Italia
Una mostra dedicata all’amicizia tra i re della street art
Si inaugura oggi alla Galleria Ismi di Viareggio l’esposizione di opere di Keith Haring e Paolo Buggiani
VIAREGGIO. Una mostra celebra l’amicizia tra Keith Haring, uno dei più grandi esponenti del graffitismo, e l’artista toscano Paolo Buggiani, molto conosciuto all’estero per le sue sculture volanti e le performance infuocate. Un rapporto nato a New York alla fine del 1981 per il desiderio comune di sorprendere con immagini inattese il normale cittadino newyorkese nel suo viaggio in metropolitana. Le opere erano caratterizzate da un messaggio semplice che la gente poteva leggere rapidamente durante le soste nelle stazioni. Le immagini servivano a sottolineare l’assurdità delle notizie di attualità, denunciando guerre e ingiustizie, cercando di cambiare così la giornata intensa, ripetitiva e monotona delle persone.
La mostra “New York Street art: Keith Haring e Paolo Buggiani, Incontri ravvicinati”, organizzata dalla Galleria Ismi arte contemporanea, in piazza Massimo D’Azeglio 22 a Viareggio, resterà aperta fino al 17 luglio. Per l’inaugurazione, oggi alle 19, è in programma una performance di Paolo Buggiani dal titolo “Il tempo che passa” che non mancherà di stupire. Saranno esposte venti opere, di cui 4 “subway drawings” di Keith Haring (i disegni realizzati nella metropolitana) e 16 fotografie realizzate da Buggiani: si tratta di immagini a colori su tela di varia grandezza su cui l’artista ha effettuato interventi pittorici a mano.
«Ci siamo conosciuti sul campo di battaglia – racconta al nostro giornale Buggiani – in quel periodo le gallerie erano allineate sulla transavanguardia, una corrente inventata a tavolino. Allora prese il via una controffensiva naturale nelle strade di New York, dove ebbe inizio la street art, soprattutto sui muri della metropolitana in cui passavano 2 milioni di persone. Keith Haring realizzava lì le sue immagini semplici con un linguaggio figurato per rappresentare i suoi messaggi sociopolitici. Io fotografavo quei suoi disegni misteriosi sulla carta nera dei manifesti pubblicitari. Ma un giorno vidi degli operai che li strappavano e li buttavano in terra per cui chiesi se potevo prenderli. Mi risposero di sì e così ne presi uno per ogni serie per avere esempi tangibili e non solo delle foto. Poi ho conosciuto l’autore dei disegni. Haring aveva visto un mio lavoro: il pattinatore volante protagonista di una pubblicità su grandi manifesti e mi ha dedicato un ritratto in cui il pattinatore sono io».
Buggiani ha vissuto 24 anni a New York ed è conosciuto soprattutto per le sue performance. «Per le mie opere uso spesso il fuoco – spiega – nel 1983 ho incendiato la silhouette di una famiglia (babbo, mamma e figli) davanti al Palazzo dell’Onu per celebrare l’anniversario della bomba su Hiroshima. Quando arrivò la polizia io non c’ero più. I nostri messaggi sono sempre stati soprattutto politici. Oggi la street art è male interpretata, si ferma all’esecuzione manuale, non c’è il mistero. Il concetto vero è che la street art appare senza chiedere il permesso a nessuno. Dedicarle spazi è contrario alla ragione per cui è nata. Senza sorpresa è una cosa scontata, non è più arte ma diventa artigianato».
Paolo Buggiani, nato a Castelfiorentino nel 1933, si trasferisce a Roma negli anni ’50 dove prosegue la sua formazione nell’ambito dell’arte contemporanea, partecipando anche a competizioni internazionali con artisti dell’avanguardia romana, tra cui Burri, Cagli, Capogrossi, Turcato e Rotella. Nel 1968 e poi nel 1978 va a New York per un nuovo progetto e con le sculture dinamiche “Mechanical Reptiles” e “Urban Mythology” diventa uno degli esponenti della street art americana. In quegli anni Buggiani conosce Keith Haring, Andy Wharhol, Richard Hambleton e tanti altri artisti.
Keith Haring, nato a Kutztown il 4 maggio 1958, si trasferisce a New York per frequentare la School of visual arts e partecipare alle manifestazioni di protesta sociale dei movimenti giovanili. All’inizio della sua carriera si dedica al graffitismo, soprattutto sulle superfici pubbliche della metropoli americana, con l’idea che l’arte è per tutti, non solo per un’élite ristretta. Muore il 16 febbraio1990 a New York.
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