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Assolto il dottor Cannabis dopo 150 giorni di carcere
Era stato accusato di coltivazione di marijuana nel suo terreno di Forte Si dovrà attendere novanta giorni per conoscere la motivazione del giudice
PIETRASANTA. Più che dottor Cannabis si definisce il “sommelier della ganja”. Fabrizio Cinquini, 52 anni, originario di Pietrasanta, è conosciuto per la sua battaglia trentennale a viso aperto a favore dell’utilizzo della marijuana a scopo terapeutico.
Una missione che lo ha portato spesso negli anni ad avere guai con la giustizia. L’ultima volta circa un anno fa, quando era stato sorpreso dai carabinieri mentre andava ad annaffiare le sue piante in un campo a Vittoria Apuana. Da lì era partita la denuncia e venerdì scorso quest’ultimo capitolo della sua vita si è concluso con un’assoluzione piena da parte del tribunale di Lucca per il reato di coltivazione. Secondo il giudice il fatto non sussiste.
Per capire la ragione di questa scelta si dovranno attendere le motivazioni della sentenza. Effettivamente Cinquini quelle piante le aveva, ma il giudice potrebbe aver tenuto conto delle analisi tossicologiche fatte sui soli otto esemplari maturi che riportano un basso contenuto di Thc (la sostanza psicotropa, drogante, tra i principi attivi della cannabis, ndr).
«Si tratta di sedici piante in vaso e otto interrate, quelle mature - dice l’avvocato riminese di Cinquini, Carlo Alberto Zaina - dalle analisi dei campioni è stato stabilito che la coltivazione avrebbe potuto produrre un quantitativo di droga pari a 19 grammi, decisamente non sufficiente per essere considerato influente in un mercato come quello di Lucca e provincia». Le altre 16 piante che Fabrizio coltivava scientificamente erano piuttosto indietro nel percorso di maturazione e quindi “non rilevanti”.
Zaina è un avvocato che si batte da anni proprio sul tema delle droghe, ha anche partecipato alla stesura della legge sulla legalizzazione che arriverà il 25 luglio prossimo alla Camera. L’avvocato spiega che «la legge punisce la coltivazione in funzione del fatto che dalla “raccolta” possa seguire lo spaccio. Un fine che il dottore non ha mai perseguito, dichiarando sempre l’uso personale e terapeutico della marijuana che coltiva». Uno studio che comunque non gli ha risparmiato il carcere: 150 giorni in totale. Ora l’assoluzione.
«Secondo la nostra ricostruzione - continua l’avvocato - le piante sarebbero state ritenute non idonee a produrre una sostanza stupefacente di una certa consistenza». Allo stato attuale però non sono ancora uscire le motivazioni del giudice: si dovrà aspettare 90 giorni per capire cosa ha influito nella decisione. Queste ultime piante, ultime di una lunga serie, erano per il Cinquini, laureato in medicina, un esperimento: «Stavo studiando un prodotto derivante dalla marijuana per curare i problemi di salute di mia madre: la sostanza che si può estrarre combatte - sostiene - la perdita della memoria a breve termine e al tempo stesso è un buon antidolorifico».
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