Il Tirreno

Versilia

Scattano i controlli del Fisco su commercialisti e patronati

di Matteo Tuccini
Scattano i controlli del Fisco su commercialisti e patronati

Nel mirino dell’Agenzia delle Entrate la regolarità delle procedure e la protezione dei dati dei clienti Professionisti e centri di assistenza rischiano maxi-multe. Ecco alcuni consigli utili per i contribuenti

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VIAREGGIO. Documenti malcustoditi ed esposti ad occhi troppo curiosi. Password non protette. Ma anche procedure non regolari, come ad esempio pagamenti poco chiari, che possano creare dei problemi agli utenti. Tutto questo, e anche di più, è finito nel mirino dell’Agenzia delle Entrate. Che ha dato il via a una campagna specifica di controlli su commercialisti, patronati e in generale tutti i soggetti abilitati all’assistenza fiscale dei contribuenti. Una campagna che sta portando gli ispettori del Fisco anche in Versilia, per una serie di verifiche a tappeto. Il cui esito può essere una semplice tirata d’orecchi, oppure - in caso di violazioni ripetute - multe non inferiori ai diecimila euro.

Di cosa si tratta. Tutto nasce da un confronto tra l’Agenzia delle Entrate e il Garante della privacy, che è l’ente incaricato di far rispettare la tutela dei dati personali. Il Garante, a cui erano arrivate numerose segnalazioni di violazioni della sicurezza dei dati fiscali, aveva chiesto più controlli all’Agenzia. Che alla fine ha messo in campo una serie di iniziative. Tra cui, appunto, i controlli sul campo. Studi professionali, patronati e centri di assistenza fiscale saranno passati ai raggi X dagli ispettori.

Cosa viene controllato. La campagna riguarderà soprattutto la gestione delle informazioni. Esistono, infatti, alcune indicazioni su come debbano essere protetti nomi, cifre e altro che identificano i contribuenti, per evitare che possano finire in mani indesiderate. Questa documentazione, sia cartacea che on line, non può essere accessibile a tutti e va protetta in luoghi sicuri, o con sistemi di sicurezza informatici (a partire dagli antivirus) adeguati. «Le verifiche - spiegano dalla direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate - riguarderanno la tutela della privacy del contribuente, ma anche la regolarità delle procedure seguite. E interesseranno sia i patronati sindacali che i professionisti, come ad esempio i commercialisti».

Alcuni consigli per gli utenti. In tanti non sanno cosa è necessario fare per proteggersi da gestioni troppo allegre. Che non tutelano, cioè, la sicurezza delle informazioni date al professionista o al centro di assistenza. Ma è bene sapere anche cosa si deve fare per mettersi al riparo da eventuali furberie degli stessi. Pochi sanno, ad esempio, che la documentazione per la dichiarazione dei redditi va tenuta in un archivio protetto per cinque anni, perché quello è il termine entro il quale il Fisco può fare degli accertamenti. E contestare, nel caso, mancati pagamenti. Oltre i cinque anni scatta la prescrizione fiscale, che vale per qualsiasi imposta o tassa. Per quanto riguarda le imprese, la documentazione chiesta dall’Agenzia delle dogane - ad esempio sull’origine delle merci e il pagamento dei dazi - deve essere conservata per tre anni. Anche in questo caso, con adeguati sistemi di sicurezza. Sempre a proposito di imprese, c’è la possibilità che il commercialista gestisca direttamente parte della contabilità dell’azienda. Questi documenti devono essere sempre a disposizione del professionista, con tanto di dichiarazione del contribuente che attesta la presenza della documentazione nello studio privato. Lo stesso contribuente deve delegare il professionista in caso di accertamento fiscale, altrimenti - in caso di contestazione - l’interessato deve essere presente. E veniamo alle password telematiche. In ogni punto di assistenza al contribuente, che si tratti di un commercialista o di un patronato di un sindacato, c’è un sistema di password che protegge la gestione delle informazioni riservate dei clienti. Le parole chiave devono essere inaccessibili e secretate: sia che si parli di un archivio cartaceo, sia che si tratti di una parte della memoria del disco rigido o del server di cui si serve la rete di computer del patronato o del professionista. Il cliente può tutelarsi (leggi a fianco) chiedendo un pin e una password direttamente all’Agenzia delle Entrate per monitorare sempre la propria situazione.

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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