La protesta
Più controlli nel lapideo La Cgil: una rivoluzione
Al via ispezioni continue per verificare che nelle cave e nei laboratori vengano rispettate le regole sulla sicurezza e la regolarità del lavoro
SERAVEZZA. Ormai è chiaro, dopo anni di richieste da parte di sindacati e comuni, la Regione ha deciso di voltare pagina sul mondo del marmo. Sarà una svolta politica storica. Tutto è stato messo nero su bianco dal presidente Rossi con le Procure di Massa Carrara e Lucca: il protocollo stabilisce di avviare un sistema di controlli sulle cave e nei laboratori di marmo per garantire la sicurezza e combattere il “nero”. Intanto «le notizie apparse sui giornali hanno già allertato il settore del lapideo - spiega Leonardo Quadrelli, segretario provinciale della Fillea Cgil - che da un po’ non erano più abituate a fare sicurezza e formazione».
Siamo all’inizio di una rivoluzione. Basti pensare che la Regione stanzierà 2,5 milioni per formare nuovi controllori, che saranno il braccio operativo della Procura. Finanzierà anche macchine fotografiche, computer e 17 fuoristrada per salire sui siti di cave. «Tutto va inquadrato nel contesto in cui si trova questo settore: se non si cambia rotta si rischia tutti (lavoratori, imprenditori e sindacati) che ce lo chiudano», ipotizza Quadrelli. Secondo il segretario della Fillea il rispetto dell’ambiente è ormai un tema sensibile ai più, perciò l’escavazione deve tornare ad avere un fine sociale economico per essere giustificata.
«Sempre meno persone vivono dall’estrazione e della lavorazione, e quelli che ci lavorano sono sfruttati attraverso contratto a tempo determinato o voucher». Così sarà lotta all’illegalità, all’insicurezza e al “nero”. Il presidente Enrico Rossi ha detto che i controlli non saranno più un’eccezione, ma la norma.
In questi giorni l’Asl ha già fatto visita – in Versilia – a qualche laboratorio e cava. «Sono state fatte prescrizioni sullo stoccaggio di materiale e sulla movimentazione – dice Quadrelli – mentre in qualche cava sulle lavorazioni». Ma la media per azienda era di un controllo ogni 4 anni: da settembre si cambia. Tra le novità che saranno introdotte c’è quella della sospensione della concessione di coltivazione in caso di gravi reati e sanzioni. «La nostra idea – dice Quadrelli - è quella di continuare a lavorare ma nelle regole. E il protocollo firmato da Rossi con il procuratore di Massa Aldo Giubilaro va nella direzione delle misure che da anni chiediamo».
Senz’altro il motivo scatenante è da ricercare anche nei sei morti, in nove mesi, avvenuti nel distretto di Massa e Carrara. «E un ferito ogni due giorni tra Lucca e Massa Carrara - prosegue Quadrelli - dentro questo patto ci sono le nostre richieste: più controlli, sospensione dell’attività se risultano ci gravi problemi ambientali, di sicurezza e di legalità». Ovvero ciò che è scaturito – e poi scritto nel documento presentato a Rossi – dallo sciopero generale del 28 aprile a Seravezza, con tanto di corteo da piazza Carducci alle Scuderie dove si svolse il convegno.
«Il secondo problema dopo quello della sicurezza, che ha numeri impressionanti, è quello della legalità: in pochi guadagnano dall’estrazione – dettaglia Quadrelli - e c’è una sottofatturazione che va dal 40% al 60%, come è emerso nell’inchiesta “Nero sulle cave” di Carrara. Sono tanti gli imprenditori che dicono che sono in difficoltà ad approvvigionarsi della materia prima ma non possono denunciare questa situazione».
Una soluzione, per i sindacati sarebbe tracciare i blocchi con un numero di matricola. Infine ci sono il problema degli orari di lavoro e la salvaguardia dell’ambiente, che almeno in Versilia – negli ultimi anni – è andata migliorando, con la marmettola quasi sparita dai fiumi.
Tiziano Baldi Galleni
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