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Spese pazze in porto In tribunale parlano i primi testimoni

Spese pazze in porto In tribunale parlano i primi testimoni

VIAREGGIO. Prende il via in tribunale a Lucca il processo per le cosiddette “spese pazze” alla Viareggio Porto. In aula verranno ascoltati i primi testimoni: sono gli ufficiali di polizia...

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VIAREGGIO. Prende il via in tribunale a Lucca il processo per le cosiddette “spese pazze” alla Viareggio Porto. In aula verranno ascoltati i primi testimoni: sono gli ufficiali di polizia giudiziaria che hanno condotto l’inchiesta.

Sul banco degli imputati l’ex presidente della società pubblica Alessandro Volpe - difeso dall’avvocato Enrico Marzaduri - e l’attuale direttore Pietro Romani, tutelato dagli avvocati Filippo Tacchi e Andrea Bagatti.

Entrambi hanno sempre negato ogni addebito, ribadendo la propria innocenza. Dovranno rispondere tutti e due di turbativa d’asta e di peculato, mentre a Volpe viene contestato anche l’abuso d'ufficio.

Secondo la Procura - l’inchiesta era stata portata avanti dal pubblico ministero Fabio Origlio, oggi al lavoro in Corte d’Appello a Firenze - sia Volpe che Romani avrebbero utilizzato i soldi della Viareggio Porto per spese che non avevano nulla a che vedere con la ragione sociale dell’ente.

Nel capo d’imputazione per peculato (il reato che commette un amministratore pubblico quando si appropria di denaro o beni pubblici) la Procura ha contestato i 135 euro spesi per i panini tartufati di Procacci, acquistati nella bottega omonima a Firenze. Ma anche bistecche e salsicce, comprate per una grigliata in zona porto. Come ammesso dallo stesso Volpe nel corso dell’udienza preliminare, in cui ha fornito la propria versione.

Volpe ha sempre parlato di pranzi e cene di rappresentanza come scopo di questi acquisti.

Romani, invece, è accusato tra le altre cose di aver fatto benzina per la propria auto con i soldi della società pubblica. Secondo la difesa, però, era l’unico veicolo che poteva essere usato, perché la Viareggio Porto non ne aveva a disposizione.

Il pm contesta a Romani anche di aver trattenuto i soldi che venivano chiesti ai diportisti per l’uso delle docce (circa 700 euro all’anno). Inoltre avrebbe riscosso denaro per un ormeggio affittato da un diportista e fatto 250 euro di telefonate con il cellulare della società.

Per quanto riguarda l’accusa di turbativa d’asta, nel mirino è finita l’assegnazione di uno specchio d’acqua alla Madonnina, che avrebbe dovuto ospitare una champagneria galleggiante (in realtà mai aperta). Secondo la Procura Volpe accelerò i tempi per il bando di gara, senza mettere la data e dando il proprio ok alla documentazione, per favorire un privato: la società Maxidò. Per questo motivo anche Romani, come responsabile del procedimento, è sotto accusa per lo stesso reato. Infine, l’abuso d’ufficio contestato solo a Volpe. Che secondo la Procura avrebbe affidato i lavori per la ristrutturazione di due capannoni a Torre del Lago (758.000 euro) a ditte e a professionisti di sua fiducia, senza passare da gare d’appalto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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