Il Tirreno

Versilia

Viareggio, arselle in vendita anche se vietate

di Beatrice Faragli
Viareggio, arselle in vendita anche se vietate

Gli abusivi non si fermano davanti allo stop dell’Asl per il mare inquinato. I pescatori regolari: «Ci hanno minacciato per farci smettere di protestare»

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VIAREGGIO. Le anime si vendono al nero. Sono quelle delle arselle, che valgono 40 euro puliti al giorno - «se uno si accontenta» - per i pescatori abusivi di telline. Loro continuano a venderle anche adesso, nonostante il divieto dell’Asl. E sul mercato sommerso che gira intorno al piatto più richiesto nei ristoranti viareggini, è guerra tra i professionisti e i venditori abusivi di arselle.

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Uno scontro in cui, dopo la denuncia dei pescatori della cooperativa Mare Nostrum pubblicata lunedì dal Tirreno, tutti difendono con le unghie e con i denti i propri interessi. Anche chi pesca e vende le telline in barba alle regole e senza pagare un centesimo di tasse. «È il nostro lavoro» spiegano gli abusivi. «Noi così il lavoro lo perdiamo» avevano denunciato i professionisti. E nella guerra dell’ “anima” non mancano neppure le minacce. «Hanno mandato a dirci che ci bruceranno le barche se non la smettiamo di protestare» spiega Giorgio Martinelli della cooperativa Mare Nostrum che ieri, dopo il «messaggio», si è presentato in Commissariato.

Nelle stesse ore gli abusivi vendevano le arselle appena pescate: nonostante il divieto Asl di pesca e commercializzazione delle telline scattato il 10 giugno per il mare inquinato. Dalle analisi effettuate infatti, i batteri (escherichia coli) che indicano la presenza di liquami nei molluschi sono risultati superiori alla norma. Al di là del divieto sanitario in corso comunque, il pescatore sportivo non può vendere le arselle. Mai. Invece a Viareggio «siamo in più di cento a farlo - spiegano gli abusivi - Ora una manciata di pescatori si sono messi in regola e vogliono levare di mezzo più di cento persone che con questo lavoro ci campano». «Io - racconta uno del gruppo - il rastrello l’ho comprato da un pescatore. L’ho pagato 180 euro, con la maglia dell’8». Quelle dei professionisti, hanno spiegato da Mare Nostrum, «sono maglie del 10 per lasciare al mare le telline piccole». E davanti al divieto dell’Asl, uno degli abusivi chiosa: «Tanto il mare inquinato c’è sempre stato, e i divieti anche. Noi continuiamo a pescare e a vendere».

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Le arselle vengono sgusciate e lavorate in casa. «Per fare un chilo di anime ci vogliono dieci chili di telline. Se ci accontentiamo, la giornata si chiude con 30, 40 euro in tasca. Siamo tutti rimasti senza lavoro e questa - continuano i venditori al nero - è diventata la nostra attività».

E le tasse? «Se ci vogliono regolarizzare siamo d’accordo. Il problema è che per avere la tracciabilità del prodotto e per venderlo regolarmente bisogna prendere una licenza che costa fior di quattrini». Quattrini che, a forza di multe, gli abusivi dovrebbero comunque sborsare. Tra loro c’è chi ha preso «sei multe da 2.000 euro l’una dalla Capitaneria di Porto e dall’Asl. Ma - dice il multato - non le pago». Il consumatore inoltre, vista la mancanza di tracciabilità sul prodotto venduto sottobanco, rischia grosso sul fronte della salute. Ma non secondo gli abusivi. «È un prodotto genuino, di Viareggio. Non ci sono pericoli» dicono. Poi spiegano che i clienti sono soprattutto ristoratori, e che i “punti vendita” sono sparsi per la città, specie fuori dai supermercati, dove acquistano i privati.

«Quello delle arselle è un business al nero che - hanno spiegato i professionisti - ci sta facendo perdere il lavoro». «È un mestiere - rispondono gli abusivi - su cui vivono tantissime famiglie. Non possono cancellarlo con un colpo di spugna».

Per molti è l’attività principale, ma per altri è un secondo lavoro. Nel gruppo di quelli che vendono al nero infatti, raccontano gli abusivi, ci sono anche un vigile urbano e alcuni dipendenti di una azienda pubblica di Viareggio.

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