voti
VIAREGGIO. Dall’altra parte del telefono Marco Cruciani chiede: «Davvero mi intervistate?». Davvero. «Che bello!»
Marco è uno dei centisti del Piaggia ma la sua storia è particolare: quando era piccolo gli è stato diagnosticato l’autismo, un disturbo che provoca un ritardo delle funzioni cognitive e che rallenta molto l’apprendimento. Ma questo non l’ha fermato: con tanto impegno e forza di volontà Marco è riuscito a totalizzare il massimo dei voti.
«Ho preso cento alla maturità perché sono stato bravissimo e ho fatto un esame molto bello - racconta candidamente - ho portato una tesina sulla Toscana e all’orale ho portato la storia di Malala Yousafzai, l’attivista pakistana vincitrice di un premio Nobel per la pace».
La sua verve è incontenibile e snocciola nozioni come se fosse nuovamente davanti alla commissione d’esame. I professori quando lo hanno interrogato si sono commossi: Marco era perfettamente a suo agio durante la presentazione e ha dimostrato che il suo amore per lo studio era più grande di ogni ostacolo.
La passione di Marco è Dante e racconta le storie dalla Divina Commedia: «Mi piace tanto la letteratura italiana e la mia parte preferita del poema è quando il poeta incontra Virgilio. Ma in realtà mi piace tutta, anche il Paradiso».
Marco è sempre stato seguito fin dal primo anno da un insegnante di sostegno, Glenda Pucci, che ovviamente ha gioito del risultato: «Lui è un ragazzo pieno di gioia e trasmette buon umore a tutte le persone che gli stanno intorno: è benvoluto dai compagni e i professori lo stimano perché è un’anima buona - racconta - non nego che sia stata una battaglia lunga che abbiamo combattuto senza mai sacrificarci ma gli sforzi ci hanno ripagato».
Alessandra Volterrani, la mamma di Marco, è commossa dalla notizia. Ha già due figli, due gemelli di 23 anni, e il problema di Marco le aveva dato delle preoccupazioni: «Per noi è un bel traguardo - racconta - lui si è impegnato tanto ed eravamo più noi di famiglia a essere agitati: lui sembrava tranquillo. Quando abbiamo saputo è stato bellissimo: mi sono avvicinato a lui e gli ho detto che Malala sarebbe molto fiera di lui».
La famiglia non si è mai arresa agli ostacoli che la vita ha deciso di imporre a Marco: «Sin da quando ci avevano detto del suo problema siamo stati molto preoccupati per il suo futuro e, in realtà, lo siamo ancora - ammette - crearsi un futuro ed entrare nel mondo del lavoro è già difficile per i normodotati, figuriamoci per chi deve impegnarsi il doppio. Ma questo risultato è un segnale per cui non tutto è perduto».
Merito anche di chi lo ha seguito: «Ha avuto sempre degli ottimi insegnanti - dice la mamma - è stato un pioniere per certi versi perché fino a quel momento la scuola non aveva mai avuto dei ragazzi disabili. Quindi abbiamo lavorato molto coordinandoci con i docenti affinché questa disabilità non fosse troppo un ostacolo - dice - l’ho scritto anche su Facebook: questo cento non è solo di Marco ma è di tutta la scuola che si è adoperata per sostenerlo in ogni momento».
Ma prima di tutto è di Marco che non si è mai sentito escluso, non ha mai dovuto sgomitare per essere accettato. La scuola è riuscita a creare quel terreno fertile che poi ha lo ha portato a sbocciare e prendere quel voto tanto ambito sin dal primo anno.
«A me ora piacerebbe lavorare ma ancora non lo so, non ho deciso - conclude Marco - non voglio iscrivermi all’università, per carità. A me piace studiare ma l’ho fatto per tanti anni della mia vita e ora basta: non ne posso più».
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