Il Tirreno

Versilia

Uccise il fratello, chiede perdono alla vedova

di Matteo Tuccini
Da sinistra, l'omicida Nicola Guidotti, il luogo dell'omicidio e la vittima, Mario Guidotti
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Da sinistra, l'omicida Nicola Guidotti, il luogo dell'omicidio e la vittima, Mario Guidotti

In tribunale l’incontro e l’abbraccio tra il ristoratore omicida Nicola Guidotti e l’ex compagna del fratello ucciso. Nessuna sorpresa dalla discussione sulla perizia psichiatrica: il 12 luglio ci sarà la sentenza

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VIAREGGIO. Li hanno visti avvicinarsi l’uno all’altra. E nessuno aveva idea di cosa potesse succedere. Mentre tutti sapevano che quel momento, a distanza di un anno dall’omicidio, sarebbe stato “il” momento. Qualcosa che sarebbe rimasto nella memoria di tutti. Comunque andrà tra qualche giorno, quando ci sarà la sentenza.

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Ieri Nicola Guidotti, 60 anni, il ristoratore viareggino che il 20 giugno di un anno fa ha ucciso il fratello Mario, 51, ha incontrato in tribunale a Lucca Francesca Servadio, 50, ex compagna di Mario. La donna, tramite il suo avvocato Mario Vincenzo Belcastro, aveva assicurato che sarebbe stata presente nell’udienza in cui si discuteva la perizia psichiatrica eseguita su Nicola.

«Ciao Francesca, non ti avevo visto», le parole con cui Nicola ha rotto il ghiaccio al termine dell’udienza stessa. Nessun muro da parte della donna, racconta chi ha assistito alla scena. E così Nicola le si è rivolto con delicatezza, cercando di misurare bene il peso di ciò che stava facendo e di ciò che avrebbe voluto fare. Alla fine ha abbracciato la donna, e le chiesto di perdonarlo.

L’incontro tra Nicola e la vedova è arrivato al termine di una lunga discussione di fronte al giudice Silvia Mugnaini. Sul tavolo c’era la perizia eseguita sull’omicida dagli esperti incaricati dal tribunale, che seguiva gli esami già svolti dai periti di parte, accusa e difesa. Come già anticipato dal Tirreno, i periti Giuseppe Sciaudone e Marco Marchetti parlano di condizione patologica in riferimento a Nicola. Ma hanno ribadito anche ieri di non ritenere che la capacità d’intendere e di volere del ristoratore fosse scemata. Una tesi che si avvicina a quanto sostenuto dall’accusa, rappresentata dal pm Antonio Mariotti, e dagli avvocati di parte civile. Che parlano addirittura di premeditazione del delitto.

Di tenore diverso gli interventi degli avvocati Riccardo Carloni e Massimo Landi, difensori di Nicola. Che ritengono invece pesantemente condizionate la capacità del ristoratore al momento dell’omicidio. Proprio per quella patologia che gli stessi periti del giudice riconoscono.

Sono state esaminate, ancora una volta, tutte le carte dell’inchiesta - a partire proprio dalle perizie psichiatriche - e le note telefonate tra i due fratelli, al termine delle quali è avvenuta la tragedia di fronte al ristorante Mezzo Marinaio in Darsena. Alla fine dell’udienza il giudice Mugnaini ha aggiornato tutti al 12 luglio, quando è prevista la discussione del processo vero e proprio. Se non ci saranno sorprese, alla fine verrà pronunciata la sentenza. La pena, in ogni caso, sarà ridotta di un terzo, perché Nicola Guidotti ha scelto di essere processato con rito abbreviato.

 

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