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VIAREGGIO. Ascoltare il silenzio. È questo l’esercizio che il corteo lungo le strade della città, ogni 29 giugno, costringe a fare. Ieri sera il fiore-Viareggio è tornato a schiudersi, come accade a...

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VIAREGGIO. Ascoltare il silenzio. È questo l’esercizio che il corteo lungo le strade della città, ogni 29 giugno, costringe a fare. Ieri sera il fiore-Viareggio è tornato a schiudersi, come accade a quelli dei cactus che illuminano una sola notte. Una notte di luci smorzate, saracinesche abbassate, forchette sospese a mezz’aria mentre il corteo attraversa la Passeggiata. «Chissà quante volte c’è passato quel treno...», è una voce colta al volo lungo il tragitto. Quattordici cisterne, cariche di Gpl, inghiottite dalle esplosioni e dal fuoco, dopo il deragliamento. Quel treno è ancora qui, tra noi, quando Daniela Rombi, a nome dell’associazione “Il mondo che vorrei” dal palco dice forte «rimando indietro la solidarietà della presidente di Ferrovie. Con tutto il rispetto, ma questa solidarietà a Viareggio non serve».

A Viareggio, e a tutta l’Italia, serviva, serve e servirà maggiore sicurezza lungo i binari. a ricordarlo ci sono i fischi dei treni, ogni 29 giugno a Viareggio, mentre le voci si alternano sul palco, mentre scorrono le immagini del cortometraggio “Ovunque proteggi”. Quella sicurezza negata da un sistema - l’ha messo in evidenza l’inchiesta della Procura di Lucca che da anni non molla un centimetro di terreno sui risultati acquisiti - che ha come principio, per far circolare carri merci carichi di merci pericolose, quello per cui tutti i soggetti coinvolti semplicemente si fidano gli uni degli altri. Ed il risultato si è visto sette anni fa e si vede ogni giorno nelle trentadue magliette distese ogni giornata di udienza su altrettante sedie del Polo fieristico di Lucca, come pure ieri nel piazzale della Pam.

«Il dolore non va mai in prescrizione», quasi grida Marco Piagentini mentre ancora i treni fischiano: «La prescrizione è disumana». Così come lo è un codice fatto non per accertare la verità, ma per complicare la vita a chi deve tirare le fila e decidere lungo un percorso ad ostacoli irto di trappole. Come è accaduto a Viareggio, con un incidente probatorio che ha portato via un anno di tempo ed oggi altro non è che un fantasma del quale nessuno tiene più conto per i troppo punti interrogativi che ancora suscita.

Di questo e di molto altro si è discusso a Viareggio per tutta la giornata di ieri. Perché «di quella notte - sono le parole del sindaco Del Ghingaro dal palco - resta anche la grande capacità associativa di Viareggio. Questa forza di unirsi in gruppi, in comitati, in assemblee, per andare avanti, per combattere per ricordare». Quella forza che i familiari delle vittime hanno messo in campo - come ha ricordato l’arcivescovo Italo Castellani - «portando avanti quello che stanno facendo per tutti, per il bene della nostra società». D’altra parte «l’unica lotta persa è quella che si abbandona», ha ricordato Rombi dal palco. Grazie.

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