Il Tirreno

Versilia

In arrivo gli ultimi profughi alla Misericordia di Lido

di Cesare Bonifazi
In arrivo gli ultimi profughi alla Misericordia di Lido

Fanno corsi d’italiano, sistemano le aiuole e lavorano al bagno Principino A chi presta la propria manodopera andrà un contributo da definire

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LIDO. Il numero è quasi raggiunto: mancano solo tre richiedenti asilo in tutta Camaiore e il limite stabilito dalla Prefettura sarà raggiunto. Per quelli che già ci sono la Misericordia ha intenzione di riconoscere uno “stipendietto” aggiuntivo per i lavori che svolgono nella comunità.

Sono 51 i profughi che sono ospitati in tutto il territorio tra la Misericordia di Lido e le altre soluzioni abitative. Gli altri tre non è stato ancora stabilito quando arriveranno ma saranno anche gli ultimi. Quando si arriverà al limite, lo aveva dichiarato proprio il sindaco Del Dotto nelle settimane scorse, ci sarà lo stop. «E gli altri Comuni facciano il resto», ha ribadito del Dotto ieri all’open day al villaggio dell’accoglienza della Miselido.

«Camaiore continua ad accogliere e lo farà di nuovo - ha detto - abbiamo intenzione di tener fede ai nostri impegni. Spero dall’alto che ci sia la volontà di far seguire le regole anche a chi ancora non lo fa».

Seduti nel cortile degli alloggi di via del Secco, Aldo Intaschi, presidente della Misericordia, insieme ad alcuni rappresentanti del Comune, presenta il gruppo dei ragazzi che vengono ospitati dall’associazione e che, nella pratica, lavorano per loro.

Si tratta di circa 15 ragazzi, tra i 20 e i 30 anni, che vengono da alcuni paesi dall’Africa subsahariana: Ghana, Somalia, Gambia. A questi si sono aggiunte il 6 giugno cinque donne, anche loro provenienti dall’Africa.

«I 32,50 che riceviamo per ospitarli - dice Intaschi - non è che ce li prendiamo noi: al netto della “paghetta”, che viene riconosciuta quotidianamente, i 30 euro che rimangono sono rendicontati al centesimo».

Sono compresi quindi i pagamenti di tutte le attività, come i corsi di educazione civica o quelli di italiano. Attività che devono essere seguite da tutti gli ospiti: sono previste infatti dieci ore alla settimana di lezione, il resto della giornata ci sono i lavori di pulizia delle aiuole o dei parchi: «I cittadini possono incontrare questi ragazzi in giro per la città mentre lavorano. Si riconoscono per la casacchina con su scritto “accoglienza = servizio”. Ora che abbiamo preso anche il bagno Principino, alcuni di loro ci aiuteranno a gestirlo», dice Intaschi.

La Misericordia proprio per questo ha intenzione di riconoscere a questi ragazzi un piccolo compenso aggiuntivo per i lavori che svolgono per l’associazione, per il loro impegno. Una cifra che non è stata ancora quantificata ma ci sarà, e andrà ad aggiungersi al quel “pocket money” di 2 euro e 50 al giorno.

«Siamo soddisfatti del nostro sistema d’accoglienza - continua - perché funziona. È un modello che ormai seguiamo da due anni».

Degli undici alloggi a disposizione della Misericordia, otto sono quelli dedicati alle emergenze: quattro sono dati a quelle famiglie che vivono in una situazione di difficoltà, negli altri ci vivono i migranti a gruppi di cinque.

«Quando ci viene detto che noi ci siamo dimenticati degli italiani - dice Del Dotto - le persone non sanno quello che stanno dicendo: abbiamo stanziato da bilancio 116 mila euro come spesa per aiutare gli sfrattati. Un totale di 89 utenti. A questo denaro si aggiungono 115 mila come integrazione ai canoni d’affitto per 207 cittadini».

Per i richiedenti asilo intanto sono stati trovati altri tre alloggi a Camaiore: nove andranno in un centro in via dei coltivatori. E Intaschi chiede: «Se i cittadini vogliono offrirsi perché hanno delle case sfitte, siamo disposti a farcene carico: vogliamo continuare ad aiutare queste persone».

Tra loro c’è anche Eddy, ha 26 anni e viene dal Ghana. Tiene le cuffie attaccate allo smartphone dal quale ascolta musica del suo paese. Parla inglese: «I like Italy (mi piace l’Italia, ndr) - dice - sono venuto qua perché mi ero fatto l’idea di un paese accogliente e bello. Purtroppo nel mio c’è la guerra e le persone scappano, anche io non ho avuto scelta che venire via per non ritrovarmi nei guai». Eddy vorrebbe anche rimanere nel nostro paese ma «l’importante è trovare un lavoro, poter ricostruire quella vita che non ho più - racconta - e poi magari spero che mi raggiunga anche la mia ragazza un giorno».

Quando gli viene chiesto di farsi fare una foto sorride e dice: «Solo se te la fai fare anche tu».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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