Gioco
I nostri ragazzi che vivono là: «Restiamo»
Sono tutti delusi dal voto di quella che ormai considerano casa loro. «Ma questa è come l’America»
VIAREGGIO. A Londra e nel resto dell’Inghilterra abita mezzo milione d’italiani. Tra questi anche molti versiliesi, che dopo l’uscita del Paese dall’Unione Europea, la cosiddetta Brexit, riflettono su cosa muterà concretamente nel loro futuro. Se cioè ci sarà un drastico peggioramento delle condizioni di vita e, in qualche caso, pure un possibile ritorno in Italia o uno spostamento in altre città europee.
Nella capitale inglese Gianluca Morelli si è trasferito quasi sei anni fa. Fa il cuoco e convive con la fidanzata. Insieme si sono trasferiti per alcuni mesi a Manchester, salvo poi tornare a Londra. «Io resto, la mia vita adesso è qua - spiega - Non potranno mandarmi via senza offrirmi valide alternative. È abbastanza irrealistico pensare che tutti i cittadini europei che lavorano qui verranno espulsi. Si vaporizzerebbe una fetta della popolazione troppo grande, specialmente a Londra. Nell’azienda che mi ha assunto, ad esempio, il 90% dei componenti dello staff, manager inclusi, è composto da stranieri. Si dovrebbero smantellare intere compagnie solo perché formate da non inglesi?», si domanda. Gianluca, come molti altri ragazzi che vivono a Londra da diversi anni, potrebbe richiedere la doppia cittadinanza. «Potrei, ma l’idea non mi entusiasma - confessa - Costa parecchio e non è così facile da ottenere».
Anche Stefano Maggi opera nel campo della ristorazione. Non in cucina, ma come manager. Gestisce quattro ristoranti italiani dislocati in varie zone di Londra. «E il prossimo mese ne apriremo un quinto, l’investimento è stato ingente, per questo un po’ di apprensione c’è - confessa - ma io resto ottimista, non posso pensare che con la Brexit cada tutto a rotoli. Certo, ora chi arriva dai Paesi dell'Unione Europea sarà soggetto a maggiori controlli, ma chi lavora nell’ambito finanziario non è stupido, sa bene che se questa situazione dovesse perdurare a lungo gli investimenti sarebbero minori a lungo andare». Ha prevalso la Brexit, Maggi se lo aspettava: «Qui a Londra il remain ha dominato, ma nelle altre città gli inglesi hanno scelto il leave, soprattutto gli anziani, condizionati da quello che io considero un lavaggio del cervello. Hanno fatto credere loro che in questo modo sarebbe stato bloccato il flusso delle immigrazioni, la preoccupazione maggiore di molti britannici».
Deluso e frastornato. Così si sente Antonio Riccio, un altro viareggino volato a Londra per trovare quella gratificazione professionale rimasta materia astratta in Italia. «Questo risultato è una sconfitta per tutti, un evento del tutto inatteso. La vita condotta dai londoners (chi abita a Londra, ndr) è completamente diversa da quella del resto del Paese. Stiamo respirando un’aria di sconforto generale, chi ha votato "leave" improvvisamente si è accorto dell’errore fatto, ma a questo punto potrebbe esser troppo tardi. Comunque, per chi come me abita qui da tre o più anni, i problemi sono relativi». Roberto Pagni ha dato una svolta alla propria esistenza meno di un anno fa. Ad ottobre è partito, direzione Brighton, sud dell’Inghilterra. Qui ha frequentato un corso intensivo per imparare bene l'inglese, poi si è diretto nella capitale. Dopo la necessaria ed inevitabile gavetta ha trovato lavoro da Harrods, uno dei grandi magazzini più famosi del mondo. «Mi sono confrontato con molti ragazzi, non sono affatto contenti - dice - Londra è viva grazie soprattutto agli stranieri che si adattano a svolgere ogni genere di mansione, senza di noi questa sarebbe una città qualsiasi. C'è il rischio di forti ripercussioni, per l'economia e pure per il turismo, perché ora i prezzi dei voli low-cost aumenteranno. Non si parlerebbe più di una meta adatta per week-end brevi. Io comunque non me ne vado, considero ancora Londra come l'America degli anni '60, dove tutti si recavano per cercare fortuna. Le possibilità di fare carriera ci sono, e poi quando uno si abitua a stare qui non pensa di tornare a Viareggio». Il pietrasantino Alessandro Tarabella, invece, ha virato su Bristol, dove ha trovato impiego in un hotel. «Il costo della vita salirà, specie per l'acquisto dei prodotti di importazione, ma non temo una possibile recessione. Sono qui da un anno e otto mesi, ho un lavoro, una fidanzata e pago le tasse. Di certo non me ne andrò. Sarà solo una scocciatura fare code per gli uffici».
Gabriele Noli
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