Gioco
Niente protesta show Solo un presidio di fronte ai pontili
La sentenza dell’Europa potrebbe essere una mazzata Ma i balneari non vogliono fare caos nel cuore dell’estate
VIAREGGIO. Niente pattini e ombrelloni in strada, niente fischietti né megafoni. Solo dei normalissimi presìdi di fronte ai pontili della Versilia: Lido, Tonfano, forse anche Forte. Con gazebi informativi e volantinaggio. Giusto per spiegare ai turisti la questione Bolkestein. E raccogliere un po’ di solidarietà, che non sempre è emersa nella clientela.
I balneari, almeno stavolta, hanno rinunciato alla protesta-show. Nonostante quello del 14 luglio sia l’appuntamento più importante della loro storia. Quel giorno la Corte di giustizia europea si pronuncerà sulla legittimità della proroga al 2020 delle concessioni delle spiagge. Se la sentenza sarà una mazzata - come tutti temono all’interno della categoria - significherà rinunciare una volta per tutte al sistema turistico balneare per come lo conosciamo. Se in futuro sarà meglio o peggio, lo si vedrà. Di certo c’è che il Governo dovrà produrre un decreto legge - dopo aver chiesto la delega al Parlamento - per cancellare la proroga, riportando tutti i titoli in mano ai balneari alla scadenza del 31 dicembre 2015. Cioè sei mesi fa. A quel punto l’Esecutivo dovrà stabilire un periodo transitorio da qui alla riassegnazione delle spiagge tramite gare pubbliche. I sindacati balneari chiedono che vengano messe a gara le nuove concessioni, mentre per quelle esistenti - 30.000 in Italia, 429 in Versilia - vorrebbero una pausa di trent’anni. È il cosiddetto “doppio binario”. Forse un’utopia.
«Non sono d’accordo - afferma Vincenzo Lardinelli, presidente nazionale del sindacato Fiba Confesercenti - anche perché trent’anni sono un periodo congruo, se paragonato ad altre situazioni simili nelle imprese turistiche. Noi ci puntiamo. Per quanto riguarda la sentenza della Corte di giustizia, ci auguriamo che sia meno pesante di quello che dicono tutti. La protesta? Qualcosa faremo, ma dobbiamo deciderlo assieme agli altri sindacati».
A parlare di gazebi e volantini, nei presìdi organizzati di fronte ai pontili, sono gli irriducibili guidati da Emiliano Favilla. Anche loro, per quanto la situazione sia molto tesa, pensano che non sia opportuno fare troppa confusione nel cuore dell’estate. Va detto che gli stessi irriducibili guidati da Favilla sono tra quelli che non condividono né la legge regionale - che ammette il rinnovo della concessione da sei a vent’anni dietro garanzia di investimenti - né la presa di posizione recente della senatrice Pd Manuela Granaiola, di cui è possibile leggere nella pagina a fianco. A questo proposito citano le forze di opposizione in Parlamento, che hanno attaccato il Governo perché - a loro dire - avrebbe respinto la proroga di trent’anni. Si tratta, però, di una imprecisione: quello che è avvenuto è che la maggioranza parlamentare Pd ha respinto una mozione dell’opposizione di centrodestra. Che chiedeva, appunto, di inserire nel testo la proroga di trent’anni.
«Con il “No alle aste”, partendo dal fatto che la Bolkestein non riguarda i balneari - afferma Favilla - abbiamo messo in piedi un grande movimento di protesta, il Comitato autonomo dalla politica e dai sindacati che mostravano già allora molte ambiguità. La ribellione nacque in Versilia, ma ben presto trovò condivisione su quasi tutti i litorali italiani. Il “No alle aste” (in realtà si parla di gare pubbliche e non di aste, ndr) fu individuato come formula vincente. Tutti capivano, compresa buona parte dell’opinione pubblica che mettere all’asta gli stabilimenti balneari dove le strutture sono private, era assurdo. Tanti politici che sostenevano la battaglia del “No alle aste”, compresa la senatrice Granaiola iniziano a sostenere che si può trovare altre soluzioni per salvare le imprese balneari, pur accettando le aste della Bolkestein. Una posizione che crea la voluta divisione tra i balneari. Tanti si fanno convincere su delle proposte ambigue e fasulle e la spaccatura avviene. Quando si arriva a stringere, e si vedono certe mozioni presentate in Parlamento, si scopre l’inganno. E si capisce che non vi sono soluzioni che siano conciliabili con le aste della Bolkestein. Ci si rende conto che tutte le promesse finiscono per non dare quelle risposte che la categoria aspettava». (m.t.)
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