Il Tirreno

Versilia

L’appello di Hassan contro la violenza «Fermiamola insieme»

di Matteo Tuccini
L’appello di Hassan contro la violenza «Fermiamola insieme»

Dopo la rissa il commerciante marocchino si rivolge alla città «Noi siamo onesti, non c’entriamo niente con questa gente»

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VIAREGGIO. Quando Hassan Daoudy da Agadir ti accoglie nella sua macelleria in via San Martino, l’ultima cosa che può succederti è quella di sentirti straniero. A parte l’immenso panorama di carni in esposizione, che da buon toscano ti fa sentire a casa, la sua gentilezza e i suoi modi ti mettono a tuo agio. E non hai paura di incomprensioni. Anzi, è lui che chiede scusa quando arriva il caffé e non lo beve: «Mi spiace non poterlo prendere anch’io con voi, ma siamo nel periodo del Ramadan». Per chi non lo sapesse, per un musulmano significa non mangiare né bere dalle 3,45 del mattino fino alle 21.

Hassan, marocchino, ha 36 anni, da dieci vive in Italia e - racconta - «non ho mai avuto un problema. Quando sono arrivato a Viareggio lavoravo come dipendente in un’altra macelleria araba, in zona stazione. Un anno fa sono riuscito ad aprire la mia». E le cose vanno bene, ad Hassan. Ha clienti italiani e stranieri, che apprezzano la carne macellata secondo la tradizione halal: agli animali viene tolto il sangue, e questo - spiega - «elimina batteri e impurità».

Una settimana fa, però, il suo tranquillo tran-tran si è come spezzato di fronte a scene da “Arancia Meccanica”. Nei pressi del suo negozio si è scatenata una rissa tra bande di nordafricani, con bastoni, caschi e catene. Il video di quella follia, ripresa dalle telecamere, è stato pubblicato anche sul sito web del “Tirreno”.

«Quando ho visto cosa stava accadendo - spiega Hassan - ho immediatamente tirato giù le saracinesche. Per fortuna le forze dell’ordine sono intervenute presto e hanno riportato la calma. Sono stati bravi. Ci tengo a ribadire che quando succedono episodi del genere le prime vittime siamo noi. Siamo gente onesta, non c’entriamo nulla con quelle persone. Noi non sopportiamo la violenza. Anche la nostra religione, l’Islam, è una religione di pace».

Fino ad oggi, spiega Hassan, degrado e violenza - tra risse, spaccio e rapine - erano confinati in zona stazione. «Non era mai successa una cosa del genere qui in via San Martino». Dove ci sono anche altri commercianti di origine straniera che lavorano onestamente. E che si sono uniti ai colleghi italiani nel chiedere più controlli. Hassan è uno di questi.

«Io pago più di tremila euro al mese di spese per il mio negozio - dice - affitti, bollette, dipendenti. Come ogni cittadino chiedo di lavorare serenamente e nient’altro. Cosa penso quando succedono queste cose? Sono triste. I miei connazionali arrivano qui pensando che ci sia il Paradiso, e quando non trovano lavoro alcuni si lasciano andare. Io sono berbero, a me hanno insegnato a rispettare tutti, a partire dagli anziani. Perciò vi dico: non generalizzate. E fate distinzione tra me e loro».

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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