Attenzione
L’ex vice sindaco: via a testa alta
Rossella Martina: le sentenze della magistratura debbono essere rispettate
VIAREGGIO. Rossella Martina, fino a ieri assessore alla cultura e vice sindaco dell’amministrazione Del Ghingaro alla quale ha contribuito fin dall’inizio con l’esperienza di “Viareggio tornerà bellissima” è l’unico componente della Giunta a parlare pubblicamente, senza timori, del terremoto che ha colpito Viareggio. «Se il Tar ha deciso in questo senso c’erano dei motivi. Rispettiamo la magistratura e le sentenze del tribunale e dunque ci apprestiamo a lasciare il Comune in mano a un commissario prefettizio con la massima serenità personale».
Il pensiero però va ad una decisione che «inevitabilmente riporta la città tutta al punto di partenza. Quasi due anni fa il dissesto, oggi lo stop che arriva dai giudici amministrativi». Un giorno dopo la prima delibera “di ciccia” dell’Organismo straordinario di liquidazione, quindici giorni prima della scadenza del 31 luglio, quella per la salvaguardia degli equilibri di bilancio.
«In questo anno - continua Martina - il sindaco, la Giunta e tutti i consiglieri della maggioranza hanno lavorato con professionalità e passione. Abbiamo fatto il possibile e forse anche qualcosa di più per portare Viareggio fuori dalla palude in cui l'abbiamo trovata, come del resto mi testimoniano decine e decine di messaggi e telefonate. Mi dispiace per Viareggio che purtroppo, di nuovo e a lungo, dovrà risentire degli effetti della sentenza per inevitabile incertezza e mancanza di riferimenti politici».
Di fronte alle parole della sentenza che di politico hanno ben poco e che disegnano un’incapacità del sistema viareggino, Martina non nega l’evidenza. Ed al cronista dichiara appunto che vista la decisione che arriva dalle aule di giustizia, qualche motivo evidentemente c’era.
«Spero con tutto il cuore- conclude l’ex vice sindaco - che sopravviva anche Viareggio all'ennesima prova. È stata durissima ma anche una bellissima avventura. Un grazie a tutti quelli che ci hanno creduto». (d.f.)
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